IL FEDERALISMO PRIMA DI OGNI SCUOLA ECONOMICA

di FRANCESCO MONTANINO

Si è concluso a Rimini il summit della MMT. L’incontro nato dalla tenacia del giornalista Paolo Barnard è stato un successo, almeno dal punto di vista organizzativo visto che in Riviera romagnola nello scorso fine settimana, sono accorse circa 2.000 persone grazie a social network, blog e motori di ricerca e senza che i media di regime abbiano voluto dedicare il giusto spazio ad un evento che, indipendentemente dalla bontà delle tesi portate avanti da questi economisti post-keynesiani, avrebbe meritato a parere di chi scrive un maggiore attenzione, magari anche critica, ma superiore a quella effettivamente dedicata.

“Sono rimasto letteralmente sbalordito dalla presenza di così tante persone – ha poi ammesso lo stesso Barnard – che hanno sacrificato un fine settimana per venire qui. E’ successo qualcosa di incredibile e straordinario, se pensiamo che ho ricevuto delle mail in cui mi è stato riferito da sindacati e media che hanno avuto la consegna tassativa del silenzio. Una cosa del genere si commenta letteralmente da sola, ed è evidente che al potere da fastidio che la gente inizi ad interessarsi di certi temi”.

Va comunque dato atto e merito di aver organizzato un evento su argomenti di cui non si dibatte certo nei bar e con una certa facilità visto che quotidianamente i nostri cervelli sono lobotomizzati dalle farfalle di Belen, dai rigori dati o non dati a questa o a quella squadra di calcio, o ai sermoni di predicatori improvvisati. Anche se per la vastità dei temi trattati l’unico appunto che si può muovere, almeno dal punto di vista strettamente organizzativo, sta proprio nel tempo piuttosto limitato che è stato messo a disposizione.

Per quanto riguarda gli aspetti squisitamente tecnici, ieri gli economisti della MMT hanno parlato di come alcune misure riguardanti la disoccupazione in Argentina (il cosiddetto Programma di datore di lavoro di ultima istanza) abbiano permesso di aumentare il numero di posti di lavoro, anche se è qualche dubbio è sorto soprattutto avendo riguardo ai dati sull’effettiva cifra di occupati (che non sono stati divulgati) e sulla funzione di questi veri e propri ammortizzatori sociali di rooseveltiana memoria. Infatti, si è parlato di questi lavori “utili” (costruzione strade, ospedali, parchi, ecc.) per non tenere ferme delle risorse lavorative in periodi di crisi pagate attraverso un salario di base. Dal lato delle entrate, si è fatto vagamente riferimento come soluzione ad un’imposta sugli immobili anche se non si è poi entrati nello specifico. Ma due sono i quesiti che sono venuti nell’immediato in mente:

1) se i lavoratori non accettano, cosa succede?

2) la costruzione di strade o ospedali così come la pulizia dei parchi – sempre restando nell’ambito degli esempi proposti – non si farà più nel momento in cui l’economia poi riprenderà a correre?

Come prevedibile, nemmeno gli economisti della MMT hanno saputo poi indicare quale potrebbe essere il costo da sostenere nel caso di un eventuale uscita del nostro paese dall’area Euro. Anche se implicitamente hanno fatto intuire che potrebbe essere assai pesante da sostenere.

Su questi ed altri temi, sicuramente, si alimenterà nei prossimi mesi il dibattito fra le opposte scuole di pensiero economiche, che indicheranno ognuno la propria ricetta. Di sicuro c’è che anche l’MMT critica fortemente il modo con cui è stata impostata questa Europa e non manca di evidenziare le grossissime responsabilità della nostra classe politica che – opinione personale – è doppiamente colpevole, come poi si vedrà in questo articolo.

Da questo incontro però è emerso un altro dato di fatto che naturalmente questi economisti essendo dei “tecnici” della materia non potevano considerare: ovvero che alla radice di tutti i nostri problemi, bisogna prima risolvere gli aspetti legati ai nostri rappresentanti nelle istituzioni e poi la forma di governo con cui occorre organizzarci.

Del resto, raccogliendo pareri sparsi qua e la fra le tantissime persone presenti a Rimini, tutti hanno ammesso che il problema numero uno da risolvere è sull’eticità ritrovata della nostra classe politica ed a ruota sulla forma di governo da adottare. E poi solo in ultima analisi si decide poi quale strumento di politica economica da utilizzare, se dare cioè retta alle teorie proposte dalla MMT o dalla scuola neoliberista.

Esaminando nello specifico il caso italiano, la nostra classe politica ed il sistema ipercentralista e burocratizzato hanno creato più danni della peste bubbonica e sono inoltre anche complici e colpevoli del disastro attuale.

Infatti, i nostri amministratori pubblici sono riusciti, giusto per non scontentare keynesiani e liberisti, da un lato ad alimentare la spesa pubblica (ingigantendola oltre misura), la corruzione, le clientele e l’assistenzialismo dando luogo a sperperi allucinanti. E dall’altro – quasi per ideale “par condicio” – a svendere la nostra libertà economica a tecnocrati e banchieri della peggiore risma, mettendoci addirittura gli uni contro gli altri (come stanno provando a fare con questa serie di controlli fiscali a tappeto che non colpiscono le enormi concentrazioni di ricchezze di lobby e caste varie, ma solo ed esclusivamente le nostre già dissanguate tasche), mentre a Montecitorio e dintorni stanno iniziando a circolare delle squallide storie sulla loro ingordigia, semplicemente vergognose oltre che nauseanti!

La vera conclusione cui si perviene (che va nuovamente sottolineato è implicita) è emersa già nella giornata di sabato ed occorre ribadirla anche in questa sede. È solo con il vero sistema federale che possono essere create le condizioni affinché non solo ci sia una ritrovata moralità della classe politica, ma anche quei necessari ed indispensabili strumenti di controllo e di partecipazione democratica che possano permettere ad un Paese di evolversi, anche e soprattutto nella propria coscienza civica.

È soltanto restituendo al cittadino il potere di essere artefice del proprio destino pure sugli aspetti legati alla politica che si realizza il vero sviluppo, visto che poi i nostri rappresentanti a quel punto saranno assai più vincolati nel dover rispettare gli impegni intrapresi nei nostri confronti. Anche quando poi si tratterà di mettere in atto delle misure di politica economica.

 

 

 

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One Comment

  1. Domenico says:

    Certo che se ci sono arrivati anche loro….

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