Il fallimento dello Stato-Nazione e l’Europa delle cento bandiere

di PAOLO MATHLOUTHI

Sempre prodigo di sapidi aneddoti sulle vicende che lo avevano visto protagonista, Winston Churchill amava raccontare che a Yalta, i delegati delle Potenze vincitrici convenuti per decidere la spartizione del mondo all’indomani della vittoria sulla Germania, si trovarono a dover affrontare un problema assai delicato: quale status giuridico avrebbe dovuto essere attribuito, nel nuovo ordine planetario, alla Città del Vaticano? Lo Stato più piccolo del mondo, ultima monarchia assoluta di diritto divino rimasta in Occidente, appariva ai loro occhi come un unicorno, mitologica epifania di epoche ormai tramontate che difficilmente avrebbe potuto trovare un ruolo attivo nella rigida logica della contrapposizione tra i blocchi. La discussione si protrasse a lungo finché Stalin chiese di poter parlare e, sfoggiando un insospettabile humor inglese, disse: “Scusate, quante divisioni corazzate può schierare sul campo il Papa?”. La sprezzante battuta, fonte di un incontenibile scoppio d’ilarità tra i presenti, esprimeva in maniera lapidaria un pregiudizio assai radicato, per la verità, nel mondo della diplomazia che vuole la Storia teatro d’azione privilegiato dei “grandi”. Il celebre assioma hegeliano secondo il quale “quando due Stati si misurano non sono mai un diritto ed un torto a fronteggiarsi ma due diritti e la forza dispone della vittoria” è diventato testata d’angolo delle relazioni internazionali, facendo della politica estera una sorta di scontro tra Titani al cospetto del quale i piccoli Stati recitano giocoforza il ruolo dei comprimari.

Il fallimento conclamato del modello dello Stato – Nazione e l’ipertrofico gigantismo burocratico delle istituzioni comunitarie, che di quel modello sono la proiezione su scala continentale, ha tuttavia rilanciato il ruolo delle piccole aggregazioni statuali, le quali mostrano due indubitabili vantaggi rispetto ai loro confinanti d’impronta giacobina. Se sul piano istituzionale le ridotte dimensioni permettono un maggior controllo sulla classe dirigente da parte del corpo elettorale, favorendo l’esercizio di forme di democrazia organica, sul modello della Repubblica di San Marino, in ambito economico l’assenza di un mercato interno pone i piccoli Stati al riparo da politiche di tipo protezionistico il che, come nel caso del Principato di Monaco, del Liechtenstein o di Gibilterra, ne ha fatto delle realtà oltremodo dinamiche e concorrenziali dal punto di vista fiscale e finanziario. Ludwig von Mises notava che solo attraverso una politica di “disgregazione istituzionale” è possibile recuperare spazi di libertà e a questo riguardo i piccoli Stati, come nani sulle spalle di giganti, hanno dimostrato di avere la vista lunga.

Tema oltremodo evocativo e quanto mai attuale quello del superamento dello Stato – Nazione, vista anche la sempre crescente richiesta d’autonomia che dallo Scozia alla Catalunya, passando per i Paesi Baschi e le Fiandre, si leva con forza da alcune storiche patrie carnali europee. L’argomento necessita quindi di un doveroso approfondimento e sarà il motivo conduttore del convegno “Piccole patrie e autonomie. Le nuove geografie all’interno della vecchia Europa”, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Morazzone con il sostegno dell’Associazione Culturale Terra Insubre per Domenica 25 novembre. La giornata di studi, che avrà luogo presso la Sala Mazzucchelli a partire dalle 17.30, vedrà l’editore riminese Adolfo Morganti, Presidente di Identià Europea, duettare sul palco al fianco del Prof. Luigi Zanzi, docente dell’ Università degli Studi di Pavia. A fare gli onori di casa, oltre al borgomastro Matteo Bianchi e all’Assessore alla Cultura Francesco Albinati, il giornalista Pasquale Martinoli, storica firma del quotidiano “La Prealpina”, nelle vesti di moderatore.

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6 Comments

  1. fabrizio says:

    “Il Fine da perseguire è la felicità dell’uomo congiunta al suo pieno sviluppo intellettuale e morale.
    Questo fine può raggiungersi con il Decentramento.
    L’accentramento è incompatibile con una struttura non-violenta”.

    Gandhi

  2. Giorgio Bianchessi says:

    Beh, a vedere come sono poi andate le cose nell’ex blocco sovietico, la battuta di Stalin sul Papa e il Vaticano gli si è ritorta contro.

  3. Culitto Salvatore says:

    San Marino Monaco, Liechtenstein, non sono realtà economiche, si chiamano porti franchi, luoghi di interesse per i potenti e ricchi ma inutili, inconsistenti e privi di interesse per il resto del mondo

    • giuseppe calvagno says:

      Hai ragione! Sono utili invece gli Stati potenti, possibilmente colonizzatori che riducono alla fame i popoli, sfruttarli per arricchirsi ancor di più. Bravo! Sei un genio di egoismo.

  4. EuroTyphoon says:

    Questa cartina dell’Europa è anacronistica e patetica. Forse fate finta di ricordare cosa c’è alla base degli equilibri attuali.

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