Il dopo Berlusconi è già iniziato

Oggi esistono queste categorie? Sono collocazioni astratte, luoghi comuni, come cantava Giorgio Gaber, oppure sono presenze che riaffiorano nel conflitto della politica, come un pendolo che le tensioni sociali fanno tornare di moda?

Veneziani dice che...

Le analisi politiche sulla manifestazione di sabato del Carroccio a Roma si sono sprecate. Prendiamo ad esempio Marcello Veneziani per il quale Matteo Salvini non è altro che una tappa della nuova destra. Sarà in grado di governare quest’onda o resterà forte a livello macroregionale? Berlusconi è finito, Grillo è in disfacimento… La Lega intercetta ciò che cade da queste piante scosse dall’antipolitica e da fattori semplicemente generazionali, ma Salvini “è efficace perchè è semplice ma proprio perchè è semplice è anche fragile…”, commenta il destrologo Marcello Veneziani sul Corriere… Salvini “è l’opposizione che Renzi si augura, Renzi può fare il partito della nazione. A sinistra Landini, a destra Salvini. Per lui è perfetto”. Insomma, un altro ventennio ci aspetta perché, se la Lega passa anche al 15, al 18%, “resterà funzionale a Renzi. Se cresce, lo scenario cambia, si dovrà scegliere tra Renzi e Salvini”, ma allo stato attuale la Lega si va a collocare come forte forza di opposizione, ma “per costruire l’alternativa, servono anche altri interlocutori”.

E Diamanti pensa che…

Su Repubblica, invece, Ilvo Diamanti ha parlato di tre leghe. Quella classica, radicata ancora al Nord; una Lega lepenista, nazionalista, la Ligue nationale, versione del Front National di Marine Le Pen. Infine la “Lega personalizzata”, Noi con Salvini, per la conquista del centrosud. Tre soggetti che riassumono il camaleontismo politico del nuovo corso. Ma l’impresa di tenere insieme queste anime, secondo Diamanti,  “sarà ardua”.

 

Sul Velino invece…

“Se la Lega vuole realmente diventare forza di governo non può illudere gli elettori con un programma economico e fiscale irrealizzabile. Ed i primi a sapere quanto questo piano sia irrealizzabile sono proprio le forze economiche grandi e medie delle due regioni amministrate dal Carroccio, Veneto e Lombardia”, commentava ieri il Velino. “Ma forse Matteo Salvini non punta realmente a governare l’Italia, bensì a fare il pieno di consensi in una destra lasciata a se stessa dal crollo dei moderati berlusconiani. In questo puo’ avere successo, esattamente come il suo modello francese, Marine Le Pen. O come la sinistra spagnola di Pode’mos o i nazionalisti inglesi di Nigel Farage (ma la Gran Bretagna e’ fuori dall’euro): del resto i partiti nazionalisti o anti-euro hanno in media un consenso del 35%. In Italia, però, Salvini dovrebbe dividere questa ipotetica torta con Grillo e con la sinistra. E poi su cio’ che resta dovrebbe fare i conti con i nuovi alleati statalisti e nazionalisti di destra. Dunque non è questione di qualunquismo, un’accusa che non porta mai fortuna a chi la muove, ma più semplicemente di realismo. La Lega sta appunto cercando di occupare il vuoto post berlusconiano mettendo assieme una propria coalizione che non governerà, ma magari andrà al ballottaggio previsto dalla nuova legge elettorale. Avrà un posto a tavola (legittimo ovviamente) in Italia e nel parlamento europeo. E da lì si eserciterà nell’arte dell’opposizione politica e mediatica, che Salvini sa fare bene. Probabilmente però dovrà sacrificare strada facendo Veneto e Lombardia, due regioni modello anche grazie al Carroccio, trovando compagni di strada in Lazio, Campania, magari in Sicilia, non proprio esempio di virtù”.

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