Il governo Letta sarà il “fantoccio” voluto dall’Europa?

di FABRIZIO DAL COL

I tiepidi episodi di contestazione verificatisi in Europa il giorno della festività del lavoro sembrano aver destato i tecnocrati europei dal quel loro sonno profondo, facendoli uscire da un lungo letargo chiamato ‘austerità’. Il rigorismo dei conti, fino a ieri ritenuto uno strumento di politica economica vincente, con il perdurare della crisi economica si sta ora rivelando per quello che invece è veramente:  un fallimento totale; di più, una colossale balla tenuta abilmente nascosta, in quanto funzionale a coloro che, attraverso l’utilizzo delle politiche del solo rigore, avevano invece l’interesse a divenire Stati egemoni sulle economie degli altri. In accordo tra loro in Europa, questi Stati hanno volutamente imposto parametri finanziari insostenibili e, nonostante fossero consapevoli che le diversità socio economiche di ogni singolo Stato europeo avrebbero poi causato il mancato rispetto dei suddetti parametri, hanno voluto lasciare che le problematiche finanziarie dei paesi più deboli si acuissero per continuare a lucrare approfittando della crisi economica.

Insomma, le responsabilità politiche di questa crisi economica di cui non si vede la fine, andrebbero imputate a coloro che con la sola politica del rigore hanno di fatto impedito il rilancio delle politiche sulla crescita, ovvero a coloro che per i loro interessi hanno invece lavorato al progetto di egemonia economica europea. Il fronte dell’opposizione al rigore in Europa ora chiama a gran voce un Paese leader che guidi una vera rivoluzione economica: vista la ‘timidezza’ francese tutti puntano, ora, sulla Italia. Il crollo della logica ‘austera’ sembra ormai prossimo e, in questi giorni, è stato ‘anticipato’ da una lunga serie di dichiarazioni a tal proposito: il ‘primo’ ad esporsi è stato il presidente della Commissione europea Barroso, sottolineando l’assenza del “ supporto sociale “  nelle politiche di austerity. Hanno poi fatto seguito, catalogabili sotto la voce ‘aperture all’allentamento sull’austerity’, le dichiarazioni di Victor Constancio -vicedirettore della Banca centrale europea- e di Olli Rehn – commissario europeo per gli Affari economici e monetari. Quel muro europeo dell’austerità, inizialmente ‘inscalabile’ ed inattaccabile, è segnato ora da palesi crepe: ogni nuova dichiarazione è una ‘picconata’ aggiuntiva a quella muraglia eretta per il bene dei conti.

“Il rallentamento del consolidamento è possibile ora grazie agli sforzi fatti dai Paesi in difficoltà, all’impegno della Banca centrale europea e alle politiche di bilancio credibili” ha detto Rehn. Gli ha fatto eco Victor Constancio affermando che: “Il consolidamento di bilancio deve continuare ma come ha detto Rehn oggi, dopo tutto quello è stato fatto ora può cambiare passo e rallentare”. Ha chiuso il quadro di queste dichiarazioni il numero due del Fondo monetario internazionale, David Lipton, puntando sulla necessità del “prendere misure decisive e durature per rafforzare le prospettive del continente per la crescita ed evitare rischi di stagnazione”.

Non è una resa incondizionata, ovviamente. Lo stesso Rehn, un finnico ancestralmente ancorato alla ‘precisione’ ed al ‘rigore’, ha ricordato subito che “il consolidamento dei conti pubblici resta essenziale (…) [è] un ingrediente necessario della nostra strategia”. L’apertura fatta, nonostante tutto, è di grande valore simbolico: “Gli sforzi di consolidamento devono tenere in considerazione le specificità dei Paesi, perciò la dinamica dell’aggiustamento di bilancio sta cambiando (…) C’è ora spazio di manovra per sforzi meno aggressivi, cosa che non era possibile nel 2012 perché allora i Paesi dovevano ristabilire la credibilità e rendere sostenibili i conti”. In questo 2013, continua Rehn, “lo sforzo di consolidamento di bilancio sarà dello 0,75% del Pil nell’eurozona” (la metà di quell’ 1,50% del 2012). In sostanza, Rehn ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora e ha reso evidenti le discrepanze sui parametri che dicevamo sopra. I Paesi del Sud, cioè Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda: sono le sei ‘vittime’ dell’austerity che devono, ora, sfruttare al meglio l’assist giunto dall’Europa. Il governo Letta ne avrà la forza? o dimostrerà invece di essere un governo fantoccio voluto dall’Europa, utile solo a continuare ad appoggiare, magari meno intransigenti di prima, comunque le politiche di rigore in cambio di qualche concessione?

 

 

 

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5 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Ma ke kax vi importa: FANTOCCIO PIU’ O FANTOCCIO MENO, E’ LA MERRRRDDDD che ci SOFFOCA DATO KE CRESCE SEMPRE PIU’ o CHIU’..!

    Le cisterne trikolorite messe vicine alle altre URKAiole fanno si ke se skoppia una delle tante scoppiaeranno TUTTE…

    Sapete quanta MERRRRDDDD ci pioverebbe adosso..??

    Ecco il NOSTRUM perikolo..! Saremmo sommersi dalla MERRRDDD DEGLI URKA..!

    Costruiamo delle TENDE tipo quelle da sagra paesana per precauzione perche’ se non ci pensiamo in tempo, da questo disastro FOGNARIO, saremo finiti..!

    E DI KOLPEVOLI NON SE NE VEDRA’ NEMMENO UNO. DIKANSI UNO..!!!

    Anzi, forse qualkuno di noi..!

    PSM

  2. Dan says:

    Se c’è un cesso (l’europa) e dentro un mucchio di merda (banchieri e politici, rispettivamente merda dura e diarrea) allora c’è anche tanta puzza.

    Ci vuole un governo tavoLetta che tenga ben chiuse le stanze del potere e soprattutto che scoraggi la brava gente, quella pulita ed onesta di tirare lo sciacquone

  3. Paolo says:

    Sono d’accordo con bruno dolfini

  4. BRUNO DOLFINI says:

    ED IL FATTO CHE –IL GOVERNO LETTA ” E’ ” IL
    FANTOCCIO VOLUTO DALL’EUROPA — STA’
    ANCHE NELLA NOMINA DEL NUOVO MINISTRO
    DELL’AGRICOLTURA,UN MINISTRO,A DETTA DEL
    CONSIGLIERE FAVA,NON ADATTO A DIFENDERE
    GLI INTERESSI DEGLI AGRICOLTORI ITALIANI :
    IL COMPITO IN EFFETTI E’ ARDUO,PERCHE’ LA
    GERMANIA COL LATTE E LA FRANCIA CON I
    VITELLI DA SEMPRE REPRIMONO E DISTRUGGO-
    NO LA NOSTRA AGRICOLTURA,IN PARTICOLARE
    L’AGRICOLTURA PADANA.
    —MANCA IL PANE SULLA TAVOLA– E SENZA PANE,
    QUEL PANE CHE SAZIA LA VERA FAME NATURALE,
    TUTTO CADE PER NOI ESSERI UMANI :SENZA COLTIVARE LA TERRA MORIREMO .
    Riporto le parole del Genesi (Bibbia, 3,23):–Percio’
    il Signore Iddio caccio’ Adamo dal giardino di Eden,
    perchè coltivasse la terra dalla quale era stato
    tratto– .
    QUINDI L’AGRICOLTURA,INTESA “in primis ” come
    COLTIVAZIONE DELLA TERRA HA UN’IMPORTAN-
    ZA DETERMINANTE PER LA SOPRAVVIVENZA
    DI UN POPOLO E QUALUNQUE DUBBIO O
    PERPLESSITA’ RELATIVA AD UNA CARENZA,
    VERA O PRESUNTA, SULL’ARGOMENTO E’
    GIUSTIFICATA. IL POPOLO ITALIANO VIENE
    DA UN’AMBIENTE AGRICOLO CHE QUARANTA
    ANNI FA AVEVA IL 90% DELLA FORZA LAVORO
    DEDITA A COLTIVARE LA TERRA. LA
    MAGGIORANZA ABBANDONO’ LA FATICA DEL
    COLTIVARE NELL’ILLUSIONE DI UNA VITA
    DOVE IL PANE ARRIVASSE SULLA TAVOLA DA
    CHISSA’ QUALE PARTE.
    QUALSIASI GOVERNO CHE, PER RAGIONI DI
    INTERESSE MOMENTANEO,NOMINERA’ IN
    MODO “QUALUNQUISTA” PERSONAGGI POCO
    ADATTI A DIFENDERE LA COLTIVAZIONE DELLA
    NOSTRA TERRA,PORTERA’ IL POPOLO ALLA
    FAME . E LA FAME FA ‘ SORGERE
    ALL’ORIZZONTE LO SPETTRO DELLE ARMI.
    Saluti e lacrime !!!

  5. BRUNO DOLFINI says:

    IL “GOVERNO LETTA ” NON “SARA’ MA ” E’ ” IL
    FANTOCCIO VOLUTO DALL’EUROPA !!!
    Saluti e lacrime,tante lacrime !!!

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