Il leghista felice? Un frustrato che digerisce tutto pur di vincere

lega no eurodi RICCARDO POZZI – I sondaggi continuano a reggere, la Lega è sempre  forte e sta ingoiando il resto della destra. Ai militanti storici, quelli che hanno attaccato locandine e montato gazebo per 25 anni, non sembra vero di vedere l’Alberto con la sua spada oltre il 30%.
Far loro notare che, in questa Lega, c’è ben poco dell’antico motore, che non si parla più di responsabilità territoriali, di residui fiscali, dei milioni di rivoli assistenziali e parassitari in cui si divide il fiume di denaro che permette a tre regioni di reggere quasi tutte le altre, serve a poco. Il leghista resta felice del salvinismo e dei suoi tre punti forti: l’immigrazione, l’Europa e l’immigrazione. Perché?
Occam direbbe che la risposta più semplice tende a essere quella giusta: la frustrazione.
Sì, perché il vecchio corso, oltre ai plateali errori di alleanza politica e qualcuno amministrativo, con i vecchi argomenti autonomisti non andò mai sopra l’11% con minimi al 4%.
Lasciando che la frustrazione da impotenza consumasse i militanti e gli elettori più affezionati. Perciò il leghista felice trova meno doloroso dimenticare le istanze originarie e accettare di diventare un partito di destra, accantonando completamente la questione settentrionale, diventando una specie di nuova DC, un po’ meno confessionale e un pò più muscolare. Questo permette a quel che resta di un vecchio movimento autonomista di  installarsi a Roma per i prossimi decenni. Si ma per fare cosa? La lega del 1200 era un insieme di comuni contro un tiranno. Questa Lega cos’è? Il nuovo elettore leghista non lo sa e non se lo chiede.
Il leghista felice ha dimenticato che non ha senso parlare di immigrazione irregolare quando due terzi delle abitazioni in Campania sono portatori di un abuso o completamente abusivi.

La sua felicità elettorale, per quanto comprensibile,  è priva di significato politico come lo è, ormai , il nome di un  partito che ha del tutto smarrito la natura della propria esistenza e il motivo della sua nascita, come il novantenne di quella vecchia storiella che corre dietro alle donne ma, purtroppo, non ricorda più il perché.

 

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One Comment

  1. mumble says:

    Non ci sono dubbi. Al senso di impotenza, aggiungerei anche la brama di stipendi pubblici (indennità di carica e ruoli di contorno: collaboratori, segretarie, portaborse, consulenti, consiglieri di amministrazione, collegi sindacali, revisori dei conti, etc. etc. etc.) legati agli innumerevoli posti lasciati liberi dai partiti in calo: nelle sedi della Lega ex Nord è tutto uno stappare bottiglie al grido: “Abbiamo più poltrone che culi, dunque venghino siori venghino, che un posto da 2.000 euro al mese non lo neghiamo a nessuno”.
    Il prezzo del biglietto è bassissimo e alla portata di tutti: basta dire Viva Salvini Premier, Viva l’italia dalle Alpi a Lampedusa, Viva la pizza, Abbasso i cattivi dell’Europa e Bossi (vedasi alla voce congresso di Parma con gli insulti al vecchio leader orchestrati).
    E’ ovvio che un simile partito – senza idee, progetti, sena un collante – non può che cadere malamente a terra in poco tempo, direi in pochi mesi.
    La Lega di Salvini è un partito meridionale a tutto tondo: pensiamo a noi e al limite teniamoci una bottiglia anche noi per celebrare lo schianto della meteora….

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