Il kibbutz di Grillo

di MA. RI.GRILLOGARIBALDI

Ero nel kibbutz ReShafin enclave della Città del Sole di Tommaso CampanellA in un paese (Israele) con ordinamento economico liberale; i pasti si consumano in un ambiente comune e le stoviglie sporche si depositano su un apposito tavolo per essere lavate in una grande macchina a turno da tutti i residenti. Conobbi un professore dell’Università di Tel Aviv che nel giorno di rientro settimanale aveva avuto il compito di pulire le stoviglie di tutti. Mi informai. Mi fu spiegato che il suo stipendio universitario era incassato dal kibbutz, che aveva l’obbligo saltuario di rientrarvi per sbrigare alcune mansione, mentre il kibbutz si faceva carico di tutte le spese necessarie per il soggiorno a Tel Aviv. Con la stessa pignoleria di Sergio Rizzo volli fare i conti e ne uscì che la spesa sopportata dalla comunità era un poco superiore allo stipendio percepito. All’ obiezione risposero che le regole devono essere rispettate e sono più importanti del calcolo contabile. Racconto questo, per essere una volta tanto dalla parte di Grillo; chi è entrato in Parlamento con quel movimento, ne ha accettato le regole. Non ho particolari simpatie per i pentastelluti, ma i patti sottoscritti non possono variare secondo convenienza. Le espulsione sono giuste , opportunità e convenienza sono marginali .

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2 Comments

  1. Lorenzo says:

    E anche nella galassia indipendentista si insinua la propaganda di sion… non bastavano quelli del SVG…

  2. renato says:

    e ci voleva tutta sta sbrodolata sui kibbutz israeliani per dire che i “pentastelluti” non dovrebbero fare i voltagabbana come gli altri loro colleghi parlamentari ?

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