Il lavoro va preso per le corna

di ROBERTO BERNARDELLI*

Olè. Il lavoro va preso per le corna. La corrida scolastica lombarda mata anche i migliori. Basta che la riforma scolastica la si immagini applicata come se confinassimo con la Spagna, con il Brasile, con le Americhe.
E forse per questo la riforma applicata a casa nostra, confonde la Svizzera con le Americhe, l’Eldorado del lavoro facile, tanto ci sono due lingue come bagaglio che arriva dal curriculum scolastico dei nostri ragazzi.
Inglese e spagnolo spadroneggiano come lingue commerciali, peccato però che quando anche il migliore dei migliori si affaccia sul mercato elvetico, dello spagnolo i nostri confinanti se ne facciano ben poco.
Anzi. La Lombardia dimentica che gli accordi di lavoro prevedono la padronanza di due lingue, l’italiano se si è in Ticino ma, e soprattutto, la lingua cantonale, ovvero francese o tedesco.
Eppure con caparbietà si continua a insegnare lo spagnolo, lingua non spendibile laddove invece il mercato chiede un altro modo di intendersi e di volere. Moratti prima, Gelmini poi, provveditori allo studio in seguito, direzioni scolastiche a ruota, perseguono nell’errore perché tanto con due lingue si va dappertutto. L’importante è intendersi nella Babele linguistica della scuola italiana, nel caos dell’orientamento scolastico, nella coerenza distruttiva della formazione che costruisce ingegneri disoccupati, tecnici analfabeti per il mercato di vocazione elvetico.
La corrida del casaccio continua il suo spettacolo di desolante margine occupazionale, come se nulla fosse, incornato a sangue.

*Presidente Indipendenza Lombarda

 

 

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4 Comments

  1. roberto says:

    Stai cercando un lavoro o sei insoddisfatto di quello che hai? Scopri come ottenere tutto quello che vuoi! Chi ha un minimo di speranza, chi crede in qualcosa di diverso, chi crede che il cambiamento sia possibile, può vincere o perdere, chi si arrende e si mette in disparte perde solamente!
    Qualcuno ha detto: “Se vuoi raggiungere un risultato, cerca qualcuno che l’ha già raggiunto e fatti spiegare come ha fatto. Poi fai lo stesso”. Da qui http://www.lavoroadesso.it scarica gratuitamente la risorsa che abbiamo preparato per te!

  2. Giuseppe says:

    Caro Bernardelli,
    sono d’accordo solo in parte. In realtà, se ben insegnato, lo spagnolo in giro per il mondo serve, eccome! Così come servirebbe ancor più la conoscenza spendibile del tedesco e del francese, oltre che dell’inglese, la lingua franca dei giorni nostri. Il problema è che ai nostri studenti le lingue, inglese o spagnola, non vengono adeguatamente insegnate, anche perché in cattedra ci stanno insegnanti provenienti quasi tutti da Oltrappennino, come si dice in Emilia, i quali fra le loro doti non hanno certamente quella della plasticità e adattabilità linguistica. Anche per questa soverchiante appartenenza territoriale ci si ritrova con la maggior parte degli insegnanti che sono laureati con “specializzazione” in spagnolo, oltre che generalmente in inglese. Perché da quelle parti è l’unica lingua che riescono a parlare decentemente, persin storpiandola meno dell’italiano…
    Per un decente insegnamento del tedesco, rivolgersi al Goetheinstitut oppure attendere che un bergamasco o un valtellinese vincano una cattedra.

    • Giancarlo says:

      Al netto della lezioncina sui docenti meridionali condita con uscite del tipo “in cattedra CI STANNO insegnanti”, c’è un fondo di verità: per chi cerca lavoro in Svizzera, Germania, Austria ma non solo, anche un po’ in tutta l’Europa dell’Est, il tedesco è fondamentale. Lo spagnolo sarà utile nelle Americhe, ma in Europa non serve praticamente a nulla, come l’italiano del resto. Inoltre l’insegnamento delle lingue in Italia fa pena, anche per quell’equivoco mai risolto delle facoltà universitarie di Lingue e Letterature Straniere che sfornano fior di umanisti, di tutte le regioni, che non sanno tenere una lezione nell’idioma in cui si sono laureati (immersione) e sanno ben poco di glottodidattica.

      • Giuseppe says:

        Egregio professore,
        mi sembra, e la cosa mi ha da sempre incuriosito, che Oltrappennino non esista il verbo “stare” ma soltanto il verbo “starci”, particolarità espressiva che andrebbe esaminata (e in parte lo è stata) sotto molteplici profili, usata abitualmente anche alla faccia (altra espressione territorialmente caratterizzata) di pretesi e raffinati studi umanistici…
        Del tutto legittimamente e correttamente sotto l’aspetto logico, Lei non riconduce l’incapacità degli insegnanti a tenere una lezione nell’idioma in cui si sono laureati anche e soprattutto alla loro soverchiante provenienza meridionale: ritiene che si tratti soltanto di un effetto dell’equivoco d’impostazione delle facoltà universitarie di Lingue e Letterature Straniere che sfornerebbero fior di umanisti, di tutte le regioni, i quali comunque ben poco sanno di glottodidattica (è dato certo). Punto di vista del tutto accettabile, ma non in contrasto con quanto da me rilevato.
        Indipendentemente dal dubbio che la scuola italiana in generale produca oggi “fiori”, credo infatti, altrettanto legittimamente e correttamente, di aver affermato che la ragione dell’equivoco d’impostazione di fondo potrebbe aver la propria sorgente proprio nelle difficoltà espressive e di plasticità idiomatica connaturate, per provenienza socio-territoriale e non per colpa addebitabile alle persone, a coloro che, in larga parte, costituiscono quel corpus docente che dovrebbe tenere le lezioni nell’idioma in cui si sono laureati. Non vi è dubbio, infatti, che gli aspetti umanistici, pure costitutivi delle culture di cui quegli idiomi stranieri sono espressione, siano più attinenti alle inclinazioni della larghissima maggioranza del corpo docente piuttosto che l’utilizzo pratico e continuativo, letterariamente corretto, molto faticoso di per sé, di quell’idioma stesso, metodo per di più da imporre (facendolo piacere) agli studenti, e pure sottoposto alle critiche degli stessi (ascoltano la televisione e usano il web: sanno riconoscere la correttezza di una pronuncia). Più comodo e oggettivamente più facile raccontare in italiano la cultura straniera di riferimento…
        Tutto qui.
        Mi è gradito salutarLa.

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