Il Fiscal Compact è legge. Per l’Italia sono 20 anni di lacrime e sangue

di REDAZIONE

Rigore, è la parola che ispira il Trattato sulla stabilità nell’Unione Economica e Monetaria Europea, meglio conosciuto come Fiscal Compact, approvato definitivamente ieri dal Parlamento italiano coi voti contrari di Idv, Lega e alcuni deputati del Pdl.
Per l’Italia, come per molti altri partner europei, si apre una lunga stagione di sacrifici, con l’obiettivo di contenere il debito pubblico, in attesa che le autorità politiche di Bruxelles mettano presto in cantiere anche un piano per la crescita nel Vecchio Continente.
Ecco le norme contenute nel testo del fiscal compact:
1) la prima regola del trattato europeo riguarda i disavanzi di bilancio strutturali (cioè quelli che gli stati registrano quando il ciclo economico è in condizioni di normalità e non si trova in un periodo di forte recessione). Secondo le disposizioni del fiscal compact, il deficit strutturale di ogni paese non deve superare lo 0,5% del prodotto interno lordo oppure l’1%, se il rapporto tra debito e pil è inferiore al 60%. Per l’Italia, si tratta di obiettivi ancora difficili da raggiungere ma non proibitivi: quest’anno, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il governo di Roma dovrebbe registrare un disavanzo del 2,6%, che scenderà però all’1,5% nel 2013. Va ricordato, inoltre, che prima di raggiungere il target finale dello 0,5%, il deficit di ogni paese dovrà comunque essere sempre inferiore al 3% del pil. In caso contrario, scatteranno delle sanzioni automatiche da parte delle autorità di Bruxelles;

2) molto più difficili da raggiungere sono invece gli obiettivi imposti dal fiscal compact sul debito pubblico. Tutti i paesi europei, infatti, nell’arco dei prossimi 20 anni dovranno far scendere il rapporto tra l’indebitamento e il pil al 60%, un livello pari alla metà di quello che si registra oggi in Italia (120% circa). Il nostro paese, dunque, dovrà ridurre il proprio indebitamento di almeno 3 punti percentuali all’anno per ben 4 lustri, utilizzando un quantitativo di risorse pari a circa 45 miliardi di euro ogni 12 mesi;

3) i paesi europei dovranno inserire nella propria Costituzione (o nelle leggi dello stato), il principio del pareggio di bilancio, che obbliga ciascun governo a garantire sempre l’equilibrio tra le entrate e le spese pubbliche. Su questo fronte, l’Italia si è già messa in riga dalla primavera scorsa, approvando un’apposita modifica all’articolo 81 della Carta Costituzionale;

4) la Corte di Giustizia Europea vigilerà sempre sull’operato degli stati, per verificare che le regole del Fiscal Compact siano state ratificate nella loro legislazione. I paesi che non applicano gli accordi firmati subiranno una sanzione dell’1% del pil (pari a circa 15 miliardi di euro nel caso dell’Italia). Inoltre, se un governo che non riuscirà a rispettare gli obiettivi del trattato, dovrà mettere in atto (quasi automaticamente) delle misure correttive, cioè varare delle manovre straordinarie di finanza pubblica;

5) l’ultimo obiettivo del Fiscal Compact, (quello più facilmente raggiungibile), riguarda i vertici dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Tutti i membri di Eurolandia dovranno infatti garantire la loro presenza ad almeno due summit continentali all’anno, di cui almeno uno dovrà essere partecipato anche dei membri dell’Ue che non hanno adottato la moneta unica.

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3 Comments

  1. loris says:

    Esiste anche la via della indipendenza del Lombardo-Veneto SUBITO

    • Dan says:

      Indipendenza fatta da chi ? Guarda che qua non siamo mica spagnoli.
      Su twitter gira una simpatica foto “trova le piccole differenze” tra una piazza spagnola ed una italiana all’indomani dell’aumento delle tasse.
      Per piccole differenze s’intendono le fior di teste che occupano a centinaia di migliaia la piazza di madrid contro il nulla nella piazza italiana

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