Il Financial Times al Corriere del Ticino: con Brexit, servono 10 anni per assestarci

martin wolfeDa tempo è uno degli editorialisti economici più seguiti a livello non solo britannico ma anche internazionale. Martin Wolf, condirettore e capo commentatore economico del quotidiano londinese «Financial Times», partecipa tra l’altro regolarmente come moderatore o relatore sia al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, sia al Workshop The European House-Ambrosetti, in Italia, a Villa d’Este di Cernobbio, sulle rive del lago di Como. Lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi appunto alla sessione di primavera del Workshop di Cernobbio e gli abbiamo posto alcune domande sulla situazione economica, sul referendum britannico sull’uscita o meno del Regno Unito dall’Unione europea, sui riflessi della vicenda Panama Papers.

A Davos, nel gennaio scorso, per quel che riguarda il quadro economico internazionale lei aveva parlato di «ripresa modesta, rischi significativi», di una convivenza stretta tra elementi a favore di una seppur non entusiasmante crescita economica e di altri densi invece di pericoli. Come valuta la situazione ora?
«Credo che continuino a convivere fattori moderatamente positivi e fattori al contrario negativi, che comportano rischi rilevanti. Se guardiamo alle più recenti e importanti previsioni di crescita economica mondiale per quest’anno, vediamo che sono più o meno attorno al 3%. Ciò conferma che una certa crescita comunque c’è, anche se non si tratta di una forte crescita. La situazione è però molto mista, ci sono differenze talvolta molto accentuate tra aree e tra Paesi. In Europa ad esempio in alcuni Paesi c’è una buona ripresa, in altri invece la ripresa è insufficiente. In Giappone ci sono continue oscillazioni all’insù e all’ingiù. Per i Paesi emergenti la situazione è pure mista, con la Cina che a quanto pare potrebbe stabilizzarsi attorno ad una crescita più o meno del 6%, certamente minore di quella degli anni scorsi ma ancora di un certo rilievo. In questo quadro potrebbero ampliarsi i fattori positivi o al contrario quelli negativi. Sul versante positivo i Paesi sviluppati potrebbero registrare una crescita un po’ migliore rispetto a quella prevista, la disoccupazione potrebbe un po’ calare, la transizione in Cina potrebbe essere meno difficile del previsto, i prezzi delle materie prime potrebbero un po’ risalire e attestarsi a livelli migliori per i Paesi produttori. Potrebbero però anche, al contrario, prendere il sopravvento i fattori negativi, la Cina potrebbe rallentare più del previsto, i Paesi emergenti potrebbero avere difficoltà ancora maggiori, il problema del debito in Europa potrebbe tornare sulla scena, i rischi geopolitici potrebbero accentuarsi. Lo scenario per la prossima fase resta ancora molto aperto ed è anche possibile un quadro intermedio, con l’avanzare solo di una parte dei fattori positivi o solo di una parte di quelli negativi, con il crearsi quindi di una via di mezzo. Vedremo nei prossimi mesi».

In Europa, ma non solo, si discute naturalmente molto di Brexit, del referendum del 23 giugno prossimo nel Regno Unito sulla permanenza o meno nell’Unione europea. Quali sono le sue previsioni?
«Mancano più di due mesi e molte cose possono ancora succedere prima del referendum, cose che potrebbero forse anche influenzare molto le decisioni finali degli elettori sul voto. Attualmente secondo me non è possibile fare previsioni sul risultato del referendum. Ci sono molti britannici che per la verità non vogliono uscire dall’Unione europea, questo va detto. Ma non è certo che questa posizione prevalga, così come d’altronde oggi non è certo che prevalgano i contrari alla permanenza nell’UE. Bisognerà continuare a seguire da vicino l’evoluzione della situazione politica all’interno del Regno Unito ed anche all’esterno di esso, ad esempio per quel che riguarda le migrazioni, che rappresentano attualmente come tutti sappiamo uno dei temi più controversi in Europa».

Il testo completo in cdt.ch

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment