Il finanziamento ai partiti non è mai morto.

di OPENPOLIS – Anche dopo il 2017, anno in cui si esauriranno i rimborsi elettorali per i partiti, le forze politiche continueranno a ricevere soldi pubblici attraverso una pluralità di canali. Ecco quali.

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Negli ultimi quattro anni il sistema di finanziamento pubblico ai partiti è stato riformato per ben due volte. La prima nel 2012, quando i rimborsi elettorali sono stati dimezzati, da oltre 180 milioni di euro annui a circa 91. La seconda volta, con la legge 13/2014, ultimo atto del governo Letta, i rimborsi sono stati aboliti del tutto. Dal 2017 le forze politiche italiane non non avranno più contributi per le competizioni elettorali cui partecipano. Ma il finanziamento pubblico ai partiti, e più in generale alla politica, è davvero finito? Torniamo sul tema con la seconda edizione di Sotto il materasso. A due anni dalla riforma, facciamo il punto sui soldi pubblici che alimentano le forze politiche, intese non più e non solo come i partiti che si presentano alle elezioni. La prima cosa emersa, infatti, è che i partiti sono diventati un soggetto residuale del finanziamento pubblico.

Finiti gli anni in cui ricevevano rimborsi in media superiori ai 124 milioni di euro annui (1994-2013), oggi devono “accontentarsi” del 2×1000 (9,6 milioni nel 2014) e delle donazioni dei privati, sostenute con importanti agevolazioni fiscali. Restano però numerosi i contributi che arrivano per altre vie al mondo della politica. Quelli verso i gruppi parlamentari e regionali, per esempio, sommati valgono oltre 80 milioni di euro all’anno. Quelli ai media di partito circa 9 milioni. Un afflusso di denaro pubblico certamente minore rispetto al passato, ma diretto verso una pluralità di beneficiari, di cui i partiti costituiscono un attore sempre più marginale. Questi ultimi, come analizzato nel MiniDossier Partiti in crisi, vivono una difficoltà che è politica oltreché finanziaria, mentre altri soggetti accrescono il proprio ruolo. L’intento di questo lavoro è perciò da un lato misurare cosa resta del vecchio sistema e quanto vale, dall’altro lato gettare uno sguardo sulle forme di finanziamento in divenire, per capirne direzione e dimensione.

Fino alle ultime riforme, il finanziamento statale alla politica è stato erogato in massima parte attraverso tre canali: i rimborsi elettorali ai partiti, le risorse assegnate ai gruppi in parlamento e nei consigli regionali, i contributi ai media legati alle formazioni politiche. Alcune di queste fonti sono state avviate verso l’estinzione. È il caso dei rimborsi elettorali, destinati a esaurirsi entro il 2017 e sostituiti con il 2×1000 e con le detrazioni sulle donazioni ai partiti. Ma anche i soldi ai gruppi regionali, in base alla riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum in autunno, potrebbero essere soppressi. Mentre entra in vigore un nuovo sistema di finanziamento pubblico, spostato verso l’incentivo alla contribuzione privata e volontaria, sarà interessante capire cosa e quanto resterà di quello vecchio. Le risorse assegnate ai gruppi parlamentari hanno acquisito un peso sempre maggiore, vista la contrazione delle sovvenzioni dirette ai partiti. Questi nel 2013 hanno ricevuto attraverso i rimborsi oltre la metà del finanziamento pubblico tradizionale (54%). Una quota scesa al 29% l’anno successivo, con l’entrata in vigore della legge 13/2014. Al contrario, i gruppi parlamentari e quelli dei consigli regionali hanno incrementato la loro quota e ricevono oggi il 64% dei rimborsi e contributi destinati alla politica. Si tratta di evoluzioni che andranno osservate nel corso dei prossimi mesi. Per adesso, mantenendo l’analisi sui dati disponibili, possiamo verificare quanto peso conservi oggi il sistema di finanziamento tradizionale.

Prima del 2012, i partiti ricevevano circa 180 milioni di euro l’anno. Questa cifra derivava da 4 fondi (uno per ogni tipo di elezione: europee, camera, senato, regionali) di 45 milioni di euro ciascuno, ovvero 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali della camera dei deputati. La legge 96/2012 ha fissato un tetto di 91 milioni di euro, di cui il 30% erogato come cofinanziamento: lo stato dava 50 centesimi per ogni euro donato dai privati al partito. Il decreto 149/13, convertito con la legge 13/2014, abolisce i rimborsi e il cofinanziamento a partire dal 2017, e nel frattempo li riduce gradualmente.

Per approfondimenti:

http://minidossier.openpolis.it/2016/07/sotto_il_materasso.pdf

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4 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Ho sempre sostenuto e continuero’ a sostenerlo, che chi va a fare politica deve essere pagato e anche bene. Pero’ non deve pesare sulla famiglia.
    .
    Tuttavia e pero’ ad una condizione pena il taglio della paga: DEVE CURARE I MIEI INTERESSI.
    DEVE ASCOLTARMI..! FARE QUEL CHE DICO o DICIAMO. Se no non e’ il mio rappresentate e quindi non serve andare a votare. Lo dico spesso… e ma non sono capito.
    .
    Io ho fatto il sindacalista a GRATIS, il politico a 50.000£ a seduta come consigliere comunale. Beh, me ne servivano di piu’ e li ho fatti mancare alla mia famiglia: NON E’ GIUSTO..!!
    Se mi offro quale amministratore e mi votano kax, mi paghino..”!!!!!
    Un politico dal piu’ basso al piu’ alto DEVE ESSERE PAGATO: dare la merce’ ai lavoratori. Non seguite le sirene del kax che ve lo mettono li’ meglio degli altri.
    .
    E’ un impegno davvero MOSTRUOSO e non e’ da tutti.
    Devi litigare, spesso o a volte, col tuo amico d’infanzia e non e’ facile. Anche con la moglie (adesso kompagna o komunista..?).
    .
    Oggi, se andassi all’osteria dovrei andare armato… perche’ so che discutendo anche pacificamente farei fuoco… dai miei occhi uscirebbe davvero il fuoco..!! Non pensate alle stronzate taliane, nessuno vuole fare fuoco con armi di fuoco appunto.
    E’ per dire no…
    Il perche’ sta nell’attuale andazzo..!
    Armati ci si comporta meglio, si e’ piu’ posati perche’ si sa che cosa si ha…
    Senza armi, uno esplode di per se… e insulta a vanvera… spruzza fuoco tutt’intorno.
    Quindi..?
    Meglio armarsi per stare calmi.
    Va ben.. tanto so che non saro’ capito e poi ascoltatomeno ancora.
    Salam

  2. giancarlo says:

    La demagogia è un termine ed una realtà che in italia se ne fa un uso improprio e sproporzionato.
    La politica deve essere finanziata da coloro che vogliono il proprio partito funzionante.
    Dalle casse dello stato nulla dovrebbe essere a disposizione dei partiti. Non dimentichiamoci che i partiti si finanziano ugualmente dai propri sostenitori, quindi non si capisce perché non sia questa l’unica risorsa a loro disposizione. Per ottenere questi finanziamenti si darebbero da fare diversamente e meglio, invece potendo sempre “succhiare ” denaro pubblico ci ritroviamo con delle botteghe oscure e sempre aperte al malaffare.
    I rappresentati di questi partiti in ogni dove…..fanno soldi per i loro interessi.
    Bella politici questa. Se la politica dev’essere finanziata. Il resto è demagogia, qualcuno dovrebbe spiegarmi a cosa serve una politica del genere che ha portato e sta portando ancora il paese al disastro finanziario…quindi al DEFAULT definitivo. No ! Questi politici e loro partiti devono restare a secco. Solo così chi andrebbe a fare politica, la maggior parte sarebbero uomini onesti e lo farebbero per servizio ai cittadini e non per interessi personali come ieri ed oggi fanno. Anche domani la vedo male.
    WSM

  3. Padano says:

    La politica dev’essere finanziata. Il resto è demagogia.

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