Il futuro è nell’indipendenza, non nei congressi degli estinti

di ROBERTO BERNARDELLI*

Francamente, chi sarà il nuovo segretario della Lega Nord poco interessa a questo Nord. Alla mia Lombardia men che meno. Nel primo caso parliamo di un’entità alla ricerca dell’amor perduto, nel secondo, di un territorio che ha dimenticato quali siano le proprie insegne. Preferiamo tornare a parlare dei vivi.

«Finché l’apparenza — scrive Havel ne Il potere dei senza potere — non viene messa a confronto con la realtà non sembra un’apparenza; finché la vita nella menzogna non viene messa a confronto con la vita nella verità manca un punto di riferimento che ne riveli la falsità. (…) l’ortolano non ha messo in pericolo la struttura del potere a causa della sua importanza “fisica” o del suo potere oggettivo, ma in quanto il suo gesto ha trasceso la sua persona, ha fatto luce intorno a sé», scriveva Havel.

Bene, noi siamo nella fase in cui 20 anni di apparente lotta per il Nord sono finiti sotto il maglio della resa dei conti della verità: il nulla. E oggi siamo a leggere e discutere a chi andrà l’eredità del nulla. Ma chi se ne frega.

Il Nord non merita questa indecorosa fine. La Lombardia non è un’appendice politica di Roma, magari è altro. Ma le hanno portato via le insegne, le hanno rubato la speranza. Le hanno negato la libertà economica e dunque la giustizia sociale. Che sono il lavoro, le pensioni, la certezza di una cura, gli asili, le scuole, e soprattutto la cultura.

In cambio abbiamo sono sentito parole stanche sull’immigrazione, sui sedili della metropolitana, parole stanche sui simboli e che non vanno oltre gli schemi della demagogia e della promessa. Chi è andato a Roma ha perso se stesso, giocando alle alleanze. Ciò che accade dentro la “fu Lega”, negli equilibri del suo potere romano e postformigoniano non ci interessa. Ci sfibra e basta.

Serve altro, serve un progetto che non chiami a sé o tenti di assecondare le spine indipendentiste che agitano la politica lombarda per fare solo numero.

Dicono, dalle parti del varesotto, che su quella novantina di comuni che il prossimo anno andranno al voto nell’ex ombelico leghista, il Carroccio ne perderà qualcosa come almeno una settantina. Quasi tutti. Forse potrebbe essere salutare, ma lo sarebbe stato di più se il febbraio scorso il Carroccio avesse perso la sfida con Ambrosoli in Regione. Per la Lombardia sarebbe stato più salutare riorganizzare l’opposizione che vivere traccheggiando con i merenderi berlusconiani. La grigia destinazione dell’amministrazione “Prima il Noddd”, il viatico tiepidino e curiale al referendum e alla raccolta firme per l’autodeterminazione, dicono tutto. L’assenza culturale della Regione Lombardia persino alla Fiera internazionale del libro a Francoforte, aggiunge sale sulla ferita. Alla vigilia dell’Expo la Lombardia è una regione silente H24. L’Italia aveva un padiglione grande come la suola delle nostre scarpe mentre la Catalogna, di cui ci si riempie la bocca organizzando pullman e comitive per sbandierare solidarietà, aveva invaso con le proprie realtà editoriali e culturali lo spazio dell’Europa che cerca indipendenza.

C’è altro da aggiungere? Siamo agli ultimi fuochi e non ci interessa conoscere chi reggerà l’ultimo cerino.

Il Senatur non scenderà in lizza, non agiterà le acque, l’eminenza grigia gli ha già miracolosamente garantito il fluso didattico all’educazione scolastica che gli sta a cuore. Il patto è stato siglato, il guerriero ritira le armi che gli servono ormai per illudere i sopravvissuti del bossismo.

Noi invece andiamo avanti. E vogliamo e dobbiamo anche girare i fucili anche con la nostra informazione. Non siamo dei rassegnati, non abbiamo contrattato per abbassare la nostra bandiera, non ci siamo illusi, abbiamo riconosciuto chi ci ha sequestrato la speranza.

E’ stato detto, di recente, alla nostra assemblea di Indipendenza Lombarda, che non importa essere uno due dieci cento contro magari un esercito di diecimila… Ma sono diecimila rassegnati, diecimila uomini da risvegliare attraverso la nostra azione di responsabilità individuale, che non si delega più a nessuno.

Non siamo rappresentati dai rassegnati che non hanno più un manovratore, e che sbattono a destra e a manca arrabattando alleanze e ammiccamenti. Gli inidentitari sono questi e contro di loro noi dobbiamo girare i nostri fucili e sparare dalla parte giusta perché sono i collaborazionisti che ci hanno svenduto ad avere la responsabilità di non averci rappresentato dentro le istituzioni. Incassandone solo i benefit e le nomine. E’ vero, il nemico non è Roma, visto che non la consideriamo; il nemico sono i traditori che ci rappresentano  a casa nostra.

“L’errore politico di aver messo la politica prima della cultura, prima dell’identità – come ha ricordato il prof. Giuseppe Reguzzoni, nostro collaboratore, nel corso dell’assemblea recente -. Le autonomie infatti altro non si lega ad un partito solo. Prima c’è la coscienza di essere se stessi poi ci sono scelte politiche differenti. Da noi invece l’identità ha avuto una sola valenza di marketing elettorale”.

E’ sacrosanto. Lo è come lo strumento di confronto e di crescita di questo nostro quotidiano, che è la voce di questa animazione culturale, e lo è imparando dai nemici, imparando dai compagni che avevano a loro volta imparato la lezione da Gramsci. L’egemonia culturale viene prima di quella politica. E non a caso, nonostante la sinistra oggi sia ripetutamente senza leader, resta in piedi perché ha l’inerzia dell’eredità culturale, diffusa ovunque. Nelle fondazioni, nelle banche, negli enti, nella scuola, nelle università, nelle televisioni, nell’informazione. La destra ha solo format, carismatici e proseliti.

La questione sociale, infine. Questione di giustizia sociale. Benessere, lavoro, futuro. Sono le parole che danno senso alla direzione dell’indipendenza. Sono le parole che non vanno mai giù di moda, che alimentano la lotta per una libertà e per una emancipazione verso l’indipendenza. La questione sociale non si risolve a Roma ma legando la questione sociale alla battaglia per l’autonomia. Fiscale, culturale, del welfare.

Il consenso non passa insomma per un cambio della guardia al loculo del cimitero dell’estinto consenso, non ci interessa. Per noi passa attraverso la saldatura tra la nostra questione lombarda sociale, del lavoro, e l’autonomia. Alzando le insegne, proseguendo la semina della cultura nella politica. Agli altri non frega nulla, a noi più di ogni altra cosa e di qualsiasi totocongresso sul vuoto.

*Presidente Indipendenza Lombarda

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11 Comments

  1. L'incensurato says:

    Eppure il Bernardelli lo vedrei moolto meglio dei vari Stevanazzi o Giorginetti a capo della Ln. Carta bianca sugli epurati of course.

  2. Paolo says:

    Allora, se la Lega è morta, seppellitela e smettetela di rompere, dopodiché fateci vedere cosa siete capaci di fare.
    Se invece la Lega è viva, ancorché malata, vorrei capire le ragioni vere di tanto odio.
    Io sono assolutamente indipendentista, ho la tessera della Lega da più di vent’anni e, nonostante le tante delusioni, andrò a votare per il nuovo segretario.
    E spero di ripartire da Torino, il 15 dicembre, con rinnovato entusiasmo.
    Toglietemi una curiosità, sono da seppellire o da fucilare anche i ventimila che, come me, intendono continuare a combattere ???

  3. GIORGIO says:

    CARO ROBERTO, NE AVEVO PARLATO ANCHE CON MORELLI ,PRIMA CHE SE NE ANDASSE, SIAMO ANDATI IN PIAZZA A FARE VOLANTINAGGIO E PROPAGANDA PER GLI ALTRI SENZA NESSUN RISULTATO, VOGLIAMO FARE ANCORA UN TENTATIVO ED ANDARE IN PIAZZA CON VOLANTINI SERI E SCRIVERE ALLA GENTE COSA VOGLIAMO FARE, MA SOPRATUTTO LA GENTE COSA VUOLE FARE , VOGLIAMO LAVORARE FINALMENTE UN PO’ ANCHE PER NOI. NON CI COSTA NULLA ANDARE AI MERCATI CON UN GAZEBO, MA ANCHE SENZA, INCONTRARE LA GENTE E FARGLI CAPIRE CHE NON CI SONO ALTRE SOLUZIONI, CHE IL FUTURO SARA’ PER LA LIBERTA’ DEI POPOLI, CHE SARA’ L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA L’UNICA ANCORA DI SALVEZZA , PER DIFENDERCI DA QUESTA POLITICA SCONCIA ED INCONCLUDENTE , CHE QUESTI GOVERNI ITALIANI CI PROPINANO E CHE NON GOVERNANO UN FICO SECCO.
    SE NON RIUSCIAMO ORA, IN QUESTO PRECISO PERIODO STORICO, DOVE POTREMMO AVERE DALLA NOSTRA PARTE, TUTTE LE CATEGORIE DI DISOCCUPATI, TUTTI GLI IMPRENDITORI CHE CHIUDONO PER CREDITI E QUELLI CHE SCAPPANO DAL FISCO LADRO, I GIOVANI CHE NON TROVANO LAVORO, I PENSIONATI POVERI, TUTTE LE FAMIGLIE AL C OMPLETO CHE FANNO FATICA A TIRARE AVANTI, LE COPPIE CHE NON SI SPOSANO PERCHE’ NON POSSONO PRENDERE CASA O PER GLI AFFITTI
    ALLE STELLE (COME SOLO IN ITALIA AVVIENE) , LE COPPIE CHE NON POSSONO PERMETTERSI DI FARE FIGLI, E TUTTI QUELLI CHE ASPETTANO LA CASA , CHE INVECE VIENE ASSEGNATA AGLI STRANIERI.
    ANCHE SE SEMBRA CHE CI SIANO MILIONI DI CASE VUOTE.- LA NUOVA CATEGORIA DEGLI ESODATI, LE CASALINGHE CHE FANNO MIRACOLI PER FAR QUADRARE IL BILANCIO FAMILIARE, MA SOPRATUTTO TUTTI QUEI CITTADINI UMILI , LEALI ED INTELLIGENTI CHE NON VENGONO CONSIDERATI, MA CHE SONO LA RISORSA PIU’ SANA DA SALVARE DAGLI GLI INFINITI SOPRUSI ED ANGHERIE ALLE QUALI SONO SEMPRE SOTTOPOSTI.
    LE BARRICATE LE HANNO FATTE I NOSTRI ANTENATI 150 ANNI FA’, PER LIBERARE MILANO, E’ IMPOSSIBILE CHE NON SI RIESCA OGGI A LIBERARE ALMENO LA LOMBARDIA.
    ANCHE IN FRANCIA STIAMO ASSISTENDO IN QUESTI GIORNI ALL’AVANZATA DEL PARTITO DELLA LEPEN , POTREBBE ESSERE ANCHE PER LORO L’ULTIMA SPIAGGIA. GIORGIO.

  4. erik says:

    Oramai la lega, intesa come partito, è il nemico numero 1 dell’indipendenza …in veneto ha fatto danni devastanti, in lombardia non li so ma grossi risultati di sicuro no. Gli elettori sono anche in buona fede credo, disinformati però su altre realtà sicuramente migliori anche se non perfette.
    Quella del web è una battaglia che andrebbe condotta, ma la gente non lo capisce e lasciano tutto lo spazio ai pentastellati.
    Mi ero proposto di portare avanti la battaglia culyurale dei nomi delle città sulle cartine web, nessun e dico nessun aiuto. Sono stato io ad aggiungere berghem su google maps, e non sono neanche lombardo… Tutti bravi a scrivere quello che gli altri devono fare…continuate così che andrete lontani.

  5. Dan says:

    I tipi nella foto sono i famosi bergamaschi armati di fucile ?
    Quando si dice che ci salverà il piombo non si intendevano i soldatini 😛

  6. Riccardo S. says:

    Capisco che la Lega Nord sia diventato paradossalmente il nemico numero uno della Lombardia.
    Capisco che, come nelle regole di mercato, si debba rubare consensi alla diretta concorrente.
    Detto ciò non è questo il modo di portare avanti la nostra battaglia.

    Parlo da elettore e candidato della ex Lega Padana Lombardia, Lombardia Autonoma, Unione Padana.

    Sono stanco di vedere sempre i soliti comunicati antileghisti ricchi di bei paroloni ma sostanzialmente poveri di contenuti.

    Bisogna far sentire la propria voce almeno sul web, sui social network, spiegare cosa si vuole, come lo si vuole ottenere, comunicare fino alla nausea in cosa consiste la rapina fiscale che subisce la Lombardia.
    Questi sono i fatti, i contenuti. Questo vuole sentire la gente, non i dibattiti da circolo culturale.

    • elio says:

      è questo che non comprendo, odiano la lega tanto da rinunciare a quel poco che è rimasto o aspirano di sostituirla con il il nulla quali costoro sono? mah…..io non li capisco proprio, hanno preso lo 0,1 in lombardia compreso il mio voto che la prossima non avranno, mah mah mah

  7. Paolo says:

    Speriamo che l’espressione geografica chiamata italia fallisca quanto prima. W il Veneto indipendente.

  8. Luci di Padova says:

    Serviva l’appoggio del popolo che mai è arrivato e che ora è irremidiabilmente morto di freddo.

    Ora il popolo del nord non può che pianger se stesso perché ognuno merita ciò che vale e in questo caso meglio usare il passato “ognuno ha meritato ciò che valeva”, alias “l’oblio”.

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