Il giorno del ricordo sotto il tricolore che uccise le libertà

di GILBERTO ONETO

La cosiddetta Giornata del Ricordo è una occasione sprecata. Avrebbe potuto essere un sereno momento di rivisitazione della più recente vicenda italiana, di dibattito documentato su tutta una serie di episodi controversi, negati o travisati  su cui la storia ufficiale  si è esercitata nei più acrobatici esercizi di ipocrisia e di menzogna. La cosa è nata dalla commemorazione delle vittime della violenza titina ma avrebbe dovuto essere la migliore occasione per pensare a tutte le vittime dirette o indirette degli scontri ideologici e nazionalistici dell’ultimo  secolo e mezzo: non solo esuli e infoibati, ma i liquidati dopo la seconda guerra mondiale, i massacrati durante la prima, le vittime del colonialismo e dell’imperialismo italiano, gli ammazzati dallo Stato, gli insorgenti meridionali e tutti  quelli che sono stati imprigionati e uccisi per essersi opposti all’unificazione savoiarda e massonica. La storia che viene insegnata nelle scuole italiane è una sequela di menzogne, ipocrisie, negazioni e ingiustizie culturali. La Giornata del Ricordo avrebbe potuto essere la più bella occasione per spezzare l’odioso paravento della retorica, della censura e del trombonismo propagandistico.

Niente di tutto questo. Essa è diventata il peggior esercizio del peggior conformismo di potere.  Si continua con le esagerazioni e le forzature sulle vicende istriane, si continua ad alimentare il fuoco perverso del nazionalismo italiano come sempre condito di panzane, vittimismo e necrofilia.

Viene ancora una volta fatta violenza alla correttezza storica ma anche alle povere vittime vere che sono strumentalizzate, inzaccherate da  poltiglia tricolore, depredate del sacrosanto diritto alla verità e al rispetto che da essa deriva.

Se si vuole ricordare l’oppressione nei confronti di una comunità culturale ed etnica, non si può ricorrere all’esodo istriano e dalmata (che è stato il risultato di uno scontro fra ideologie, nazionalismi fasulli e convenienze politiche) senza ricordare le vicende degli slavi “incorporati” nel Regno d’Italia, dei sudtirolesi e di tutti gli altri che sono stati  rinchiusi nella gabbia tricolore.  Il Ricordo deve coinvolgere tutte le vittime, dai soldati padani rimasti fedeli ai loro sovrani, ai combattenti meridionali, a tutti quelli che si sono ribellati ai soprusi dello Stato, che sono stati incarcerati e ammazzati, che sono stati costretti a emigrare, che sono stati macellati nelle trincee, in assurde spedizioni africane e balcaniche, e infine – e solo allora – anche i triestini, gli istriani e i dalmati sacrificati dall’Italia per maneggi davvero poco nobili. Il Ricordo deve coinvolgere nell’esecrazione tutti gli aguzzini, non solo le milizie titine o gli sgherri nazisti e fascisti, ma anche le brutalità dei partigiani, l’esercito italiano e tutte le sue propaggini repressive e violente dal bombardamento di Genova del 1848  fino all’assalto al campanile del 1997.

In questi giorni si è celebrato il ricordo all’ombra del tricolore, proprio la bandiera in nome della quale tutte le nefandezze sono state commesse.

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3 Commenti

  1. Renzo says:

    Gilberto ci lascia sempre manciate di saggezza.
    Grazie a voi che continuate a ripubblicarlo
    Così è sempre tra noi … vivo tra noi !

  2. luigi bandiera says:

    Eheee… i bravi komunisti che diffondono l’idea che loro sono il bene e tutti gli altri il male.
    A roma (da sempre predona) dicono: li possino…

  3. Giancarlo says:

    Desidero ricordare la giovane Norma Cossetto, talvolta menzionata erroneamente come Norma Corsetto, fu una studentessa italiana, istriana di un paese vicino Visignano, uccisa da partigiani jugoslavi nel 1943 nei pressi della foiba di Villa Surani.
    Data di nascita: 1920, Visinada, Croazia
    Data di morte: 1943, Antignana, Croazia
    Essa fu una martire Veneta di belve feroci che la torturarono , la seviziarono tagliandole i seni, la stuprarono gettandola su un tavolo. Si è accertato che furono in 17 gli aguzzini. Dopo tutto ciò non contenti la gettarono nella Foiba di Antignana.
    Il fatto venne risaputo e molti di coloro che la seviziarono furono poi catturati e giustiziati da soldati tedeschi che nel frattempo erano riusciti a ritornare in quelle località.
    Anche se il padre era un fascista, perché prendersela con la figlia, una donna e trattarla in quella maniera disumana ? Mi chiedo anche dopo il lungo silenzio su tanti fatti accaduti, come mai non si ricordano anche i tanti assassinii, perché tali sono stati, alla fine della guerra e che durarono troppi mesi grazie ai reparti partigiani comunisti. Da ricordare, se ce ne fosse bisogno, che furono uccisi anche molti partigiani senza il fazzoletto rosso e quindi non comunisti solamente perché non erano d’accordo di diventare come i fascisti se non peggio. Niente da fare, piuttosto i comunisti preferivano uccidere i propri “compagni” che non la pensavano allo stesso modo e via con le uccisioni. Consiglio di andarsi a leggere qualche libro in proposito scritti da PANSA .
    Il tricolore è nato con e nel sangue dei suoi futuri cittadini e morirà inesorabilmente all’ombra del suo fallimento storico e culturale poiché nulla è stato fatto in buona fede ma tutto in mala fede e per il tornaconto di pochi a danno dei molti.
    WSM

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