Il governo Renzi ha chiesto la fiducia. Cronaca di un discorso

di REDAZIONE

(AdnKronos) – “Io non ho l’età per sedere in Senato, non vorrei iniziare con una citazione di Gigliola Cinquetti, ma fa pensare che oggi davanti a voi siamo qui non per inseguire un record anagrafico, non per toglierci una soddisfazione personale ma per parlare il linguaggio di franchezza”. Matteo Renzi inizia il suo intervento al Senato e subito spiega l’obiettivo del governo: far uscire il Paese dalla crisi. ”Siamo qui a chiedere la fiducia che oggi è un gesto controcorrente perché si fa fatica a chiedere la fiducia, oggi non va di moda. Noi chiediamo la fiducia a questo Senato – rimarca il premier – perché pensiamo che l’Italia ha la necessità urgente di recuperare fiducia per uscire dalla crisi”. E ”vorrei essere l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere a questa Aula la fiducia”. “Il momento – scandisce Renzi – chiede scelte decisive e radicali o perdiamo il rapporto con chi da casa pensa che la politica sia una cosa seria, che sia un valore”.

Sappiamo perfettamente che viviamo un tempo di grande difficoltà – dice il presidente del Consiglio a Palazzo Madama – di struggenti responsabilità e, di fronte all’ampiezza di questa sfida, abbiamo la necessità di recuperare il coraggio, il gusto e, per qualche aspetto, anche il piacere di provare a fare dei sogni più grandi rispetto a quelli che abbiamo svolto sino ad oggi e contemporaneamente accompagnarli da una concretezza puntuale, precisa”.

“L’Italia non ci segue – prosegue – perché sta avanti a noi e noi faremo di tutto per raggiungerla attraverso un pacchetto di riforme che considera il semestre Ue come la principale opportunità e affronti prima del semestre le scelte su lavoro, fisco, Pa, giustizia e che metta al centro il valore della scuola”. “Ma – rimarca – tutto deve partire dalle riforme costituzionali, istituzionali e elettorale sulle quali si è registrato un accordo che va oltre la maggioranza di questo governo, un accordo che rispetteremo nelle modalità prestabilite”. Dobbiamo arrivare “al primo luglio avendo fatto i compiti a casa. Se siamo in grado di fare questo, non saremo solo in grado di guidare il semestre Ue ma di guidare politicamente l’Ue per i prossimi 20 anni”. ”Saremo credibili se riusciremo ad arrivare al semestre europeo avendo sistemato le cose a casa nostra – avverte – E le dobbiamo sistemare noi”. Mettere le cose a posto ”non è un obbligo europeo”. ”Non è la signora Merkel o il governatore Draghi a chiedere di rimettere a posto i conti pubblici – sottolinea – ma è il rispetto nei nostri figli”.

Renzi propone dunque ”al Senato, e poi alla Camera, di essere la legislatura della svolta. Il momento nel quale stiamo vivendo è un momento in cui o abbiamo il coraggio delle scelte o perdiamo il rapporto con chi sta a casa. Arrivare al 2018 ha un senso soltanto se avvertiamo l’esigenza di un cambiamento radicale”. “Avrei preferito – ammette – che tutto questo fosse preceduto da un chiaro mandato elettorale, sappiamo tutti come sono andate le elezioni, ma siamo nelle condizioni di valutare una scelta politica”. E “non sorprende che i segretari dei partiti di maggioranza sono presenti nel governo: questo è un governo politico, e per noi politica non è una parolaccia perché noi pensiamo di poter andare nelle piazze per dire che politica è una parola vera”. “L’urgenza – spiega ancora – è l’elemento che detta la scansione temporale dei prossimi mesi e anni e il cambio che abbiamo fatto nel governo non può oscurare i risultati ottenuti dal governo precedente e un pensiero particolare va a Enrico Letta”.

Renzi non manca di mettere in chiaro: “Non abbiamo paura di andare alle elezioni”. Ma senza riforma elettorale “si sarebbe riprodotta una situazione che avrebbe riportato a un governo di larghe intese”. Il premier si rivolge anche ai senatori del Movimento 5 Stelle: ”Non è facile stare in un partito in cui il capo ti dice io non sono democratico”. Il presidente del Consiglio prosegue quindi con le sue dichiarazioni programmatiche. Il patto di stabilità interno “va cambiato subito” per sbloccare i fondi destinati all’edilizia scolastica, perché non ci possono essere “delle norme che si occupano della stabilità burocratica e non della stabilità delle nostre scuole”.

Quindi la Pubblica amministrazione. “E’ da Paese civile affermare la contestualità tra responsabilità di governo e struttura dirigente della macchina pubblica, dire con forza che una politica forte è quella che affida a tempi certi anche il ruolo dei dirigenti perché non può esistere – dice Renzi – la possibilità di un dirigente a tempo indeterminato che fa il bello e il cattivo tempo”. Si tratta di “una sfida di buon senso che in 4 anni può essere affrontata e vinta”.

Il premier propone anche lo ”sblocco totale dei debiti della Pa” nei confronti delle imprese attraverso “un utilizzo diverso della Cassa Depositi e prestiti, e ”costituzione e sostegno dei fondi di garanzia” per le pmi.  Poi, ”prima delle elezioni” europee, “vogliamo a tutti i costi intervenire sul fisco attraverso l’utilizzo della delega fiscale”. “Il fisco non deve essere più sentito come ostile, come uno spauracchio” e vissuto con “angoscia” afferma il premier al Senato, spiegando che il fisco deve piuttosto diventare per i cittadini un “consulente”. Per dare subito il segnale di un cambiamento nei rapporti tra cittadini e fisco, Renzi propone che “tutti i dipendenti pubblici e tutti i pensionati ricevano direttamente a casa una dichiarazione dei redditi precompilata”. Magari via web. “Del resto – osserva – anche Papa Francesco ha detto che Internet è un dono di Dio…”. E, ancora, annuncia il presidente del Consiglio, a giugno un “pacchetto organico” di riforma della giustizia, che “non lasci fuori niente”, in campo amministrativo, civile e penale.

Riguardo al lavoro, la proposta è di una ”riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale, attraverso misure serie, irreversibili, legate non solo alla revisione della spesa, che porterà già nel corso del primo semestre del 2014 a vedere dei risultati concreti”. Sulla disoccupazione e sulla crescita, scandisce, i dati dell’Italia ”sono i numeri di un tracollo”. ”Entro marzo”, prosegue, sarà avviata la ”discussione parlamentare sul piano del lavoro”. E insieme al piano del lavoro sarà avviato una ”sorta di piano industriale” su diversi settori come l’energia alternativa e il dissesto idrogeologico, che consenta di creare nuovi posti. Poi il timing delle riforme: “Proponiamo che a marzo la riforma del Senato parta dal Senato e la riforma del titolo V dalla Camera”. Quanto all’Italicum, ”è pronto per essere discusso alla Camera. E’ una priorità ed è anche una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia”.

Renzi parla anche di cittadinanza e propone di dare la possibilità “a una bambina straniera nata in Italia che in quinta elementare si trova accanto a una compagna di scuola italiana, di avere la possibilità dopo un ciclo scolastico di essere considerata italiana”. Nelle dichiarazioni programmatiche il presidente del Consiglio torna anche sulla vicenda dei due marò, ribadendo ”l’impegno personale e del governo” per i due fucilieri di marina, “da troppo tempo bloccati da una vicenda allucinante”. “Questo è il tempo del coraggio che non esclude nessuno e non lascia alibi a nessuno – ribadisce Renzi, concludendo il suo intervento durato un’ora e dieci minuti – L’Italia vuole diventare il luogo delle opportunità. Abbiamo una sola occasione, questa. Se perdiamo non cerchiamo alibi, se perdiamo è solo colpa mia”.

Il discorso di Renzi è stato accompagnato da una ventina di battimani tra applausi e ‘mezzi applausi’. Il più convinto, senza dubbio, quello che i senatori hanno tributato al premier quando ha confermato l’impegno del governo per riportare al più presto in Italia i due fucilieri di marina Girone e Latorre, trattenuti in India da due anni.

Che ne pensano gli indipendentisti?

E SALVINI DIFFONDE UN COMMENTO IN TEDESCO AL DISCORSO DI RENZI

‘Von Renzi nur Rauch’: da Renzi solo fumo. Matteo Salvini ha fatto diffondere una nota in tedesco a commento del discorso pronunciato dal premier al Senato. Il segretario federale della Lega Nord, si legge nella precisazione dell’ufficio stampa, ha scelto la lingua tedesca “cosi’ da essere immediatamente comprensibile al vero governo che controlla l’Italia: con il cancelliere-premier Angela Merkel e i grandi banchieri di Bruxelles suoi ministri”. Ecco il testo completo della nota: “Uber Euro, Immigration und Foderalismus, von Herrn Renzi nur viel Rauch: 1,10 Stunde verschwendet. Was alle verstanden haben ist, dass Herr Renzi die Staatsanleihen versteuern wird, um Deutschland und Bruxelles noch einen Gefallen zu tun (“Su euro, immigrazione e federalismo dal signor Renzi solo tanto fumo, un’ora e 10 di tempo sprecato. Quello che tutti hanno capito e’ che il signor Renzi tassera’ i Bot per fare l’ennesimo favore alla Germania e a Bruxelles, ndr)”.

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9 Comments

  1. Dan says:

    Ma perchè perde tempo a fare un discorso ?
    Potrebbe imitare la rai con l’ultimo spot del canone: si deve mica si vede, poi se ti segano delle olimpiadi a dir poco fantastiche perchè sanremo è sanremo, chissenefrega.

    Pantalone continuerà a pagare in ogni caso

  2. Marco Green says:

    La solita aria fritta, una boria insopportabile e nessuna vera spiegazione su come e dove, concretamente, asporterà le risorse per realizzare il suo vago programma.
    Statalista, centralista, presuntuoso, espressione dei poteri forti e sostenuto da tutti i media: pericoloso.
    Se si parlava di rischio di uno stato autoritario quando governava Berlusconi, di fatto inconcludente, nelle sue politiche, visto che aveva contro tutto il dominante sistema di potere legato alla sinistra, cosa si dovrebbe dire oggi di questo Renzi?

  3. eridanio says:

    iato seborroico

  4. Nell’articolo ci si è dimenticati della parte del discorso di Renzi sulla squola pubblica, impegno a ristrutturare le scuole perché “non a norma” e sui famosi asili nido tanto cari ai populisti.
    Guarda caso le squole non a norma sono praticamente tutte al centro-sud italia.
    Guarda caso gli asili nido sono ormai in maggioranza frequentati da figli di immigrati.
    La solita italia a senso unico, sinistro.
    Del resto dal capo dei sinistri non ci si poteva attendere di meglio.

    • Giancarlo says:

      Simmetricamente gli indipendentisti del Nord Italia (diciamo così) non hanno nessuna speranza di arrivare all’indipendenza, né per loro né per i loro figli in quanto al 95% di destra, con una robusta quota di estrema destra, che in Italia storicamente riesce a produrre solo fascismo nei momenti di crisi profonda dello stato “nazionale”. Solo la Catalogna e la Scozia hanno chance statisticamente misurabili e quindi speranza di arrivarci, anche se per loro sarà comunque dura. Prova a indovinare il perché, se ci arrivi.

      • Se classifichi di “destra” gli indipendentisti capisci che è una contraddizione in termini.
        La destra italiana è fascista nel cuore e nelle azioni, soprattutto centralista e statalista tanto quanto i comunisti.
        Sono due chiese per greggi agnostiche.
        Che c’entra la destra con l’indipendentismo?

        • Giancarlo says:

          C’entra, c’entra. Basta fare un’analisi ragionata dell’elettorato medio della Lega Merd, compresa quella parte che, delusa, si è riversata in parte nei 5stelle (in tutta evidenza voto buttato nel cesso), in parte nell’arcipelago indipendentista (sarebbe sufficiente un best of dei commenti di qua dentro) e in parte nel Tea Party de Noantri. La controprova ne è il Sudtirolo, faro nella notte dei secessionismi nostrani che, spinti dalla disperazione di fronte alle facce di Salvini & Co., si sono rivolti alla Klotz in quanto personaggio evidentemente troppo più serio e con ben altre motivazioni. Eppure in Sudtirolo il dibattito è tanto più sofferto e improntato al pessimismo di quanto non sia in Catalogna e Scozia, che in ogni caso avranno le lore belle gatte da pelare. Perché c’è la consapevolezza che: 1) manca la coesione sociale e culturale di quei paesi, perché i tedeschi-ladini hanno i loro riferimenti fuori dall’Italia, non fosse altro che per la lingua, gli italiani invece li hanno in Italia, 2) il secessionismo rimane appannaggio delle destre, i Freiheitlichen in particolare, con la Suedtiroler Freiheit nella posizione di portabandiera nobile che verrà messo in un angolo a fare tappezzeria appena il gioco comincerà a farsi duro, 3) il recente sondaggio promosso dalla StF è stato snobbato dall’85% dei sudtirolesi, e se si prescinde dalla componente italiana il cui orientamento è immaginabile, da ben il 79-80% dei tedeschi-ladini, e guarda caso il 20-21% di votanti rappresenta più o meno la somma dei voti avuti da Freiheitlichen e StF alle recenti elezioni. Se in Sudtirolo è così, puoi immaginare tu nell’immaginifica Padania.

  5. FRANCO says:

    Tante belle parole ma non dice “come” realizzare il proclamato (anche perché,forse, non lo sa). Senza una risoluzione di tipo federale ogni riforma è destinata al fallimento.

    • Veritas says:

      Infatti, credo peprio che non lo sappia.
      Avrebbe dovuto presentare e spiegare un programma perchè è a quello che i presenti avrebbero dovuto dare la fiducia, invece niente, si vede che intende inventarselo di giorno in giorno!

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