FENOMENO RIMESSE E L’EMIGRAZIONE MONDIALE

di OSCAR STRANO

C’è un mondo che resiste alla crisi: il mondo delle rimesse. Cosa sono? Operazioni di trasferimento di danaro effettuate con qualunque strumento di pagamento (assegni, banconote, danaro liquido) tra soggetti residenti in una medesima zona od in località differenti. In particolare parliamo di rimesse degli emigrati che inviano, stabilmente, sempre più grosse somme di danaro nelle proprie patrie. I traffici principali hanno origine negli Stati Uniti e generalmente sono destinati ai paesi poveri. Secondo la Banca Mondiale, nel 2011, questo enorme giro di ricchezza, ha raggiunto i 372 miliardi di dollari, ma è ipotizzabile (e quasi certo) che i soldi vengano spediti anche con modalità illegali, quindi non registrate.

Il fenomeno non è nuovo, ma è aumentato nel tempo e ha pure cambiato il suo baricentro. Nel 1970 il 46% delle rimesse mondiali proveniva dagli Stati Uniti, nel 2010, invece, la percentuale statunitense è calata del 17%, e il ruolo centrale è stato assunto dai paesi del golfo persico, Arabia Saudita in testa. Ed è appunto l’Arabia che si attesta come secondo paese d’origine delle rimesse, con 27 miliardi di dollari inviati nel 2010 in prevalenza verso l’Asia meridionale e l’Africa. Dato che il fenomeno delle rimesse è conciliabile, ovviamente, al fenomeno dell’emigrazione è interessante scoprire come le masse abbiano cambiato rotte, seppur lentamente, e come, probabilmente, questi fenomeni siano causa (o effetti?) delle scelte di politica estera dei vari stati.  La Russia, ad esempio, è diventata un’importante meta dell’emigrazione; questo da quand’è aumentato il prezzo del petrolio. Due anni fa la Federazione Russa era il quarto paese del mondo per quantità di rimesse spedite, con quasi 19 miliardi di dollari, inviati in gran parte in Asia centrale.

La primavera araba del 2011 ha inciso sul volume delle rimesse ricevute dal Medio Oriente e dall’Africa, per via del “fuggi fuggi” generale da paesi come la Libia. Certo è che il ritorno degli esuli, insieme ai loro risparmi, e il calo dei prezzi immobiliari, ha incoraggiato investitori e emigranti ad approfittare della situazione nei paesi dove si respira “aria primaverile”. Altro dato peculiare è che nei paesi africani, la cui moneta si è apprezzata con le esportazioni di materie prime, i dollari e gli euro non sono più graditi: non esiste più la favoletta che “cinque anni di lavoro in Europa permettono agli africani di comperarsi una casa nel proprio paese”. Tutto è collegato quindi, anche il circuito delle rimesse, è conciliabile con i nuovi assetti capitalistici che si stanno realizzando. E dove, certamente, il Nord Africa e il Medio Oriente giocheranno un ruolo chiave nel futuro del sistema economico mondiale.

E cosa rimane da fare ai vecchi stati/capitali, come USA, Gran Bretagna e paesi europei? Cominciare una nuova fase protezionistica o espandere le proprie rotte commerciali verso queste nuove potenze?  Vedremo, intanto, però gli Stati Uniti hanno intensificato i controlli lungo la frontiera per proteggere la manodopera nazionale. Non s’illudano però: l’irrigidimento dei controlli impedisce ai migranti, oltreché di entrare, anche di uscire con un’inevitabile aumento delle rimesse.

 

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One Comment

  1. Ferdinando says:

    E’ la storia che cammina. Negli anni 50-70 sono state le rimesse degli Italiani emmigrati a sostenere la crescita del nosrro paese. Ora il percorso ha cambiato direzione.

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