Il governo Pd e gli animali.

animali_maltrattatiriceviamo e pubblichiamo

LETTERA APERTA

a chi ama e rispetta gli animali
a chi vorrebbe che gli animali fossero amati e rispettati
e
per promuovere un governo corrispondente
il resto viene da sè perchè tutti mirano a soddisfare i bisogni umani

Iniziamo questa lettera aperta con le parole appena pronunciate (settembre 2017) dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni davanti agli studenti del nuovo polo scolastico di Cernusco sul Naviglio: “Dobbiamo mettere le grandi sfide ambientali al centro dell’azione del governo, queste sfide si vincono anche sul campo culturale: non sprecare, riciclare i rifiuti,amare gli animali e la natura, usare in modo saggio le risorse della natura. Dobbiamo considerare la sfida ambientale come una sfida globale ma anche come una sfida che si vince a scuola, in famiglia, nei nostri comportamenti”.

Noi dovremmo e vorremmo prendere per oro colato questa dichiarazione ma, purtroppo, i fatti, come al solito nella politica italiana, smentiscono le parole perchè, come dice il proverbio, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Infatti, in questi ultimi anni, dal Governo PD renziano, sono stati eliminati molti strumenti per il controllo dei reati contro gli animali,  ignorate le leggi che li tutelano, promulgate leggi che li uccidono, oscurate le richieste di legalità, di soccorso e di cambiamento, azzerate o ridotte le risorse conseguenti.

Ovvero:

  • DIFFUSA pubblicamente dal segretario PD, come un novello Pitagora, Platone, Seneca, Leonardo, Voltaire, Einstein…., la frase per i posteri: “A Pasqua mangerò l’agnello, è una tradizione familiare.  Se uno è vegetariano o vegano merita rispetto ma non bisognerebbe strumentalizzare una scelta personale. Io non farò mai una campagna su questo. In politica ci sono già tanti animali, non mettiamoci anche quelli veri. Comunque sono di Firenze e se mi toccano la ‘fiorentina’ mi arrabbio….” . Viene usata la parola animale come insulto alla stregua del sindaco di Firenze che ha scritto sui marciapiedi della città: “ANIMALE! Quando non la raccogli l’ANIMALE non è il tuo cane, SEI TU! La multa è di 160 euro. Comune di FIRENZE”. Questi signori asseriscono che non si debba guardare al passato ma al futuro, non piangersi addosso ma ridere sempre,  ma quando si tratta delle loro abitudini di vita la tradizione li occupa completamente.  E’ credibile una persona abbarbicata alle tradizioni che perora un futuro immaginifico, che strilla di non guardare al passato ma di progettare il futuro, che proclama “avanti” guardando indietro…..? Tutti guardiamo al futuro in quanto è l’unico tempo che avremo perchè il passato non c’è più e il presente che viviamo è solo un attimo, sparisce in un soffio.
  • RIDOTTO dagli oltre  4.000.000 di euro del 2005 e anni successivi ai ca 300.000 euro del 2017 e anni precedenti, il fondo istituito con la Legge 281/91 e stanziato dal Ministero della Salute per la lotta al randagismo. I cani randagi in Italia sono stimati n ca. 800.000 e più di 2.000.000 di gatti mentre i cani nei canili sono circa 200.000. Molti, soprattutto al sud,  sono canili lager dove gli animali vegetano prigionieri a vita, malati, affamati, alienati. Diventano lo strumento per incassare soldi dalle amministrazioni. La criminalità organizzata dedita ai vari traffici a danno degli animali ha la capacità di massimizzare il profitto riducendo il rischio. Sono diversi i miliardi di euro intascati ogni anno grazie alle numerose attività clandestine che sfruttano gli animali. Un’altra fonte di guadagno illecito è quello derivato dagli invii massicci e continui di cani all’estero provenienti da canili rifugio, accalappiati per strada, rapiti. Queste deportazioni di cani e gatti che rappresentano materia prima per la vivisezione, il trasporto di droga, la zooerastia, il cibo per altri animali, sono motivate come adozioni internazionali senza che sia possibile avere alcun riscontro circa la destinazione effettiva degli animali perché, varcata la frontiera, di loro si perde qualsiasi tracciabilità. Eppure la legge quadro è chiarissima, violata dalle amministrazioni, ignorata dallo stato.
  • PROPOSTO in Puglia l’abbattimento di cani e gatti randagi che, secondo l’assessore regionale all’agricoltura, arrecano “danni alle colture agricole, al patrimonio faunistico, alle attività e produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche nonchè ai beni storico-artistici”. Chi più ne ha più ne metta. Dunque, animali carnivori, predatori quali sono i cani e i gatti danneggerebbero le colture agricole (sono diventati vegetariani?), il patrimonio faunistico (mucche, pecore, maiali…..magari degli allevamenti intensivi?), le attività ittiche (dedicandosi alla pesca subacquea?), i beni storico-artistici (spaccando pezzi di marmo per costruirsi le tane?). E’ tutto un assurdo se non fosse che esistono le leggi anche per la Puglia che, invece di metterle in pratica (legge quadro 281/91) le ignora alimentando il randagismo, i canili lager, le deportazioni e indossandoi la maglia nera che la contraddistingue. Preferisce risolvere il problema randagismo non con la legge, non con l’intelligenza ma con il metodo che apparteneva e appartiene ai rozzi e agli incapaci: la violenza.
  • APPROVATA la collaborazione tra Ministro dell’Ambiente e la Commissione paritetica Stato-Regioni (Commissione dei Dodici) per la gestione autonoma dell’orso e del lupo sul territorio del Trentino. Si consente in questo modo di continuare con l’uccisione degli orsi per motivi sempre sconosciuti o alterati, in spregio al progetto Life Ursus finanziato dalla Comunità Europea  per la reintroduzione di questi animali a sostegno di quella miseranda biodiversità tanto reclamizzata, sbandierata, inneggiata a parole ma derisa, tradita, cancellata con i fatti. Continuando ad incassare il denaro europeo per la diffusione dell’orso ma eliminando ogni orso che abbia il coraggio di incontrare l’uomo, l’onestà e la biodiversità italiana saranno tutelate.
  • ACCOLTA con soddisfazione a Firenze una piccola impresa di allevamento di alpaca, animale proveniente dalle Ande, vestito di lana pregiatissima. In questo allevamento, situato nel Parco degli animali (canile riifugio comunale), lavoreranno persone diversamente abili per rendere migliore la loro qualità di vita. Una sorta di illuminata pet therapy per la quale non bastava la Carta Modena con cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini. Dicono che le invasioni biologiche sono una minaccia emergente e vengono considerate una delle cinque principali cause della perdita di biodiversità, insieme alla distruzione degli habitat, allo sfruttamento eccessivo delle risorse, ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. Naturalmente alle amministrazioni non interessa dare il buon esempio, rifiutare l’importazione di animali alloctoni per non doverli poi eradicare (ammazzare). Per ora l’alpaca è prigioniera di uno steccato ma poi?  Potrà fuggire e riprodursi in libertà come hanno fatto nel tempo animali importati da altri continenti e confinati in gabbie, acquari, negozi, case..ecc. quali la nutria, la tartaruga dalle orecchie rosse, lo scoiattolo grigio, il gambero rosso, i parrochetti, ecc.?
  • IGNORATO il supplizio di migliaia di animali sgozzati vigili, senza lo stordimento obbligatorio in Italia, nelle macellerie islamiche ed ebraiche, nonchè abusivamente nelle case per la festa del sacrificio. Una morte atroce con il taglio della gola e il lento dissanguamento che per gli italiani si configurerebbe come reato penale ma che per musulmani ed ebrei, grazie a un mistificatorio rispetto delle religioni, viene accettato in barba alla crudeltà del rito su esseri senzienti e alla sbandierata offerta di integrazione. Integrazione o disintegrazione? A meno che integrazione non significhi che ognuno può fare quello che vuole, per integrarsi in un Paese si deve rispettare la legge di quel Paese. Svizzera, Norvegia, Islanda, Lettonia, Svezia, Polonia, Danimara vietano la macellazione rituale. Si pretende l’abolizione del velo per la donna islamica, si combattono le mutilazioni… ma si accetta la violenza del rito dello sgozzamento degli animali in barba alla legge italiana. Da anni cittadini, associazioni, politici evoluti, chiedono di vietare la macellazione rituale ma il silenzio è d’obbligo anzi, amministratori PD milanesi, gentili d’animo, augurano con calore ad ebrei e musulmani buona festa del sacrificio.
  • RINVIATA la discussione in Senato per il disegno di legge 2287 bis dal titolo “Disciplina del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo” che contiene tra le altre cose la proposta di un circo senza animali. Nello specifico se approvato il ddl darebbe al governo la delega  per la revisione delle disposizioni in tema di attività circensi, “specificamente finalizzate alla graduale eliminazione dell’utilizzo degli animali”. Da decenni le associazioni chiedono l’eliminazione degli animali nei circhi dove vivono prigionieri e costretti a svolgere coercitivamente esercizi che non sono certamente loro consoni mentre da tempo le linee guida Cites aggiornate al 13/4/2006 chiedono di vietare l’attendamento ai circhi che detengono: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci diurni e notturni nonchè l’esposizione di rettili. Nel mondo sono oltre 50 gli stati e decine i comuni italiani che vietano l’attendamento dei circhi con animali mentre oltre 600 psicologi “esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali”.  Il parlamento italiano considera il problema molto difficile da risolvere e preferisce rinviare ogni decisione.
  • IGNORATO l’appello di associazionicittadini, gruppi e perfino dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che si appella a “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale“, per ottenere l’annullamento della stagione venatoria in considerazione della insolita siccità estiva e degli incendi devastanti (+260% rispetto alla media del decennio precedente)  e, in maggioranza dolosi, che hanno bruciato ettari di bosco e ucciso milioni di animali in 11 regioni italiane.  In Toscana, una delle Regioni maggiormente colpite, si è avuta una devastazione cinque volte superiore a quella del 2016 con quasi 2000 ettari di bosco distrutti. Legambiente parla di “numeri drammatici, danni inestimabili agli ecosistemi, effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica e sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici”. Per ogni ettaro andato a fuoco, diverse centinaia di animali selvatici sono morti: piccoli mammiferi, volpi, roditori, ricci e loro cuccioli; rettili, insetti compresi gli impollinatori; tantissimi uccelli con i loro pulcini inesperti e incapaci di salvarsi da incendi che procedono a grande velocità. Un’intera generazione di animali selvatici ha trovato la morte quest’estate in troppe Regioni italiane. Ma il Governo tace anche se la fauna selvatica è patrimonio di tutti e i cacciatori sono un’infima minoranza, usufruiscono di una legge fascista a loro soli riservata, praticano il bracconaggio, avvelenano terra e acqua con il piombo, uccidono e feriscono in quattro mesi oltre a milioni di animaoi, anche 100 umani. Interessi?
  • APPROVATO dalla giunta regionale toscana, “tenuto conto dello scarso valore biologico della specie e la forte richiesta del mondo agricolo“, il Piano  di controllo delle popolazioni di colombo di città per il periodo 2016-2018. “Il quantitativo massimo di prelievi è stabilito cautelativamente a livello regionale a 100.000 capi ogni anno”. Mancando un riferimento di legge chiaro, il colombo di città (Columba livia forma domestica) fino a poco tempo fa è stato considerato un animale domestico libero, quasi un “randagio”. Attualmente è definito animale selvatico non cacciabile, non rientrando infatti nell’elenco fornito dalla legge sulla caccia n.157/92 ma la Regione Toscana ha trovato l’espediente per farne uccidere 100.000 ogni anno. Fra le tante accuse utili mosse ai colombi (saccheggiano i campi, sporcano….), c’è anche quella dei rischi sanitari sempre enfatizzati, ma: “Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana” A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità e il prof. Tolari del Dipartimento di Patologia animale Università di Pisa  che ha preso in esame tutti i casi di contagio da piccione ad essere umano fino ad oggi riscontrati a livello mondiale, dimostra, dati scientifici alla mano, che “il rischio di contrarre una qualsiasi malattia dai piccioni è inferiore ai rischi che si corrono salendo a bordo di un qualunque autobus in ora di punta”. Quando i colombi erano “domestici”  il comune li uccideva per i rischi sanitari, ora che sono diventati selvatici la regione li uccde per i danni all’agricoltura. Non è comico? Per non dire tragico!
  • APPROVATO  in Toscana il  piano di controllo sulla specie volpe (Vulpes vulpes) per il periodo 2016– 2018 per la prevenzione dei danni da predazione alla fauna selvatica e agli allevamenti zootecnici. Controllo che avverrà con trappole, di notte con fari, in tana, durante tutto l’anno per cui anche i cuccioli subiranno la sorte delle madri. Quindi la caccia alla volpe viene avviata per tre anni allo scopo di impedire che questo animale, timido e solitario, possa predare per vivere ciò che i cacciatori pretendono sia di loro esclusiva proprietà. Tant’è che tra le motivazioni del Piano di controllo c’è quello della “riduzione dell’impatto predatorio su avifauna nidificante a terra (cacciabile e non) e su mammiferi selvatici”. L’ignoranza scientifica di chi si esprime in tal modo farebbe pensare che una volpe dovrebbe cibarsi di ghiande, trasformata per modificazione genetica in animale erbivoro. Ma la volpe è predatrice, carnivora e quindi “ai sensi della legge di particolare importanza conservazionistica”. Ma alla Regione Toscana, covo renziano pavido o antianimalista, non interessa.
  • IGNORATO il dissesto idrogeologico che anche in questi giorni, a Livorno, ha creato 8 vittime. Nonostante che ad ogni disastro si reclamizzino gli interventi necessari per contenerlo, “in Italia il dissesto sta aumentando in maniera esponeziale e, soprattutto, l’associato rischio specifico per l’uomo” come ci ricordano gli esperti. Ancora una volta contiamo i morti frutto di una cattiva gestione del territoro e delle opere dirauliche spesso mal gestite. Guardando inoltre quel che succede nel mondo non possiamo ignorare che iI cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. La prima legge italiana per la difesa del suolo risale al 1989 senza considerare gli svariati trattati internazionali ai quali l’Italia ha apposto la sua firma. La firma appunto. Nel novembre 2014 è stato presentato a Palazzo Chigi il primo stralcio del Piano nazionale 2014-2020 e il 10 maggio 2017 il governo ha presentato il Piano nazionale definitivo per la riduzione del dissesto idrogeologico. Aspettiamo l’inizio dei lavori. Naturalmente non è stato archiviato il dissesto idrogeologico di cui sono state accusate le nutrie che, grazie alla legge di bilancio del 2015, vengono uccise ancora a migliaia. Colpevoli senza colpa.
  • ELIMINATO Il Corpo Forestale dello Stato. Un Corpo con oltre due secoli di storia, che da sempre ha dato – nonostante il suo organico ristretto (poco più di 7.000 agenti, meno dei vigili urbani di Roma) – una buona prova di sè soprattutto per quanto riguarda i reati ambientali cioè quelli commessi contro fauna e flora. Se il Governo avesse avuto a cuore l’ambiente e gli animali (ecosistema) non avrebbe eliminato questo Corpo, unico nella sua specializzazione, ma lo avrebbe rinforzato. Con la sua sparizione anche i reati da questo perseguiti non saranno più controllabili e quindi di fatto cancellati. E’ comunque in corso un contenzioso che dai TAR è arrivato alla Corte Costituzionale in quanto, dopo i ricorsi presentati da oltre 2.000 forestali, alcuni giudici “dubitano della razionalità della riforma per indimostrate esigenze di bilancio nonchè per il fatto che il Corpo Forestale è sempre stato riconosciuto quale capace tutore del bene ambiente che è uno dei diritti fondamentali della persona”. Ci auguriamo che la Corte Costituzionale possa ripristinarlo.
  • ABBATTUTI o in programma di abbattimento a Firenze, centinaia di alberi anche vincolati dalla Sopritendenza per il loro valore storico e culturale (olmi di piazza S. Marco, pini della stazione di S. Maria Novella, pini secolari del viale Torricelli….), molti sani o di propensione al cedimento moderata che, secondo la classificazione della Società Italiana Arboricoltura Onlus, potrebbero essere seguiti e riportati alla normalità. Questo massacro di un patrimonio collettivo è promosso con la motivazione della sicurezza. Ma gli alberi assassini in Italia procurano la morte a 5-6 persone ogni anno mentre l’inquinamento atmosferico dal quale solo loro ci salverebbero, ne uccide quasi 100.000. Secondo il comune a 50-70 anni gli alberi sono vecchi, quindi vanno sostituti. Non certo con alberi di prima grandezza ma con alberelli che, per decenni, non faranno ombra nè daranno ossigeno nè assorbiranno anidride carbonica sufficiente a salvarci, non saranno casa per le decine di animali che negli alberi trovano rifugio, dagli scoiattoli, alle lucertole, agli insetti, agli uccelli che vi nidificano e che perdono così nido, uova e pulcini. Come infatti è successo, anche in questo caso in barba alla legge.
  • APPROVATA alla Camera e difesa dal Ministro dell’Ambiente, la nuova legge che svende i parchi. Verrà abolita la precedente n. 394/91 che ha permesso nel tempo la costituzione di 24 parchi nazionali e tante altre aree protette che insieme coprono oltre il 10% del territorio italiano. La nuova legge toglie ogni salvaguardia e apre i territori protetti a chi vorrà cacciare, costruire, trivellare, fare esercitazioni militari, privatizzando un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani. Cambia infatti il mecanismo di finanziamento degli enti parco attraverso l’introduzione delle royalties, ovvero canoni che i privati verserebbero per lo sfruttamento delle risorse naturali. Nei parchi, finora riservati alla protezione della Natura, si potrà quindi fare tutto dal momento che le comunità locali non avranno più alcuno strumento di consultazione e i consigli dei parchi saranno composti da rappresentanti delle corporazioni. Controllato e controllore coincideranno con chiaro conflitto di interessi. I valori soccombono agli interessi.
  • RIPROPOSTO il ponte sullo stretto. Progettare il futuro per il Governo significa distruggere un territorio con tonnellate di cemento che verranno getatte in una delle zone più belle d’Italia, modificandone definitivamente l’orografia e costituendo di fatto un impatto ambientale considerevole con rischio sismico e un consistente sconvolgimento idrogeologico. Per il geologo Mario Tozzi si tratta “di una grande opera inutile e diseducativa oltre che tecnicamente rischiosa e geologicamente pericolosa”.  Per fabbricare tutto il cemento che occorre serve il calcare che dovrà arrivare da zone limitrofe. Ciò significa aprire decine di cave con sfregio ambientale irreversibile di colline e versanti fino allo stravolgimento del territorio e l’alterazione completa dell’equilibrio idrogeologico. Si estrarrebbero milioni di metri cubi di terra, sabbia, ghiaia e detriti rocciosi. Dove verranno portati? In quanto tempo? Con quali mezzi? In oltre 14 anni di nuove progettazioni i proponenti non sono mai riusciti a dimostrare come l’opera valutata nel 2010 in 8,5 miliardi di euro e oggi in 10 miliardi, possa essere ripagata dai flussi di traffico veicolare estremamente modesti con risparmi di tempo anch’essi modesti.  Per non parlare delle possibili infiltrazioni mafiose.
  • DELIBERATA  dal presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, nominato dal Ministero dell’Ambiente,  l’eradicazione dei mufloni dell’Isola d’Elba (vecchi, giovani, cuccioli, madri, maschi, femmine gravide….), in quanto considerati specie allocotona (aliena, esotica, invasiva).
    Perchè l’art. 18 comma c) della legge 157/92 vieta la caccia al muflone in Sardegna (importato prima del 1500 dall’oriente) dove è protetto a seguito della drastica riduzione dovuta al bracconaggio e all’impatto della pastorizia e non a quello elbano che proviene dalla Sardegna e quindi non è alloctono ma parautoctono come quello sardo?
    Sappiamo che la condizione tassonomica delle specie animali nel nostro Paese oscilla nel tempo secondo le tendenze, gli interessi e le fantasie. Esempi ne sono il piccione (Columba livia) che è stato considerato specie domestica e poi selvatica rientrando di volta in volta sotto la giurisdizione di leggi diverse. Come la nutria (Myocastor coypus) considerata con grande fantasia:  selvatica, protetta, alloctona, naturalizzata, nociva, invasiva …Prima protetta, poi con il Collegato ambientale alla legge di stabilità 2016, da eradicare. 
  • ELIMINATA la Polizia provinciale con passaggio agli Enti locali per lo svolgimento delle funzioni di Polizia municipale. Eliminare la Polizia Provinciale significa ridurre vigilanza e controllo sull’ambiente. Questo di fatto decreta la cessazione dei compiti e delle funzioni della Polizia provinciale, tanto da sopprimerne la specificità del ruolo.“Viene così cancellato, con un colpo di spugna, un patrimonio di conoscenza e di professionalità sulla vigilanza venatoria, sulla pesca dilettantistica, sugli abbandoni di rifiuti e inquinamenti delle acque o del suolo e, soprattutto, sull’esclusivo intervento di indagine e  controllo avvelenamenti, sul recupero della fauna selvatica in difficoltà e sugli incidenti con quest’ultima. Anche questo un patrimonio di conoscenze perduto.
  • DEPOTENZIATA e DELEGITTIMATA la Task Force della Direzione Generale della sanità animale e del farmaco veterinario del Ministero della Salute, istituita nel 2010 dal Ministro Martini per la lotta al randagismo e ai canili lager e la tutela degli animali di affezione.  Si trattava di una unità specializzata composta da medici veterinari che, in collaborazione con i Carabinieri dei Nas, erano incaricati di  effettuare ispezioni su tutto il territorio  nazionale per monitorare le situazioni di criticità. Invece, la rimozione dei dirigenti, la sostituzione, l’alternanza hanno fatto sì che le situazioni di criticità che la Task Force doveva combattere ed eliminare, restino. I cani e i gatti, soprattutto del Sud, vengono ancora abbandonati, maltrattati, accecati, impalati, seviziati, avvelenati a centinaia e nessuno interviene. Basta guardare le foto terribili e i racconti dell’orrore che, cercando, si possono trovare facilmente su internet. La domanda che viene spontanea è: perchè? Forse perchè gli animali sono cose e le leggi a loro tutela sono carta straccia? Forse perchè non sono i nostri fedeli amici, non vivono con noi nelle nostre case, non li portiamo a curare quando sono malati, non ci difendono e non ci aiutano nei mille modi in cui abbiamo insegnato loro a farlo?
  • APPROVATA la legge regionale toscana n. 10/2016 per la strage di centinaia di migliaia di ungulati durante tre anni (cinghiali, cervi, caprioli, daini, mufloni) promossa  con il beneplacito del Sottosegretariato all’Ambiente e conseguente promessa di estensione  a livello nazionale. Una strage varata sulle prepotenze dialettiche dei cacciatori e che avverrà ovunque: nelle zone protette, nei parchi, nelle campagne, nelle periferie delle città con la prevista costruzione nei boschi di decine di Centri di Sosta per la conservazione dei cadaveri e loro successivo avvio alla filiera alimentare. Lo scopo finale è chiaro: una filiera alimentare ha sempre bisogno di materia prima e quindi di ammazzamenti senza soluzione di continuità la cui carne, per indorare la pillola ai reticenti, si dice di destinare, in parte ma solo in piccolissima parte, ai poveri.
  • APPROVATA la legge  221/15 per l’eradicazione della nutria, ovvero per la sua totale eliminazione dal territorio nazionale. Anche se questo animale, pacifico, mansueto, altrove  trattato come un pet, occupa la nicchia ecologica lasciata libera dalla lontra da tempo sterminata. La nutria viene accusata di alluvioni, inondazioni, rottura di argini, frane e chi più ne ha più ne metta mentre il dissesto idrogelogico, quello vero, reale, viene santificato anzichè corretto ed eliminato. La nutria è stata importata dal Sudamerica per la produzione di pellicce  agli inizi del secolo scorso e quindi trattata con la crudeltà che viene riservata agli animali tuttora allevati per questa produzione. Imprigionati a vita in gabbie lager e poi uccisi con metodi agghiaccianti: nelle camere a gas, con l’elettrocuzione, rottura delle ossa cervicali, asfissia, corrente elettrica, colpo alla nuca, colpo contundente al muso, dispositivi che perforano il cervello, iniezioni letali… ecc. Quanto si fa per il dio denaro! Quanta efferata barbarie, moderna, occultata, mascherata,  ma sempre barbarie.
  • PASSO INDIETRO del Governo (che non depone comunque per una giustizia consapevole) sulla prospettata depenalizzazione dei reati a danno di animali per tenuità del fatto. Non per motu proprio ma a seguito di una grande mobilitazione popolare  del gennaio 2015. Nel calderone delle «tenuità» hanno rischiato di finirci l’abbandono di animali, la loro uccisione, il loro maltrattamento e persino i combattimenti cui sono costretti nei circuiti gestiti dalle organizzazioni criminali e mafiose. Ricordiamocelo.
  • APPROVATO il contratto ad libitum per l’estrazione del petrolio nei mari italiani. Perso il referendum dopo che il Presidente del Consiglio ha suggerito l’astensione dal voto, gesto dalla morale discutibile e punibile dall’art. 98.1 del Testo Unico delle Leggi Elettorali DPR 361/1957 e successive modifiche introdotte con legge 270/2005. Praticamente i cittadini sono stati invitati a non esercitare un loro importante atto di sovranità (art. 1 della Costituzione). Il petrolio però, subito dopo, ci ha punito mostrando il suo lato di profondo nero. Domenica 17 aprile 2016, un’esplosione nell’impianto di raffineria dell’Iplom a Genova ha causato la rottura di una tubatura e il conseguente sversamento di migliaia di litri di greggio nel torrente e nel mare con la morte di centinaia di animali (anfibi, pesci, uccelli….). Caso che impone una domanda importante: preferiamo un ambiente pulito per tutti o una ricchezza sporca per pochi?
  • IN AVVICINAMENTO la strage dei lupi. Il «Piano di conservazione e gestione del Lupo» del Ministero dell’Ambiente la prevede. Il nuovo testo riapre, dopo quasi mezzo secolo, la caccia al lupo e consente anche l’uccisione di cani vaganti, proibita dalla legge 221/1991. Secondo un’indagine dell ‘ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), in Italia sono stati stimati tra 1.269 e 1.800 lupi nel periodo 2009-2013. Una cifra gigantesca, ne tocca infatti lo 0,0025 ad ogni italiano. A livello internazionale il Lupo è inserito come specie “vulnerabile” nella Lista Rossa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). A livello comunitario il Lupo è protetto dalla Convenzione di Berna, dalla CITES (Convenzione sul commercio delle specie in pericolo) e dalla direttiva comunitaria Habitat (43/92). I lupi sono animali icona, antenati dei nostri cani che da loro hanno avuto origine e con i quali abbiamo percorso il cammino dell’evoluzione. Ma la paura, la superstizione, l’ignoranza, la violenza hanno perseguitato il lupo fino allo sterminio e ancora, con l’ipocrisia e l’egoismo che ci contraddistinguono, si vorrebbe ripetere il mantra, la parola d’ordine, il nuovo comandamento, il marchio di fabbrica che connota chi governa: uccidere.
  • ECC. ECC.

Secondo gli scienziati la Terra sta vivendo la sesta estinzione di massa nell’era in cui viviamo chiamata Antropocene in quanto fortemente condizionata, a livello sia locale che globale, dagli effetti dell’azione umana. Il numero degli animali è dimezzato in poco più di un secolo e in tutto il mondo si sta verificando un annichilimento biologico.
I governi intelligenti, al servizio della loro comunità, ne tengono conto.
Noi cittadini siamo tenuti a giudicarne l’operato e a scegliere.

Ricordiamocelo quando andremo a votare.
Grazie.

Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze
Tel.3667275515 – 3394934414
Donaci il 5×1000 – Cod. Fisc. 94235440487
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