Il fisco uccide tutto: morte 90 mila imprese artigiane in 4 anni

di GIORGIO CALABRESI

La pressione fiscale in Italia ”e’ una delle piu’ alte del mondo. Secondo le ultime analisi della Banca mondiale, sommando tasse e contributi, la pressione sulle imprese lambisce il 70%, a quota 68,5%. A puntare il dito contro la zavorra fiscale e’ il presidente della Cna Ivan Malavasi nel suo intervento all’assemblea annuale della confederazione artigiana e Pmi. Eppure ”non e’ finita qui. Nel 2012 con l’Imu l’imposizione sugli immobili produttivi e’ destinata a raddoppiare” dice Malavasi aggiungendo che le tasse sono ”il fronte su cui le imprese rischiano la sconfitta”. Non serve un’ideona per uscire dalla crisi, afferma Malavasi citando il titolare dello Sviluppo economico Corrado Passera seduto in platea. ”Serve un’idea-Paese che metta al centro le piccole imprese” e’ la ricetta del presidente degli artigiani della Cna per il governo e la politica. Serve una ”buona politica” che definisca gli obiettivi strategici sui quali muoversi nei
prossimi 10-15 anni e sui quali concentrare le poche risorse dice Malavasi parlando ai leader politici presenti, Bersani, Alfano, Casini. Ne’ rinuncia a un focus sulle piccole imprese, quelle che – dice – rischiano di piu’ e portano vanto al nostro miglior Made in Italy.
”Negli ultimi 4 anni abbiamo perso quasi 90.000 pmi artigiane, oltre il 20%. Ben 250 mila posti di lavoro in meno. Si tratta di un numero enorme, pari a venti volte quello dei dipendenti dell’Ilva” sottolinea ancora il presidente degli artigiani che parla di posti di lavoro e lavoratori ”invisibili, perche’ fuori dal campo visivo dei media e delle istituzioni”. Intere filiere stanno scomparendo, trascinando nel baratro l’indotto e le comunita’ territoriali che attorno ad esso ruotano.

Manifattura, costruzioni e terziario avanzato sono i settori con il piu’ elevato numero di addetti per impresa, con i maggiori investimenti in tecnologia, innovazione, formazione, con la piu’ alta capacita’ di produrre ricchezza. ”Paradossalmente – dice – sono proprio le imprese che hanno rischiato, investito, scommesso ad avere oggi maggiori difficolta”’. Nonostante cio’, ”lo slalom quotidiano per la ricerca di credito bancario e’ drammatica”. I finanziamenti all’artigianato si sono ridotti di oltre 7 punti in un anno. Piu’ di un terzo delle nuove richieste di credito rimangono senza risposta.

Positivo invece  il giudizio di Malavasi sulle risposte giunte da Passera. ”Bene l’impegno sui Confidi, cosi’ come l’attenzione sulla proposta Cna per un’Agenzia delle imprese, bene anche la proposta di una compensazione sui redditi per le imprese che aumentano i volumi di export. Il clima e’ cambiato – ha detto Malavasi – mi pare si cominci a capire che cio’ che e’ buono per le Pmi e’ buono per il Paese”. Convinti loro… ma l’impressione è che si voglia vedere positivo laddove c’è poco da vedere. E soprattutto di sperare interventi risolutivi dalla stessa politica che è la principale responsabile della drammatica situazione in cui versano gli artigiani e le pmi del l’ex Bel Paese.

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4 Comments

  1. Riccardo says:

    Quando lo scrivente era un oscuro dirigente provinciale della CNA, e il governo di allora era presieduto da Romano Prodi, alle mie proteste su come l’organizzazione avrebbe dovuto battere i pugni per l’eccessivo peso fiscale, mi sentii rospondere che i miei toni erano strumentali e che il governo di allora stava facendo il possibile. Che la CNA sia nata da una costola dell’ex PCI è cosa risaputa ma che ora si sia svegliata come soggetto attivo nella protesta fiscale è, per me, una gradevole quanto tardiva novità. Sono certo che sulla scrivania di Malavasi ci sono i numeri giusti da chiamare per intervenire su questa sciagurata sospensione di sovranità popolare e, forse, anche le percentuali di artigiani e microimprese che non stanno morendo per la stretta creditizia, che è solo lo strumento, ma di globalizzazione selvaggia, quella si, avallata dai famosi aerei di Prodi in Cina pieni di illuminati imprenditori, e oggi evidente motore immobile della crisi europea e del manifatturiero italiano, con tutto il cascame dei distretti industriali e del mondo artigiano che li riempie.

  2. Aquele Abraço says:

    Il Pil dovrà andare in caduta libera prima che i redistributori del reddito e tutti i parassiti itaglioti si convincano che la Pmi (soprattutto padana) è la comoda amaca su cui si trastullano beatamente.
    Quando si straccerà del tutto, il loro culo in caduta libera sbatterà pesantemente per terra.

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