Il Leone della Serenissima ruggisce in Dalmazia

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di ANDREA ROGNONI –    Un mare padano. Un piccolo Oceano di matrice veneziana ancora ricolmo, sia sulle isole che nella terraferma, di monumenti, edifici, chiese, pitture e sculture sotto il segno e lo stile del Leone. I pirati Uscocchi prima, gli slavi venuti dal Danubio dopo, non sono mai riusciti a cancellare quei secoli di storia e di civiltà che ancora oggi, direttamente o indirettamente, si fanno sentire e ammirare a Zara, a Sebenico, a Ragusa e in molte isole delle cosiddette Contee.

In diversi luoghi si parla ancora un dialetto di marca serenissima (come a Lesina, ove tra i pescatori risuonano voci come veci e noni), solo leggermente imbastardito dalla gutturalità croata. I turisti, molti
dei quali arrivano dalle regioni centromeridionali d’Italia, pensano di poter conoscere la quintessenza dell’universo slavo, scoprire il nocciolo culturale di quel rude stile di vita che si nasconde dietro le case dai tetti spioventi tipici dei borghi dalmatini; ma quando si accingono a visitare i centri storici, devono chinare il capo di fronte alla stordente bellezza di un Tiziano, di un Tiepolo o di un Tintoretto.

A volte basta soltanto un bel leone sopra una loggia, una serie di finestre triforate per percepire ancora l’orgoglio culturale della Serenissima, la sua magnifica lezione d’arte e benessere, disperatamente combattuta dalla disorganizzazione di un turismo un po’ approssimativo (gli orari dei traghetti, ad esempio, raramente vengono rispettati…) e dal poco verde di un’agricoltura a stento ricavata dalla pedante e riarsa roccia della costa.

Mezzo secolo di socialismo coatto sembra aver rincarato i problemi di un popolo, quello slavo, che non sembra molto portato, a fronte di tanti altri pregi, alla gestione delle risorse naturali e urbanistiche. Certo, il mare è un gioiello e i numerosi “biottoni” che s’aggirano per i campeggi nudisti non lo scambierebbero mai con la costa pugliese o quella greca. Ma ci si chiede quale paradiso potrebbe essere oggi la Dalmazia se fosse rimasta sotto l’egida di San Marco…
Ragusa, l’antica Aragusa. Oggi è una meta internazionale, con frotte di turisti spagnoli, americani e francesi a caccia di una sorta di altra Venezia. Di Venezia infatti, tra Medioevo ed Età moderna fu nemica, ma finì per subirne inevitabilmente il fascino e la potenza. Quel che più importa è che la città di San Biagio (un santo tanto caro anche a molti lombardi) riuscì a tenere a bada l’attacco dell’Islam, al punto che ancora oggi il monumento più famoso è la statua del paladino Orlando (davanti a palazzo Sponza, sede dell’Archivio della Repubblica ragusea), simbolo della difesa dai saraceni aggressori.

La vena principale è lo stradun, che con la sua etimologia lombardo veneta ci ricorda che in un certo senso, ancora oggi, Dubrovnik, è la città padana posta più a sud; se ascoltate con calma e attenzione il dialetto degli anziani che si riuniscono ai bordi del castello, sentirete una tipica cadenza veneta unita all’impasto
semantico slavo. E che dire delle meraviglie della cattedrale, che oltre il prezioso tesoro del patrono Biagio conserva una delle più belle opere di Tiziano dedicata all’Assunta?

Risalendola verso nord la costa, arida e fascinosamente stordente, tante belle sorprese, come i giardini botanici di Trsteno (letteralmente Piccola Trieste), l’asburgico castello di Ston e Curzola, l’isola in cui ebbe i natali Marco Polo, il più grande esploratore padano di tutti i tempi. Val la pena poi entrare qualche ora in
Erzegovina, per scoprire la meraviglia delle chiese ortodosse, strenuo baluardo rispetto alle imminenti moschee e agli adiacenti minareti (stupenda davvero la chiesa di Treblinie) e le scritte in cirillico; dopo diversi chilometri in mezzo al verde si arriva a Mediugorie, uno dei fari della mistica mariana contemporanea. Nessuna fatua esibizione delle reliquie e delle immagini come a Lourdes, un’atmosfera invece piuttosto raccolta nonostante i numerosi torpedoni di fedeli da ogni parte del mondo.

Sulla collina delle apparizioni una petraia accoglie gli stessi fedeli, silenziosamente oranti; una madonnina bianca e azzurra sta lì a lenire le ferite dell’anima; in mezzo a chi chiede grazie e salvezza il tempo rimane come sospeso, rapito all’arsura del piccolo altopiano. La statua in bronzo del Crocifisso, 100 metri a sud del Santuario, lacrima dal ginocchio goccioline difficilmente spiegabili con la legge delle scienze naturali: e la gocciolina che ciascuno prende per sé assomiglia al balsamo che spalmato sulla fronte ridà fiducia nella vita. Mostar e Sarajevo sono lì a un passo, con le loro croci di guerra, ma qui più che altrove la Balcania è fonte di speranza, fede e carità. Qui, più che in un’Italia marcescente tra sette e false carità pelose, la religione dei padri riacquista un volto e un senso, ridiventa scommessa sulla vita e sulla morte.

Ma, a tarda ora, è meglio tornar sulla costa dalmata, a godersi un infuocato tramonto. Spalato mostra come uno scrigno dorato il suo palazzo di Diocleziano, più a nord, presso l’arroccata Selenico occhieggia la casa del Tommaseo, grandissimo letterato padano (si formò a Padova). Ma la vera perla rimane Zara, isola baciata da sole e acque, così padana nelle case e nello stile di vita, per tanti anni considerata la gemella dell’altra sponda di Venezia. 60 anni esatti di slavità non riescono affatto a toglierle i tanti gloriosi secoli della nostra civiltà. E quel possente leone della sua “Porta di Terraferma” sembra con una certa malizia far intendere che… il passato non passerà mai!

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1 Commento

  1. giancarlo says:

    E, ricordare Trogir ? Splendido esempio di cittadina costruita con le pietre locali dai Veneziani non la menzioniamo. Un piccolo gioiello con le sue stradine strette, i suoi vicoli ciechi, le sue case adorne di fregi veneziani e la sua via principale con la chiesa spettacolare dove ho potuto assistere a un matrimonio in stile moderno, ma nello stesso tempo mi ricordava i nostri di matrimoni…..
    Poi per favore quella parola…….padana, padania nel testo riportato stonano veramente almeno a me sembra così forse perché sono Veneto e della padania ignoro tutto.
    WSM

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