Il “libertinaggio” delle opinioni di certi indipendentisti. Il caso veneto

guadagninidi ENZO TRENTIN – Esiste una indipendenza spirituale in materia di religione o di morale; ma esistono anche (per dirla con le parole di Giovanni Malagodi, che fu segretario del PLI) “intelletti assuefatti al libertinaggio delle opinioni”. Dunque esiste una vita da politico libertino. Una libertà morale, ovvero una capacità di scegliere e operare, assumendosene in coscienza la responsabilità (morale), in accordo con principî ritenuti di valore universale o contro di essi.

Tra gli intelletti assuefatti al libertinaggio delle opinioni ci chiediamo se possa essere ricompreso Antonio Guadagnini. Un politico e separatista veneto oggi Consigliere regionale, dopo essere nato politicamente nella Democrazia Cristiana (DC) alla fine del 1980. Con la dissoluzione di quel partito, nel 1994, egli si unì ad altri partiti cristiano-democratici di centro-destra in Alleanza Nazionale (AN), infine, all’Unione dei democratici cristiani e di Centro (UDC). Come membro UDC è stato vice-sindaco di Crespano del Grappa. Viene alla ribalta regionale e nazionale per la sua richiesta che i Comuni trattengano per sé il 20% dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. In questa veste fu portavoce di circa 400 Sindaci di tutto il Veneto e di tutte le provenienze politiche. La sua proposta fu comunque ignorata dal governo italiano.

 

Guadagnini ha conseguito due lauree, una in economia e una in filosofia, ed è un devoto cattolico. [https://en.wikipedia.org/wiki/Antonio_Guadagnini ] Nell’ottobre 2011, durante il congresso del partito a Vicenza, fu eletto segretario di Veneto Stato, riuscendo a scalzare Lodovico Pizzati (tra i fondatori di quel partito), e letteralmente frantumandolo. Il partito oggi è ridotto a qualche decina di Aficionados. Tant’è che con una galassia di altri mini partiti indipendentisti andò a realizzare la lista “Indipendenza Noi Veneto con Zaia“, a sostegno e d’ispirazione di Luca Zaia per la rielezione a presidente.

Nelle elezioni regionali 2015 è eletto in Consiglio Regionale del Veneto nel collegio elettorale provinciale di Vicenza. Subito dopo l’insediamento, Guadagnini, che è stato anche nominato Segretario del Consiglio, forma un “inter-gruppo” pro-indipendenza, ed è unito fin dall’inizio da Stefano Valdegamberi, un ex compagno e membro dell’Udc, rieletto anche quest’ultimo Consigliere nella lista personale di Zaia. I passaggi sono importanti per giudicare le alleanze che sono altra cosa dalla propaganda politica.

Recentemente Guadagnini, sul suo profilo di Facebook, esibisce un simbolo che riassume [https://www.facebook.com/antonio.guadagnini?fref=nf ] la sua ultima battaglia politica con una proposta di legge depositata alla Regione Veneto e condensabile nello slogan: «No Vojo Slot» (una campagna sociale contro il gioco d’azzardo e le slot machine in Veneto). Per carità! Tutto lecito; niente di male. Ma da uno che ha battuto il contado dell’ex “Serenissima” in lungo e in largo in occasione della campagna elettorale del 2015 al grido di «voglio l’indipendenza del Veneto», ci sembra un po’ poco. Sul piano della democrazia sostanziale, esprimiamo qualche perplessità.

 

Per spiegarci meglio faremo un esempio: «Initiative für mehr Demokratie – iniziative per più democrazia» un’associazione privata (non un partito politico) di cui in passato ci siamo già occupati, ha in questi giorni ottenuto che sia ripresentato in Consiglio provinciale di Bolzano il disegno di legge di iniziativa popolare da parte di cinque gruppi consiliari per rendere possibile il referendum su due differenti proposte di regolamentazione della democrazia diretta. Mentre a tutt’oggi non abbiamo notizie di iniziative di Antonio Guadagnini, del suo “inter-gruppo” o della sua coalizione partitica, volte a bilanciare il sistema democratico rappresentativo con strumenti di democrazia diretta.

In Regione Veneto permane il discutibile referendum consultivo che è difficile considerare un esercizio di sovranità popolare.
Il 19/11/2015 è stata, infatti, depositata in Consiglio provinciale di Bolzano dai gruppi consiliari della BürgerUnion, dei Die Freiheitlichen, del Movimento cinque stelle, dei verdi/Grünen/verc e di L’Alto Adige nel Cuore, la proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta. Con questa ripresentazione gli aventi diritto al voto, a livello provinciale, potranno avere l’opportunità di esprimersi in un referendum, in modo chiaro, se preferiscono la proposta di regolamentazione in fase di elaborazione del Consiglio provinciale, o quella già accettata nella votazione referendaria del 2009 da 114.884 votanti. E che mancando per circa  7.000 votanti il raggiungimento del quorum prefissato per legge al 40% non passò. La Regione Veneto mantiene il quorum del 50%+1. Nei paesi autenticamente democratici il quorum non esiste. Guadagnini & Co. in proposito hanno comunicato iniziative?

«Initiative für mehr Demokratie» sostiene che solo con l’espressione di una tale preferenza il Consiglio avrà modo di poter adeguare il più possibile la propria legge alle proposte e alle aspettative maggioritarie degli abitanti nella provincia alto atesina.
Il disegno di legge era già stato respinto nell’aprile 2015 dalla maggioranza con la motivazione che il Consiglio provinciale si appresta ad elaborare una normativa totalmente nuova sulla democrazia diretta, dopo aver raccolto le aspettative e le proposte dei cittadini con l’impegno a tenerle in considerazione. In questo contesto, si è parlato esplicitamente di una “bocciatura tecnica” e non sostanziale.

I promotori dell’iniziativa di legge popolare sono invece convinti che su leggi fondamentali come questa deve essere rispettata la volontà chiara dei cittadini della provincia. A ciò corrisponde la promessa della SVP (Südtiroler Volkspartei, partito egemone a quella latitudini) di voler sottoporre il disegno di legge del Consiglio prima della votazione finale al voto popolare consultivo. Ciò è possibile con lo strumento del referendum, nei modi consentiti per simili leggi. Se tale voto però si potrà esprimere solo sul disegno di legge del Consiglio, allora – promettendo una legge più qualificata dell’attuale – ci sembra scontata la preferenza a favore di questo. Ciò però non vuol dire che la nuova normativa rappresenti davvero l’autentica volontà dei cittadini.

In questo caso, infatti, con quattro iniziative di legge popolare e due referendum, che hanno avuto una larga approvazione, le volontà autentiche degli elettori sono formulate chiaramente e hanno avuto un largo consenso. È, dunque, in questo caso legittima la richiesta alla rappresentanza politica nel Consiglio provinciale di poter verificare se il risultato del lavoro del Consiglio provinciale per una nuova legge sulla democrazia diretta non sia solo migliore della normativa esistente, dichiarata unanimemente carente, ma anche se esso corrisponda davvero alle proposte dei cittadini confermate da due referendum.

Questa verifica può essere fatta solo attraverso un referendum consultivo in cui il disegno di legge elaborato dal Consiglio, come quello approvato dalla popolazione siano sottoposti al giudizio degli elettori che, in questo modo, ottengono una vera possibilità di scelta.

Tornando alle terre della “Serenissima”, nella campagna elettorale della scorsa primavera Antonio Guadagnini dichiarava d’essere per un Veneto indipendente, federale e democratico. Preso atto di ciò, siamo venuti a conoscenza che numerosi cittadini riuniti sotto la sigla comitato “Più Democrazia Veneto”, ha stilato due petizioni (ai sensi dell’art. 60 del Regolamento consiglio regionale 14 aprile 2015, n. 1 – BUR n. 38/2015) nelle quali si chiede alla Regione Veneto attualmente in fase di revisione dello Statuto per inserire la questione di fiducia, di far partire, contestualmente ai lavori in corso, l’eliminazione del quorum, e la revisione degli istituti di partecipazione popolare o comunque una discussione più ampia sul bilanciamento dei poteri nella Regione Veneto. Qui il testo presentato: [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ]

Com’è noto, inserire nello Statuto la “questione di fiducia” vuol dire modificare l’assetto istituzionale della Regione, e tutti  sanno che la democrazia funziona quando tutti i poteri sono, appunto, ben bilanciati. A questo punto l’indipendentista Antonio Guadagnini ed il suo “inter-gruppo” pro-indipendenza (maggioritario di 26 consiglieri su 50) si batteranno [http://www.noivenetoindipendente.org/wordpress/2015/07/ ] a favore di quella “sovranità popolare” (non dei rappresentanti pro tempore) di cui al Comma 2, dell’articolo 1 della Costituzione? Oppure preferiranno occuparsi delle macchinette mangiasoldi? Ed ancora: se queste proposte di autentica democrazia non passeranno, che tipo di Veneto indipendente, democratico e federale (parole anche di Luca Zaia) costoro potranno mai materializzare?

(nota della direzione – Abbiamo contattato il consigliere regionale Antonio Guadagnini prima della pubblicazione, chiedendogli di replicare in tempo reale. Restiamo in attesa che colga questa opportunità per aprire un dibattito sul nostro giornale. ste.pi.)

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8 Comments

  1. Giancarlo says:

    Dimenticavo caro Luigi di dirti che con PLEBISCITO abbiamo già dichiarato la nostra indipendenza come ha fatto il KOSSOVO ( non ha mai fatto un referendum), mentre noi abbiamo anche fatto un referendum digitale privato e civico che è già stato certificato due volte sia in sede nazionale taliana che internazionale ( OSCE) PERTANTO TRAI TU LE CONCLUSIONI !!!
    Riporto anche il riferimento della sentenza della Corte internazionale di Giustizia:
    Nr. 2010/25 dt. 22 July 2010 ————
    Ciao belo e segui i’eventi !!!
    WSM

  2. Giancarlo says:

    Eh no caro Luigi Bandiera.
    Mi no go voja de morir talian e anca dovesse morir prima l’indipendensa la gavaremo !!!
    Me baso sule legi internasional e te posso dir che la consulta taliana là n’ha aiutà con la so sentensa parkè in un boto solo ‘ha negado l’art.10 dela costitusion, l’ha negado i diritti dell’homo e i diritti all’autodeterminasion, l’ha negado l’esistensa del Popolo Veneto, l’ha negado che esista na lengoa Veneta…….insomma la sa dato la sapa sui piè.
    Adesso par nojaltri Veneti le istitusion taliane no le conta pì gnente parkè lore stesse lè dixe che no podemo far gnente de gnete e quindi se no esistemo nojaltri esistaremo par nijaltri stessi e la nostra indipendensa la deventa imperiosa con l’aiuto dele istitusion internasional. Inoltre el precedente del Kossovo el mete fine a ogni dubbio in quanto l’International Court of Justice l’ha sentensià:
    ACCORDANCE WITH INTERNATIONAL LAW OF THE UNILATERAL DECLARATION OF INDEPENDENCE IN RESPECT OF KOSSOVO – ADVISORY OPINION – THE COURT FINDS THAT THE DECLARATION OF INDEPENDENCE OF KOSSOVO ADOPTED ON 17 FEBRUARY 2008 DID NOT VIOLATE INTERNATIONAL LAW !!!!!!!!!!!!!!!!
    Pertanto caro Luigi Bandiera, sempreché tu sia veramente un VENETO…..non morirai talian !!!!
    Se vai sul sito http://www.plebiscito.eu troverai qualche novità in proposito a cominciare dal fatto che denunceremo l’italia nelle sedi internazionali più appropriate per violazione dei diritti dell’uomo, e la negazione di democrazia dal momento che negare un referendum è assolutamente un fatto gravissimo.
    Ma l’italia continua a ignorare la questione VENETA e per noi è meglio così,credimi.
    Riderà ben chi riderà per ultimo !!
    WSM

  3. luigi bandiera says:

    Da tutti sti discorsi io capisco che moriro’ talian.
    Amen

  4. Giancarlo says:

    Mi scuso se non scrivo di quali azioni si tratta, ma siccome conosciamo molto bene con quale bestia di stato abbiamo a che fare, ce ne guardiamo bene dall’anticipare alcun chè.
    Mi riscuso ma non vuole esser una scusa, credetemi e vedrete nei prossimo mesi.
    WSM

  5. Giancarlo says:

    Mi dispiace dover deludere qualcuno, ma coloro che dicono di essere indipendentisti Veneti e poi vanno a cercarsi un posto al sole nelle istituzioni italiote non ce la raccontano giusta.
    Ormai deve essere chiaro a tutti i Veneti e non che l’indipendenza del Veneto non passa più per la via democratica all’interno delle istituzioni italiote poiché con la sentenza della consulta, la stessa dice che il POPOLO VENETO non esiste e che vieta qualsiasi referendum e quindi libertà democratica ai Veneti di potersi esprimere per la propria autodeterminazione.
    Ergo, PLEBISCITO.EU è l’unico detentore di un seguito popolare maggioritario che lo condurrà alla fine del percorso intrapreso, verso l’indipendenza vera e reale del VENETO dall’italia.
    Oggi, solo verso le istituzioni internazionali si potrà definire l’indipendenza del Veneto, anche sulla falsa riga di quanto avvenuto nel KOSSOVO e naturalmente con azioni eclatanti contro lo stato italiano.
    Queste azioni non saranno violente perché non ce ne sarà bisogno e perché lo stato italiano verrò messo con le spalle al muro volente o nolente.
    WSM

  6. Padano says:

    Uno che era stato in alleanza nazionale come può essere un indipendentista?

    • Stefania says:

      Guardi che nella compagine del Carroccio si può fare la stessa domanda. Si nasce indipendentisti, si muore nazionalisti?

      • Padano says:

        Vero.

        Infatti è palese che il padanesimo ormai non appartenga più alla Lega salviniana (tuttavia il sentiment della base credo sia diverso).

        In realtà credo che Salvini sia fondamentalmente un politico cinico: ha abbracciato il nazionalismo perché l’indipendentismo non paga.

        Rivendicare il diritto all’autodeterminazione significa prendere il 4%.

        Sparare “cassate” sui musulmani, sui neri e sui rom vale il 16%.

        Il problema della Padania, purtroppo, sono i Padani.

        Altri problemi del padanesimo:
        – venetismo vs. padanesimo: pensare di far risorgere il mitico passato della Serenissima è utopistico e irreale (la Repubblica di Venezia era uno stato sovranazionale e talassocratico, un Veneto indipendente – comprensivo del Friuli, immagino – sarebbe una grossa Slovenia latina)
        – troppi distinguo: il movimento si perde in mille rivoli, spesso in contrasto tra loro
        – piuttosto, ciò che manca al movimento indipendentista è la costola della sinistra: laddove i movimenti sovranisti sono maggioritari (vedi Catalogna) è perché al partito conservatore (tipo la Lega Nord “vera”) si affiancano le forze indipendentiste di sinistra.

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