Il fascismo musulmano che piace al comunismo italiano

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Former Iraqi president Saddam Hussein reacts as the verdict is delivered during his trial held under tight security in Baghdad's heavily fortified Green Zone, Sunday Nov. 5, 2006. Iraq's High Tribunal on Sunday found Saddam Hussein guilty of crimes against humanity and sentence him to die by hanging. (AP Photo/Scott Nelson, Pool)

di ROMANO BRACALINI – Saddam Hussein che in ceppi si paragonava a Mussolini, doveva suonare ostico e imbarazzante per le Sgrene e le Simone che dopo le loro prigioni avevano spiegato l’umanità dei carcerieri e il loro orgoglio di popolo risorto in guerra contro le demoplutocrazie giudaiche dell’Occidente.

E come si sarà sentita Lilli Gruber, “piccola italiana”, nella sua non segreta passione per il raiss islamo-fascista? All’estrema destra e all’estrema sinistra, gli estremi si toccano, la lotta dei popoli musulmani (come prima quelli afroasiatici che poi hanno dato luogo alle più odiose e sanguinarie dittature) non poteva non essere accompagnata da un moto di simpatia e di complicità ideologica. I caratteri del fascismo non sono dissimili da quelli del comunismo, anzi si può dire che l’uno sia il superamento dell’altro e la matrice è la stessa. Mussolini ammirava Lenin e lo Stato sovietico.

Può stupire che nel nazionalismo arabo, da Nasser al camerata Saddam, la sinistra comunista abbia trovato motivi di ammirazione? E tuttavia il termine “fascista”, per l’uso che se ne è fatto, sembrerebbe l’esatto opposto del termine “comunista”; così sembrerebbe e invece non lo è. E allora chi glielo va a dire agli invecchiati balilla col fazzoletto rosso di Stalin, che l’ex raiss di Baghdad non era quello che immaginavano; non era il vendicatore del sottoproletario musulmano sfruttato dal capitalismo americano e occidentale, bensì la versione stracciona, mesopotamica, araba, maschilista, retriva, militarista del fascismo europeo vecchia maniera?

E chi ha detto che la storia non si ripete? Scoprire che l’Islam, che piace all’estrema sinistra comunista (e anche ai fascisti per affinità antiebraiche), non è la metafora del mondo oppresso e povero che anela a un mondo di giustizia e di libertà – bensì la riproposizione identica nello spirito e nella sostanza della formula nazifascista che ha portato alla distruzione dell’Europa 70 anni fa, cos’è se non la ripetizione della storia in forma di farsa?

Il fascismo è istinto di sopraffazione, travestito da diritto vilipeso, e ove vi si faccia caso quest’istinto, a metà tra risentimento, frustrazione e senso di infeconiò riorità, appartiene sempre all’universo arretrato, culturalmente povero, indotto per dottrina e scarse letture a ricercare sempre altrove la colpa, la causa, per istinto infantile di persecuzione. Ma per quanto le barriere culturali e le differenze etnico-religiose li dividano, questi paesi finiscono per assomigliarsi per caratteri ideologici comuni, uguali pulsioni e modi di pensare, stessi ingenui orgogli nazionali da esibire.

Negli anni Trenta il fascismo italiano si propagò in Europa, specie nei Balcani e nei Paesi danubiani, che avevano in comune con l’Italia secoli di povertà e di servaggio e desiderio di ordine e di manganello. La forma autoritaria parve la via più breve per rimuovere gli ostacoli che si frapponevano al compimento
di un glorioso e fatale destino. Mussolini evocava la grandezza imperiale di Roma per far credere agli italiani che la rinascita della potenza militare italiana era nuovamente possibile. C’era solo un inconveniente: gli italiani moderni non erano i romani antichi; e invece delle doti di coraggio mostravano più volenvolentieri le terga.

Mussolini riuscì a convincerli che le disgrazie italiane era causate dalla congiura dei popoli ricchi dell’Occidente. Era anche più comodo pensare che non fosse colpa loro. La colpa era anzitutto della Gran Bretagna, col suo rito ridicolo del tè delle cinque, che teneva l’Italia in soggezione e prigioniera nel suo stesso mare.

L’Inghilterra divenne la “Perfida Albione”, che meritava tutto il disprezzo; e quando l’Italia invase l’Etiopia, come inizio della resurrezione, si inscenò la farsa delle sanzioni. Mario Appelius coniò l’elegante: «Dio stramaledica gli inglesi», come oggi le moltitudini analfabete arabe scendono nelle piazze contro il “Grande Satana” americano e il “Piccolo Satana” israeliano.

Mezzo secolo dopo la decolonizzazione il mondo arabo ha fatto proprio il medesimo linguaggio di propaganda, di ingiuria e di farsa recitata, col pretesto del diritto calpestato, del fascismo europeo.
Inneggiano alla “guerra santa” ma sono mediocri combattenti e lo sanno. La guardia repubblicana irachena, quella che “muore ma non s’arrende”, non aveva ancora cominciato a combattere che già si prostrava e baciava le mani dei “liberatori” americani. Gli italiani nel 1944-45 fecero la stessa cosa. Gente con le palle!

Quando, prima della guerra, nelle strade di Baghdad sfilavano le truppe sotto lo sguardo fiero del raiss, era difficile non ricordare le analoghe parate fasciste ai Fori Imperiali. Nell’uno e nell’altro caso, i soldati, sarebbero scappati al momento opportuno. Il fascismo musulmano è più torvo perché più incolto e fanatico di quello europeo, che non aveva gli stessi programmi di invasione per il fomite dell’immigrazione di massa, immigrazione che nei calcoli dell’Islam dovrebbe preparare il terreno all’aggressione militare vera e propria, su vasta scala. Il terrorismo fondamentalista è già un atto di guerra, ma per ora agisce subdolamente, nell’ombra, come si conviene ai codardi, con la complicità negata delle comunità musulmane in Europa e nell’apparente condanna degli Stati arabi. Non è così.

Il fascismo musulmano, che ha visioni comuni da Damasco, a Giakarta a Teheran, non aspira che al predominio politico-religioso e sobilla i musulmani con la promessa della rinascita a nuova gloria dell’Islam. I libri di dottrina grondano nostalgia per i perduti giardini di Cordoba, le mosche di Granada e Palermo.

L’avanzata dei turchi musulmani sottomise l’Europa balcanica, il Vicino Oriente e il Nordafrica, giunse a minacciare Vienna. La Libia nel 1911 era un possedimento turco trascurato e impoverito da Costantinopoli. I turchi non portavano, come gli europei nelle colonie d’Africa leggi civili, scuole, ospedali e opere grandiose e un tozzo di pane sicuro. La Tripolitania e la Cirenaica, non ancora riunite nella colonia libica, avevano sofferto sotto il giogo turco, come qualunque territorio soggetto alla Sublime Porta. Ma quando la Libia venne occupata dagli italiani, i libici presero le armi contro di loro, a fianco degli sfruttatori turchi con i quali condividevano almeno la medesima religione.

Il concetto di governo “giusto e democratico”, come lo intendiamo noi, è un’astrazione e un assurdo nell’universo musulmano. I governi corrotti e autoritari sono fatti di uomini non eletti da nessuno. Il potere è ereditario per diritto di famiglia, tanto nella monarchia Saudita quanto nella repubblica d’Egitto. La
forza del comando non è disgiunta dalla crudeltà come metodo e stile di governo. L’ingiustizia sociale è un principio condiviso.

La ricchezza dei satrapi arabi che nuotano nell’oro grazie alle royalty petrolifere sarebbe un buon motivo per
scatenare altrove una rivoluzione sociale. Ma nell’Islam rimasto al Medio Evo e alla letteratura delle Mille e una Notte la sola libertà consentita è quella di incendiare le bandiere Usa. Le plebi arabe se ne guardano bene dall’accusare i loro tiranni da sfruttatori e affamatori del popolo. Con quali strumenti di conoscenza dovrebbero farlo? Nell’Islam l’analfabetismo ha le stesse percentuali dell’Europa di due secoli fa.

Nella “moderna” Tunisia gli analfabeti sono il 45,8%; in Arabia Saudita, dove non esistono partiti politici e non si tengono elezioni, il 75,4%; in Somalia, ormai divisa in tribù primitive e bellicose come  quando gli italiani l’acquistarono dal sultano di Zanzibar alla fine dell’Ottocento, gli analfabeti sono l’88,4%.

L’Iran ha il 57,2% di analfabeti ma vanta la bomba atomica, come Mussolini vantava “otto milioni di baionette”. Il nazifascismo iraniano, disarcionato Saddam, il piccolo Duce dell’Eufrate, è quello dal quale il mondo civile deve guardarsi. L’Europa non deve più nascondere la testa sotto la sabbia come fece alla conferenza di Monaco nel 1938. Almeno questa volta la storia non deve ripetersi!

(da Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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3 Commenti

  1. RENZO says:

    C’è solo un vera e centenaria democrazia al mondo.. quella Svizzera..
    WSM

  2. Castagno 12 says:

    Il “Fascismo musulmano” piace al comunismo italiano, quindi piace al comunismo globale, di conseguenza piace ed è graditissimo al Nuovo Comunismo che è rappresentato dal GOVERNO MONDIALE.
    Nei fatti, il “Fascismo musulmano” piace anche alla destra.
    Il Mondialismo, aiutato in italia dalla sinistra e dalla finta destra i – sollecitate all’accoglienza dallo Stato del Vaticano dichiaratamente Mondialista – utilizza al meglio l’invasione islamica per destabilizzare l’Ue.
    Sono sempre riprovevoli e dannose le denunce di opposizione rivolte, in italia, alla sinistra o alla destra perchè, alle menti dei BABBEI, forniscono il convincimento di un dualismo, di una “democrazia” che non esiste.
    PUNTO E BASTA, per favore BASTA !
    SIAMO SOTTO LA DITTATURA DEL GOVERNO MONDIALE assecondata dai politici italiani TUTTI: è colpevole chi agisce (cioè ubbidisce), come pure chi tace e fa da palo.
    Nessno denuncia e intende affrontare i problemi fondamentali che ci stanno affossando.
    Piantatela con destra e sinistra, SPUTATE LA VERITA’, UNA VOLTA PER TUTTE !

  3. lombardi-cerri says:

    La gentaglia che ha citato e tanti altri simili non hanno niente di destra o di sinistra.
    Loro sono pronti a balzare non sul carro del vincitore, ma su quello del PROBABILE vincitore.
    Tanto sono fulminei nel cambiare bandiera !
    Esempio sublime : Dario Fo!

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