Il governo accelera il ricongiungimento familiare dei docenti del Sud

di ALEX STORTI

La recente approvazione del Decreto Legge 104/2013, noto come Decreto Scuola, ha sollevato molte polemiche per la prevista assunzione di ben 85.000 nuovi dipendenti pubblici, fra insegnanti (69.000) e amministrativi (16.000). Le polemiche provengono sia dal fronte di chi, giustamente, teme nuovi capitoli di spesa a carico del bilancio dello stato -cioè di Lombardi e Veneti, se non fosse abbastanza chiaro…-, sia dal fronte di coloro che, per contro, sostengono si tratti di annunci destinati a non avere reale seguito.

Sia come sia,  il legislatore è stato capace di inserire un classico codicillo avvelenato, in questo corposo testo normativo. Un comma che, nella logica distorta della politica di assunzioni assistenziali tipica della repubblica italiana, ha un preciso scopo: favorire la nefasta e consolidatissima pratica dei ricongiungimenti familiari “al contrario”, da parte dei lavoratori del pubblico impiego reclutati nel Mezzogiorno, ossia la più parte di quelli in servizio.

Di cosa stiamo parlando? È presto detto.

Il comma 10bis dell’articolo 16 dispone che “i docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo tre anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità”. Tale disposizione riduce i termini precedentemente in vigore, che prevedevano la permanenza per un quinquennio prima di poter avanzare domanda di trasferimento.

Cosa comporta, concretamente, questa riduzione?

Due effetti, entrambi negativi. Il primo dipende dalla massiccia provenienza di personale docente reclutato essenzialmente nel Sud, anche grazie al lassismo con cui gli studenti vengono formati e, soprattutto, valutati, nel corso della carriera scolastica, potendosi così presentare ai bandi di concorso con un vantaggio netto in termini di votazioni d’esame e di titoli. Tale effetto consiste in un progressivo svuotamento degli istituiti scolastici del Nord e, per converso in un sovraffollamento di quelli del Sud, dal punto di vista del personale in servizio. È un problema che riguarda tutta la pubblica amministrazione italiana, perchè reclutare la gran parte dei dipendenti in una ben precisa area geografica e consentire loro di essere trasferiti con facilità nei luoghi d’origine, dopo pochi anni, finisce per creare squilibri insostenibili sul lungo periodo, come infatti è puntualmente accaduto.

È un vero e proprio ricongiungimento familiare al contrario, un flusso costante di persone che vincono concorsi al Sud, occupano posti di lavoro pubblici al Nord e quindi se ne tornano nelle rispettive famiglie nel Mezzogiorno, dopo pochi anni.

Il secondo effetto è l’assenza di una continuità nel percorso educativo dei nostri figli, come ben rilevava lo stesso Sole24Ore di venerdì 8 novembre, commentando l’approvazione del Decreto legge. È chiaro, infatti, che consentire trasferimenti ancora più facili (già cinque anni erano pochi, figuriamoci tre) avrà l’effetto di aggravare ulteriormente la precarietà del corpo docente in tutte le scuole pubbliche del Nord, dove ormai, a partire dalle primarie, si fa fatica a conservare le stesse maestre perfino nel corso del medesimo anno.

E così siamo giunti alla “morale della storia”.

In un colpo solo il parlamento italiano è riuscito nell’impresa di ottenere due risultati pessimi: aumentare la proletarizzazione del corpo docente, il cui numero di dipendenti attivi è cresciuto a dismisura dagli anni Settanta, a fronte di stipendi oggettivamente spesso ai limiti della decenza; aumentare lo squilibrio territoriale nella distribuzione dei dipendenti stessi, a tutto svantaggio delle Regioni che più necessiterebbero di avere personale qualificato, specialmente in anni di fortissima immigrazione, con tutto ciò che ne consegue in termini di capacità di fronteggiare la sfida dell’integrazione.

Abbassamento della qualità ed incentivazione di logiche assistenziali. Chapeau!

È proprio ora di andarsene: o secessione, o spoliazione. Tertium non datur.

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16 Comments

  1. Patty Patty says:

    Polentoni, se siete tanto intelligenti perché non vi laureate come noi del sud invece di accontentarvi dei diplomi professionali?!? Senza di noi le vostre scuole dovrebbero solo chiudere! Nessuno ci ha regalato niente. I nostri titoli di studio ce li siamo sudati! Al sud i voti non si regalano! Volete la secessione?!? Ebbene secessione sia! Ma costruiamo un bel muro a Roma che non lasci passare non solo i docenti del sud ma soprattutto i vostri prodotti industriali. Così produrremo noi tutto quello che ci serve e il sud si svilupperà così non avremo più bisogno di andare a lavorare nelle vostre scuole!

  2. PierV says:

    l’ennesima riprova di strategie romane che meridionalizzano il nord italia, si tratta di pura e semplice sopraffazione per annientarne la cultura e la società stessa

  3. Sandrone says:

    La colpa è solamente dei lombardi che preferiscono essere precari o disoccupati invece che impiegarsi nella pubblica amministrazione

  4. nick says:

    TOGLIERE IL VALORE LEGALE AL TITOLO DI STUDIO!!!!!!

  5. Nico says:

    Pensate a quando avrete gli insegnanti arabi o cinesi come a Padova…appena fiatate,vi decapitano all’istante sul ponte di Calatrava a Venezia ! e poi…parlate e riparlate,ma in veneto le donne si sposano coi marocchini che poi si trombano anche le mamme delle spose…è successo a Padova ! Sapete solo starnazzare come delle oche gay isteriche !

  6. Trasea Peto says:

    Sono più intelligenti. A Feltre o Gallarate sono tutti ignoranti. Tutti. Questi esportano l’intelligenza, la democrazia, la cultura, la classe, l’eleganza, tutto. Bisogna ringraziare lo Stato italiano che pensa a noi rimasti ancora con la cultura di Goti e Longobardi. Evviva lo Stato italiano che mi da la speranza di poter diventare un giorno intelligente, colto, bello e simpatico come lo sono tutti a Catanzaro, Lecce o Benevento. Evviva!

    • luigi bandiera says:

      Peto,

      VIVA IL RAZZISMO TRIKOLORITO..!!

      continua

    • della scala says:

      ma vai cagare idiota bravi un cazzo !!!!!!
      si e no che sanno parlare italiano gli stessi insegnanti di italiano !!!!

      e una docente intelligentissima di 23 anni !? laureata dove ma guiarda un po a MATERA !!!

      MA taci terrone del cazzo se stai tanto bene a casa tua tornaci imbecille !!!!!

      • Trasea Peto says:

        ciò tegoina, no stà miga inveenarte co mi, stà kieto! …te ghevi da lezerla roersa: la xe na “parodia” de queo ke dize de soito i saraceni…

  7. Babbini says:

    SecessioneEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

  8. Lombard says:

    Ma speriamo che tornino tutti in patria, piuttosto che essere invasi da insegnati “scendo il cane che lo piscio” meglio non averne.
    Lombardia ai lombardi.

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