IL DOPPIO PRELIEVO CON LA PRIMA CASA Il caso rilevato da una contribuente

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LA CONVENZIONE FRANCIA – ITALIA

IL DOPPIO PRELIEVO CON LA PRIMA CASA

Il caso rilevato da una contribuente di Cairo

Dal Sole 24 ore

Tra casa e fisco i rapporti non sono mai stati semplici. Ora spunta un nuovo paradosso per chi possiede case affittate in Francia e ha un’abitazione principale in Italia. Un problema collegato alla Convenzione sulle doppie imposizioni tra Italia e Francia, rilevato da una contribuente savonese, che con caparbietà si è rivolta sia al dipartimento delle Finanze del Mef, segnalando il problema, sia all’agenzia delle Entrate con un’istanza di interpello, in cui ha proposto una possibile soluzione, però al momento non applicabile perché è necessario prima “un mirato intervento legislativo”.

Ecco il caso. La contribuente possiede una casa locata in Francia, dalla quale ricava un reddito già tassato oltralpe, ma da dichiarare anche in Italia. Il guaio è che, per come viene calcolato il credito d’imposta relativo alle tasse versate in Francia non copre tutta l’Irpef dovuta nel nostro paese, né l’addizionale comunale e regionale (in questo caso integralmente scoperte).

Vediamo un esempio. Ipotizziamo che la nostra contribuente ricarica 5000 euro d’affitto della casa in Francia, cui corrisponde un Irpef di 1150 euro (aliquota del 23%).

Inoltre, supponiamo che come redditi italiani abbia solo l’affitto di un’altra casa per 4000 euro, In cedolare secca, e possieda un’abitazione principale con la rendita catastale di 1000 euro (che concorre al reddito, ma è deducibile).

Il credito d’imposta si calcola dividendo il reddito estero per il reddito complessivo, e poi moltiplicando il risultato per l’imposta italiana metta. In pratica nel nostro caso: 958 euro (5000 : 6000 × 1150) che si traducono nella doppia imposizione di  192 euro cioè la parte di Irpef non azzerata dal credito.

Se il contribuente avesse delle detrazioni che abbattono l’imposta netta, l’inconveniente verrebbe attenuato, ma non eliminato. L’unico modo per risolverlo sarebbe non possedere una prima casa in Italia. E, comunque, anche se non si possiede abitazione principale, resta il problema delle addizionali Irpef che nel nostro esempio – si traducono in circa € 100 di ulteriore tassazione su base annua.

Come ammette la risposta del 25 luglio fornita dal Dipartimento delle Finanze, “se il reddito derivante dall’abitazione principale concorre alla formazione del reddito complessivo il credito d’imposta calcolata ai sensi dell’articolo 165 Tuir risulta inferiore, a parità di altre condizioni, rispetto a quello calcolato in assenza di abitazione”.

Per rimediare, però, serve un intervento normativo. Lo spiega anche il Dipartimento in due risposte inviate alla contribuente, la più recente delle quali di pochi giorni fa: ”si fa presente per quanto di competenza che la questione è stata portata all’attenzione dell’ufficio legislativo finanze ritirato oggi non ci sono sviluppi riguardo” come dire che ora la palla passa politica.

 

Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente dal Sole 24 ore

 

La vicenda riportata anche dal SECOLOXIX il 13 settembre

 

 

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