IL GLOCAL STA SULLE ALPI SVIZZERE DOVE LE REGIONI SI CONFRONTANO

di CHIARA M. BATTISTONI

A Lucerna, a due passi dal celeberrimo ponte in legno, affacciato sul lago dei Quattro Cantoni, nel cuore della Confederazione, c’è un museo davvero speciale, di quelli che vi fanno dimenticare di essere in un museo e non fanno altro che stimolare la vostra curiosità, il Museo Svizzero dei Trasporti. Ebbene, dopo essersi “persi” tra locomotive, funicolari e aerei, ci si imbatte quasi all’improvviso in uno spazio molto speciale; si calzano pantofoloni di spugna e si è pronti per vagabondare tra valli, laghi e montagne della Confederazione, camminando su una gigantesca cartina geografica. Per comprendere l’asperità del territorio svizzero non c’è nulla di più efficace che camminarci sopra, tanto che la foto di questa “stanza delle meraviglie” è stata scelta per la copertina del fascicolo Politica Regionale della Confederazione, presentato qualche mese fa da Seco (Segreteria di Stato dell’economia) e Are (Ufficio federale dello sviluppo territoriale).

Capire i territori di montagna non è né semplice né immediato; pensate solo quanto tempo è necessario a ciascuno di noi per riconoscere con sicurezza profilo e nomi delle vette, per vedere oltre e immaginare i confini che stanno oltre le sommità. Pur con tutte le specificità locali, però, le Alpi sono e restano un vasto spazio funzionale omogeneo, che coinvolge alcuni tra i più popolosi paesi europei, come Italia, Francia e Germania, oltre a Slovenia, Liechtenstein, Monaco, Austria e naturalmente Svizzera. A una prima osservazione ci restituiscono immagini simili; quando poi si guarda con maggior attenzione si scoprono peculiarità, differenze, unicità.

Le Alpi sono la materializzazione del glocale: prendete un treno, magari proprio dalla Valposchiavo, salite fino al Bernina, poi scendete per i tornanti dell’Albula, raggiungete Coira da qui Sargans e su verso l’Austria passando da Feldkirch per spingervi verso Innsbruck o Salisburgo o Vienna. I treni delle Obb (le ferrovie austriache) attraversano giornalmente il Paese da Est a Ovest, autentico ponte tra le terre prossime all’Oriente e il cuore dell’Europa continentale: un lungo viaggio attraverso valli, laghi e picchi; un solo, immenso spazio in cui la terra corrugata non traccia i confini degli Stati ma quelli delle genti, modellandone usi e costumi, tradizioni e cultura.

I macro problemi sono uguali per tutti, tutti abitano la medesima Terra; non è così per i micro problemi che si differenziano e richiamano a soluzioni specifiche, da confrontare, mettere in concorrenza per individuare la via migliore che diventa presto patrimonio comune. Settimana scorsa Poschiavo è stato il motore di AlpWeek, la settimana delle Alpi che ogni quattro anni raccoglie esperti dai Paesi alpini; a poco più di mille metri di quota, a quindici chilometri dal confine italiano di Tirano, si è respirata l’aria frizzante della montagna, un brezza odorosa di efficienza e pragmatismo. Poschiavo ha dimostrato ai Paesi ospiti e ai ministri dell’ambiente intervenuti (tra cui, ovviamente, il nostro) che coniugare locale e globale è possibile. Sul tema in discussione “Alpi rinnovabili” si sono confrontati oltre quattrocento esperti ma la sorpresa è arrivata proprio dalla Confederazione che ha scelto prima, coinvolto poi una piccola, ancorchè suggestiva valle alpina nell’organizzazione e nella gestione dell’iniziativa. Poschiavo ha saputo trasformare la propria valle  e il proprio borgo nel laboratorio ideale per sperimentare le tecniche di governance delle Alpi, vivendo e facendo vivere agli ospiti le buone pratiche poschiavine in tema di mobilità, ospitalità, ricerca, energia (qui, per esempio, ha sede il quartier generale di RePower, azienda energetica globalizzata che nelle sue radici poschiavine crede e investe) e cultura. Un laboratorio alpino abitato non solo da esperti ma anche da tanti giovani, i ragazzi delle scuole superiori, che vivranno nel prossimo futuro questo territorio, dai quali dipendono sin da ora molte scelte per il futuro, giovani con i quali la signora Dorsi Leuthard, oggi Consigliere federale dedicato proprio ad ambiente, energia e trasporti, ha discusso.

E’ dagli adolescenti di oggi che passerà presto il futuro delle Alpi, in Svizzera come negli altri paesi alpini, adolescenti che qui si è deciso di coinvolgere nelle scelte organizzative, affidando loro una parte del dibattito di chiusura della settimana di lavori. Per tutti, ospiti ed esperti, Poschiavo è stata la dimostrazione vivente che non sempre è necessario disporre di infrastrutture faraoniche per ospitare congressi; con la valorizzazione intelligente delle risorse disponibili (dal cinema del borgo, al Polo di formazione, fino alle scuole superiori) Poschiavo ha “messo in rete” palazzi storici ed edifici moderni e ha fatto sì che pubblico e relatori vivessero il congresso spostandosi da un punto all’altro a piedi o in bicicletta, per tornare sempre nella piazza del paese, sede naturale per accogliere i momenti conviviali; una dimostrazione, semplice, di mobilità sostenibile ed efficiente, a cui si è aggiunto il treno, mezzo prescelto per raggiungere gli altri paesi della Valposchiavo. Dalle lunghe e articolate discussioni in occasione delle tante sessioni di approfondimento è emersa chiaramente tutta la ricchezza delle regioni alpine; che si pensi su scala di Paese o di continente, le regioni diventano spazi cruciali per la rilettura dei territori, la valorizzazione delle culture e delle economie.

La Svizzeraha da tempo ha declinato questo principio in una politica ad hoc; lo scorso aprilela Seco, con la collaborazione della Conferenza dei direttori cantonali,  ha istituito il gruppo di lavoro che imposterà la nuova politica regionale (Npr) da attuare a partire dal 2016. Strumento nato nel 2008 per valorizzare le potenzialità delle aree montane, periferiche e di frontiera, la politica regionale è destinata a erogare fondi affinchè le regioni (che non sono unità amministrative come da noi, ma dipendono comunque da Cantone e Comuni coinvolti) possano svilupparsi con le proprie energie, a partire dai punti di forza. L’idea guida è semplice:la Confederazioneaiuta le regioni perché con le proprie forze possano sviluppare idee e progetti che funzionano; i Cantoni sono i protagonisti di ideazione, finanziamento e realizzazione; le istituzioni e i servizi federali collaborano tra loro e con le istituzioni straniere coinvolte. A questo impianto concettuale essenziale si aggiungono gli obiettivi operativi: promuovere lo sviluppo di innovazioni e un’economia orientata al mercato, valorizzando tutte le specificità disponibili, affinché i centri regionali diventino i nuovi motori dello sviluppo, in chiave sostenibile (ovvero rispetto delle generazioni future), come è accaduto in Valposchiavo settimana scorsa.

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