Il Foglio contro i dialetti

 rassegna stampa
di ANTONIO MARVASI -In seguito alla strigliata dell’Accademia della Crusca al recente Sillabo farcito di inutili anglicismi pubblicato dal MIUR, è stato pubblicato su Il Foglio un articolo che non esiterei a definire imbarazzante, per la penna di Antonio Gurrado. 

Sostiene Gurrado, cosa a dir poco sorprendente, che il vero nemico dell’Italiano sono i dialetti, e non certo l’inglese. Quindi l’Accademia della Crusca dovrebbe prendersela, non con l’inglese, ma con le lingue locali. Arriva persino a definire la Crusca come una novella “Inquisizione spagnola“. Espressione talmente ridicola che sembra doveroso rispondere all’esagerazione con un “Eh la madonna!” pozzettiano, con forte accento milanese.

Che il dialetto sia nemico dell’Italiano è semplicemente falso. I dialetti, a partire da “ciao” hanno dato all’italiano una miriade di parole, lo hanno nutrito. Sin dai tempi della Divina Commedia, che non è scritta in fiorentino puro, ma costruita con espressioni provenienti dai diversi dialetti, e fa uso persino della prestigiosissima rima siciliana. E che dire di Boccaccio, il cui primo scritto letterario, L’Epistola napoletana, è scritta in dialetto, prima di passare per questioni di prestigio (aveva gli esempi delle altre due corone) al fiorentino – anch’esso dialetto, o volgare?

Ma comunque, non si capisce come il dialetto possa intaccare la lingua, essendo una alternativa non sostitutiva che i parlanti scelgono a seconda dei casi (si dice: diglossia ed è una sorta di bilinguismo funzionale) – al contrario di quanto avviene con l’inglese che tende a sovrapporsi alla lingua italiana. Inoltre l’autore dell’articolo – vergogniamoci per lui – sembra fare una confusione tutta sua tra “tutela della lingua italiana” e “tutela del particolarismo/dialetti locali”, come se l’obiettivo possa essere identico. Il promuovere l’italiano come lingua di tutti – si capisce quindi quanto la questione sia politica e democratica – non ha niente a che vedere con la tutela dei dialetti/patrimonio linguistico locale.

La Crusca non ha il compito di vigilare su iniziative di tutela del patrimonio linguistico locale e sarebbe ridicolo che lo facesse. Ha invece il duro compito – come lo hanno l’Académie française, la Real Academia spagnola e tutte le istituzioni di ogni singolo paese – di controllare a che l’infarcimento di forestierismi spesso inutili non impedisca la comunicazione chiara tra cittadini e istituzioni, ovvero usando prioritariamente l’italiano

CONSULTA IL DIZIONARIO COLLETTIVO TORNA A CASA LESSICO

D’altronde, basta una semplice allusione alla ricchezza della letteratura in dialetto, dal Belli al Porta.Letteratura dialettale nella quale si sono cimentati anche i grandi della letteratura in lingua, da Pasolini in giù. Persino D’Annunzio, addirittura Leopardi nello Zibaldone usa alcune espressioni dialettali. E come leggere la poesia di Montale senza tener conto del dialetto genovese? E la lista potrebbe essere molto, molto lunga. I dialetti fanno parte del patrimonio culturale, al pari della cucina. Il fascismo fece una guerra ai dialetti, oltre che ai forestierismi.

Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini in Dialetto e poesia popolare, testo critico del 1951 dedicato alla differenza esistente tra poesia dialettale e poesia popolare.

Ma la questione non è semplicemente linguistica, non si tratta di conservare i dialetti per contemplarli in un museo. La questione è molto più profonda. Ecco quindi che questo articolo da imbarazzante che pareva di prim’acchito, si presenta in verità come un sintomo molto preoccupante.

Infatti, se come dice il gruppo Incipit nell’ultimo comunicato, il MIUR “sembra promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana“, ecco che arriva questo articolo per dimostrarlo, spostando leggermente la questione dalla lingua istituzionale alla cultura. Questo tizio arriva a dire che “il nemico dell’Italiano non è l’Inglese ma il folklore”. E quindi spinge, se posso dire, per un abbandono sistematico dell’essere italiano tout court. Essere padroni della nostra realtà.

Antonio Gurrado, oltre a non capir nulla di linguistica, non ha idea di cosa sia la globalizzazione. Macchiandosi di quel provincialismo internescional di cui abbiamo spesse volte parlato in questo sito. Altrimenti detto: ignoranza.

Ma non basta! Sempre Il Foglio pubblica un paragrafetto firmato da Camillo Langone, che si schiera invece con l’Accademia della Crusca, pur non avendone capito per niente gli intenti. Infatti, confondendo l’appello del gruppo Incipit con il purismo linguistico di stampo mussoliniano, e cosa peggiore appoggiandolo, dichiara di essere infastidito persino dalla parola “cocktail” preferendovi adattamenti anni ’20 come “bevanda arlecchino” e “coccotello”. E cosi Il Foglio, che vergogna a questo punto per il direttore, ospita in un colpo anche l’altro tipo di provincialismo, quello strapaesano e purista. Niente male davvero.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. giancarlo says:

    Secondo i più autorevoli poliglotti internazionali esistono solo le lingue.
    I così detti dialetti sono semplici variazioni di una lingua parlata e scritta che differiscono a seconda della località dove vengono parlati e scritti, ma sempre entro dei confini ben definiti di uno stato.
    Esiste anche un’altra definizione : ~Sistema linguistico di ambito geografico limitato, appartenente a un gruppo di sistemi geneticamente affini (per es. i dialetti italiani nel loro complesso) e contrapposto a quella che storicamente si è imposta come lingua nazionale o di cultura.
    Lo stato italiano riconosce ben 19 lingue al suo interno ma non la lingua Veneta parlata e scritta da oltre 1.100 anni. Certo che voler ignorare o tentare di cancellare una lingua la vedo dura….!!!
    Lo stato italiano è da sempre retto da istituzioni “invase” da persone che agiscono come mafiosi.
    Lo stato di diritto non esiste se non quando fa comodo a qualcuno di questi personaggi.
    La magistratura o la corte costituzionale si sono da sempre distinte per sentenze inverosimili, contraddittorie o peggio contrarie allo stato di diritto e persino ai diritti umani e ben altro………
    Insomma ci troviamo difronte e lo abbiamo visto ancora una volta quando la consulta sentenziò che gli eletti nelle camere erano abusivi perché la legge elettorale era incostituzionale. Eppure non fece nulla affinché la sentenza fosse eseguita o rispettata…..dunque cosa vogliamo dire oltre per screditare queste istituzioni italiane che si comportano tramite coloro che rivestono le varie cariche come dei padroni o dei perfetti dittatori in camice nero o rosso e quindi ragionano ed agiscono come dei perfetti mafiosi.
    A giustificazione delle parole forti che uso, ma sinceramente convinto che bisogna farlo voglio citare ORIANA FALLACI nel suo libro ” LA RABBIA E L’ORGOGLIO”. Ai lettori…….”Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”
    Io mi ci ritrovo pienamente in queste parole ed in questo atteggiamento.
    Aggiungo che lo spettacolo che i vincitori delle ultime elezioni hanno dato non è degno degli italiani.
    Troppi distinguo, troppi veti, troppi discorsi inutili, troppe minacce, insulti, e chi più ne ha più ne metta.
    Il teatrino politico non è cambiato per nulla. Si continua a giocare sulla testa degli italiani i quali prima o poi saranno costretti a fare una vera rivoluzione e non come quella che il M5S non vuole fare né andare a governare. Quando gli italiani….e lo stanno facendo…. non ne potranno più di tutti i politici, altro che M5S per cambiare questo paese. A forza di aspettare chissà che cosa i politici non si rendono conto che l’incazzatura aumenta sempre più e prima o poi da un giorno all’altro, da un’ora all’altra l’italia non ci sarà più come entità statuale ma solo geografica.
    ( SHAKESPEARE, Troilo e Cressida ( urlo di Cassandra)…. “”” PIANGETE, TROIANI,PIANGETE!! E DATEMI IN PRESTITO DIECIMILA OCCHI, CHE’ IO LI RIEMPIRO’ CON LE LACRIME DELLA PROFEZIA””””.
    Lo stesso vale per gli italiani il cui pianto prima o poi arriverà nonostante si siano sforzati per puro interesse personale…..a votare diversamente dal passato.
    WSM

  2. luigi bandiera says:

    L’intellighenzia (ma e’ tale?) e’ molto di piu’ che malata: accetta l’occupazione inglese e non la liberazione che i cosiddetti “dialetti” locali portano.
    Avete mai pensato che se parlate in italiano (altro dialetto) siete incatenati mentre se parlate o scrivete in “dialetto” siete veramente LIBERI..?
    Beh, e’ certo, certi presunti sappientoni che si passano per intellettuali non hanno certo la sensibilita’ per capirne la differenza.

    La colpa e’ del voler fare l’italia e gli italiani costi quel che costi.

    Anche nei nostri giorni si PALPA con mano che l’italia e’ uno stato ma NON E MAI SARA’ UNITO..!
    A partire dai “dialetti”.

    L’ignorantata talibana piu’ evidente e forte e’ quella di chiamare le lingue locali dialetti…

    Schoke sono e da li’ non si scappa.

    Pensiamo invece a quel fenomeno successo in 150anni dove non trovi un prefetto, un questore e ecc. al nord di razza settentrionale..! Magari di razza Piave..!

    E come con la Liga Veneta, partito deveneti per cui razzista e ecc..
    E l’italia nei confronti degli stessi (dei veneti) e non solo..?
    Visitate qua per capire come e’ la menata del kax:
    http://www.palmerini.net/blog/la-regione-veneto-fa-cancellare-i-diritti-dei-veneti-come-il-sud-tirolo/

    Ci fanno guardare da tutt’altra parte… sti garibaldini sempre in SPE.

    Come dicono a Venexia?
    Boja ti e i ta morti… (circa).

  3. caterina says:

    quanta stupidità nei falsi intellettuali e similari… come se la comunicazione fra gli uomini cominciando dai più vicini ai più lontani non parta ab origine dal parlato, che ha continuamente arricchito quello che poi nel cinquecento, con il diffondersi delle opere scritte a seguito dell’invenzione della stampa, ha fatto sentire il bisogno in qualche modo di codificarne la struttura, non di imbalsamarla come sembra l’intento dei citati soloni… i dialetti, a parte che sono le vere lingue dei popoli, con la ricchezza di tutte le sue varianti da zona a zona, sono la loro linfa che viene da lontano… ma se poi vogliamo adottare l’italiano, bastano poche inflessioni di cadenza o persino di accentuazioni delle vocali per caratterizzarne l’uso…
    la Crusca si eserciti semmai su queste se ha voglia di indagare, la “e” o la “o” aperta o chiusa, e senza neppure troppa austerità, perché alla fine chi ascolta, a parte il significato che spessissimo non cambia, rivela addirittura la provenienza della persona…. La nostra lingua è ricchissima, con un’infinità di variabili che non sono mai veramente sinonimi… trovo invece avvilente che continuamente si cerchi di imbastardirla con termini di cui solo una minoranza capisce il significato… dovrebbe essere obbligatorio qualora si usino termini tecnici in inglese o sigle varie, che a margine se ne traduca in italiano il senso…ma questo richiede rispetto per il lettore che la supponenza di soloni o degli anglofili tout-court subdolamente non permette.

Leave a Comment