Il Fisco disperato si dà alla birra: +114% di tasse dal 2004 a oggi

di GIORGIO CALABRESI

Il Fisco italico è famelico, ha bisogno di soldi da prendere in tutti i modi ai cittadini, e in questa sua azione disperata non si rende conto che uccide o rischia di uccidere interi settori, e soprattutto finisce per incassare meno soldi di quelli che si prefigge. Ad esempio nei primi otto mesi dell’anno, a causa del caro carburanti, in buona parte oberati di accise, allo Stato sono venuti a mancare circa 770 milioni di euro. E allora, via, a caccia di altri soldi: si martella tutto, dalle sigarette elettroniche alla birra, stroncando l’economia interna, in preda a una furia cieca.

AssoBirra, l’associazione che riunisce le aziende produttrici di birra in Italia, nell’apprendere la notizia di un ulteriore aumento dell’accisa stabilito dal Governo per le coperture economiche relative agli impegni del ddl Scuola, commenta la notizia per bocca del presidente, Alberto Frausin, dichiarando la preoccupazione e il disappunto di un settore che si sta già confrontando con gli effetti della crisi sui consumi. «Oggi abbiamo appreso dell’aumento delle accise, che una volta a regime arriveranno a crescere di un +33% (tenuto conto anche del fatto che sulle accise stesse grava l’Iva). Si tratta di un incremento per noi insostenibile visto che sulla birra si arriverà a pagare in totale il 47% di tasse. E tutto questo avviene mentre la Ragioneria dello Stato, interpellata dalla Commissione Bilancio in merito alla percorribilità finanziaria di una copertura del ddl Scuola derivante dall’aumento delle accise sugli alcolici, ha emesso ieri un parere negativo, sostenendo di fatto che con questo intervento non si otterrebbero i risultati sperati». «A conferma possiamo dire che, da nostre stime, l’aumento dell’accisa porterà ad un calo dei consumi di birra di circa il 5-6% (consumi di birra già in calo nei primi 6 mesi del 2013 del -3%).- sostien Assobirra – è arrivato il momento di dire basta tasse sulla birra. E di spiegare agli italiani che non è una accisa sull’alcol, come viene definita, visto che la paga solo chi compra birra e superalcolici, due prodotti che, insieme, rappresentano un terzo dei consumi complessivi di alcol in Italia (senza contare che la birra è la bevanda con meno alcol tra quelle alcoliche). Alla fine questa tassa colpirà i 35 milioni di nostri connazionali che bevono birra e per i quali l’aumento significherà spendere ancora di più per la serata in pizzeria, uno dei pochi lussi che ancora possono permettersi».

Solo per fare un rapido conto, già oggi chi esce per una serata a base di pizza e birra, spendendo sui 10-15 euro circa di conto, ne versa da 2 (nel caso dei 10 euro) a oltre i 3 (nel caso dei 15 euro) al fisco. E quello che colpisce è che il 75% lo paga sulla birra. Una vera e propria «tassa sulla serata in pizzeria» che aumenterà ancora in virtù delle nuove accise introdotte dal legislatore. L’Italia risulta oramai tra i Paesi produttori con la pressione fiscale sulla birra più alta in Europa, tre volte superiore rispetto a quella pagata da tedeschi e spagnoli. Questo aumento dell’accisa si inserisce peraltro in un quadro di aumenti delle tasse sulla birra, cresciute solo negli ultimi 7 anni del 30%. Nel 2004 l’accisa era 1,395 Euro per HL/Plato, al primo gennaio 2005 (11 anni dopo), l’accisa sarà più del doppio (2,99 Euro), per esattezza il 114% in più. Dal 2004 a oggi i consumi delle famiglie italiane sono scesi del -7,6% con un PIL in calo del -8,9%, una produzione industriale in flessione del -25,1% e una occupazione che è scesa del -7,2%. Eppure, nonostante questo contesto, il Governo ha deciso di chiedere sempre più soldi a quei 2/3 di Italiani che bevono birra. Al momento, considerando l’Iva al 21% e le accise che già gravano sulla birra, quando si compra una bottiglia di birra da 66 cl, al prezzo medio di 1 euro, 40 centesimi sono di tasse. In altre parole, più di 1 sorso di birra su 3 va a finire al fisco. Grazie al nuovo aumento delle accise si arriverà addirittura a 1 sorso su 2!Il rischio denunciato da AssoBirra è che questa ulteriore raffica di tasse finisca per mettere in ginocchio un settore dove operano 500 aziende tra marchi storici e microbirrifici artigianali e dà lavoro direttamente a 4.700 persone (+4,4% rispetto al 2011), che salgono a circa 144.000 con l’indotto allargato. E che dopo un 2012 difficile chiuso in sostanziale linea con l’anno precedente, nei primi 6 mesi del 2013 ha già visto scendere del -3% le vendite in Italia.

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12 Comments

  1. pippogigi says:

    Personalmente faccio periodicamente un viaggio in Francia dove ho cura di fare il pieno alla macchina, i carburanti costano molto meno, la spesa per la casa, prodotti farmaceutici (per fortuna non me ne servono quasi mai), prodotti per il riscaldamento di casa (anche quelli costano meno) e le birre, di cui sono appassionato.
    I supermercati francesi sono molto forniti di birre rispetto a quelli italiani ed anche buone, birre trappiste, biere de garde, ed altre. Perfino le vacanze o i viaggi aerei costano meno in Francia (paese statalizzato ed ipertassato). Ecco che il problema della birra è presto risolto e mi spiace per un mio amico, proprietario di pub che ultimamente mi ha visto ben poco. Non fumo non gioco (tanto i giochi sono tutti truccati) cerco di usarew la macchina il meno possibile, in poche parole faccio di tutto per affamare la bestia italiana.
    Quindi ogni tanto vado a fare un viaggio nella civiltà francese (quanti cognomi originari della provincia di Cuneo che vedo) e con quel che risparmio sugli acquisti (che in ogni caso avrei fatto) mi pago il viaggio e risparmio anche.
    Conosco gente che voleva comperare una bicicletta, ma per la norma sui contanti sopra i 1000 euro non potevano comperarla in Italia sono andati a Nizza ed hanno pure speso meno.
    Mi spiace per i produttori padani ma si devono mettere in testa che lo Stato italiano è il loro nemico e non è possibile la neutralità, o lo si combatte oppure si soccombe. Se i venditori e produttori padani faranno una protesta di massa, con tanto di sciopero fiscale allora avranno un futuro (ed appoggeranno l’indipendenza) ma io di farmi spennare da chi collabora con gli occupanti italiani non ne ho proprio voglia.

  2. Albert Nextein says:

    Mi spiace per i produttori di birra che, secondo me, dovrebbero imbracciare bastoni, mazze e catene per poi recarsi nei palazzi del potere per una protesta fattiva.
    Questa sera berrò la mia ultima birra del 2013.
    Vedo di trovare una bevanda che sia meno ricca di tasse per lo stato.
    Prosit.

  3. Riccardo Pozzi says:

    Occorre una silenziosa e subdola manovra per arginare le importazioni con artifici procedurali e logistici, come fa la Cina con i nostri prodotti; e contemporaneamente proporre una sorta di Supertremonti quater, con la dafalcazione secca e nell’anno fiscale di ogni investimento produttivo. Poi si rivede il cuneo fiscale ma prima serve la rianimazione.

    • Dan says:

      Meno arzigogoli e più fatti: vanno tagliate di netto le prebende e questa cosa può partire solo da noi.

      Dobbiamo imparare ad essere più popolo e meno popolino.

  4. Luca says:

    Ecco come mai in Italia una birra media costa 5 euro mentre in repubblica Ceca o in Polonia 1 euro…

    • Dan says:

      Il perchè non è da ricercarsi nelle tasse ma nella disponibilità dei nostri di pagarle.

      Se le birrerie di tutta italia facessero massa e si rifiutassero di versare l’ennesimo obolo, obbligherebbero l’intero sistema a ripensarci

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