Il Gorgonzola di Mosca e il Grana degli Urali. Grazie a Bruxelles

grana padanoLo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola Unagrande, ma anche la mortadella Milano o il Parmesan tutti rigorosamente realizzati in Russia. E’ quanto emerge dal primo bilancio sull’impatto dell’embargo russo sul sistema agroalimentare italiano a due anni dall’avvio del blocco stilato dalla Coldiretti in occasione della protesta di migliaia di agricoltori italiani che con i trattori sono scesi in piazza all’indomani della decisione del presidente russo, Vladimir Putin, di prolungare l’embargo imposto sui beni alimentari fino al 31 dicembre del 2017.

Alla crescente domanda di prodotti agroalimentari italiani la Russia – sottolinea la Coldiretti – sta rispondendo con un potenziamento dell’industria alimentare locale e nuovi investimenti sono stati realizzati per aumentare la produzione di formaggi, che è già cresciuta del 20 per cento negli Urali Centrali, ma sono previsti nuovi caseifici nella regione Sverdlovsk per coprire fabbisogni di formaggi duri e molli, dalla mozzarella al parmigiano. Nella stessa regione è in fase di sviluppo, con nuovi grandi macelli per maiali, anche l’industria della carne e dei salumi.

“Russkiy Parmesan” viene prodotto insieme al gorgonzola a 60 chilometri da Mosca nel villaggio di Dubrovskoe, ma nelle principali catene del Paese – informa la Coldiretti – sono in vendita con nomi italiani mozzarella, ricotta, mascarpone, robiola Made in Russia, ma anche diversi tipi di salame Milano, di mozzarelle “ciliegine”, di scamorze, insalata toscana Buona Italia e pizza Sono Bello Quatro formaggi con tanto di errore grammaticale ma anche il prosecco della Crimea.

“A far proliferare la presenza del falso Made in Italy non è stata pero’ solo l’industria russa ma – sottolinea la Coldiretti – anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Biolorussia, l’Argentina o il Brasile che hanno aumentato le esportazioni dei cibi italiani taroccati. Nei supermercati russi – precisa la Coldiretti – è possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine Brasiliana o Argentina”.

“In effetti – rileva la Coldiretti – alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Il rischio riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre in altri sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza pero’ che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu”.

“Un danno anche per l’economia russa che priva i suoi cittadini di alimenti di qualità particolarmente apprezzati come dimostra il fatto che i turisti russi in Italia sono i più appassionati del cibo Made in Italy che acquistano con una percentuale dell’87%, la più alta tra i diversi paesi, secondo le elaborazioni Coldiretti sullo studio “In viaggio attraverso l’Italia”. “Come spesso accade, la guerra e le sue conseguenze uccidono il commercio ‘buono’ e fanno proliferare quello ‘cattivo’ e c’è il rischio che per l’export agroalimentare Made in Italy nel Paese di Putin si possa giungere ad un punto di non ritorno con la perdita definitiva degli spazi commerciali dopo anni di intensa crescita”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il rischio è che una volta perso lo spazio sugli scaffali sarà difficile recuperarlo, anche se le tensioni politiche saranno separate e l’embargo eliminato, perché i rapporti commerciali si consolidano e i consumatori russi potrebbero fare scelte patriottiche e non volere piu’ il Made in Italy sulle loro tavole”.

 

 

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1 Commento

  1. Colono Padano says:

    I signori della Coldiretti farebbero meglio a pensare che siamo con le pezze al culo per colpa dello stato italico e che i miliardi di euro sottratti alle imprese padane dagli italiani fanno sembrare ridicolo il loro piagnucolare per gli effetti delle sanzioni alla Russia.
    Finché non vi decidete a capire che senza i furti dello stato italiano sul reddito da impresa (e su tutto il resto !!!) potremmo vivere in un altro mondo, vi meritate di essere trattati da sudditi, anche dall’unione europea. Come i bulli, i sistemi centralisti fanno i prepotenti con i deboli ma temono i forti. L’idea di una Padania indipendente, ad esempio una confederazione di stati non solo é temuta dallo stato italiano che parassiticamente ci campa sopra e ne deride in modo scaramantico anche solo l’idea (merito anche di oltre vent’anni di Barnum leghista per la veritá), ma da tutti gli altri stati europei che avrebbero un rivale senza pari e che non deve piú inchinarsi ed obbedire, ma sarebbe uno di quelli che dettano le regole.
    Altro che frignare Coldiretti, bisogna sporcarsi le mani per cacciare lo stato italiano da casa nostra, é l’italia il problema. Ma se preferite fare come Salvini che si aggira sbraitando contro tutto e contro tutti tranne che contro il vero nemico, preparatevi a chiudere baracca molto presto. E ben vi stará.
    Padania Libera, ma forse é troppo tardi.

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