Il disastro della scuola, l’OCSE e la svista di Ricolfi

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di Sergio Bianchini – Nella nostra scuola c’è il declino, e per di più si diffonde la turbolenza e l’ingovernabilità degli alunni. Lo dice l’OCSE ma tutti gli insegnanti e i genitori lo sanno da anni. Il guaio è che i politici e gli intellettuali di rango non comprendono la situazione e non hanno idee risolutive.

Nel suo ultimo libro, molto bello e pieno di dati significativi che svelano la condizione “signorile di massa” degli italiani Ricolfi è incorso in una grande svista.

Ha sottolineato che la famiglia italiana è ricca, può permettersi di sostenere tanti giovani che non studiano più e non lavorano, che solo la metà degli adulti lavora e tuttavia la stragrande maggioranza ha consumi altissimi, tra i più alti al mondo, impensabili qualche decennio fa.

Ha anche esaminato il crollo, iniziato a suo parere dal 1962 con la media unica, dei livelli di preparazione degli alunni italiani. Livelli che secondo lui sono dimezzati. Proprio la facilità del successo scolastico in questo diplomificio a buon mercato genera tantissimi super titolati con aspettative di lavoro irrealizzabili.

Ma nel confronto tra la società italiana e l’occidente Ricolfi ha stranamente ignorato del tutto l’esame della condizione giovanile tra i 6 ed i 18 anni. Ebbene, nel paese che sembra adorare i minorenni la condizione scolastica giovanile è la più gravosa d’Europa e l’unica che ha visto un aggravamento rispetto agli anni del primo dopoguerra.

Se ci si libera di narrazioni artificiose che presentano la scuola elementare tradizionale come permeata di arbitri ed autoritarismi, la bacchetta, i ceci, il dietro lavagna, si vede che in realtà i ricordi della stragrande maggioranza circa la vecchia scuola elementare sono positivi. Oggi invece i racconti dei genitori sono spesso disperanti.

Fino al 1990 la nostra scuola elementare prevedeva 24 ore di lezione settimanale con il sabato o il giovedì libero. Modello analogo a quello ancora vigente in Francia dove viene difeso strenuamente dai genitori contro ogni tentativo ministeriale di allungamento.

La scuola media unica istituita nel ‘62 prevedeva 25 ore settimanali di lezione e tre ore opzionali di latino in seguito abolite. Ugualmente i licei vedevano 24 ore settimanali.

Ebbene, a partire dagli anni ‘70, mentre i lavoratori passavano dalle 44 alle 40 ore settimanali, e poi alle 36 nel pubblico impiego ed anche in vari settori privati come le banche, nella scuola si è manifestata una fortissima tendenza all’aumento delle ore di lezione che non ha eguali in Europa e che ci ha portato al record assoluto con il 25% in più rispetto alla media europea.

Nel ‘79 le ore di lezione settimanali nella scuola media vengono portate a 30 e nel ‘90 parte il tentativo, ancora in atto, di generalizzare il tempo pieno nella scuola elementare che prevede 30 ore di lezione e 10 di intervallo mensa.

La carica del tempopienismo non ha risparmiato le scuole superiori, licei ed istituti tecnici, dove furono lanciati innumerevoli progetti di tempo pieno con orari settimanali da 30 a 36 ore intaccando la tradizione delle 24 ore settimanali dei licei. Gli istituti tecnici e professionali svettavano con le ore teoriche pari a 36 settimanali ma che in realtà erano artificiosamente e furbescamente ridotte a 30. E come? riducendo, nel silenzio di tutti i tempopienisti, non il numero di ore ma la durata dell’ora da 60 minuti a 50. Il trucchetto miserevole si è svelato quando la ministra Gelmini portò, nel 2010, a 32 anziché 36 le ore settimanali negli ITIS e negli IPS ma vietando le ore di 50 minuti. Il che produsse un aumento reale del tempo scuola di due ore settimanali dolorosissimo per gli studenti.

L’ordinamento attuale della scuola è quello stabilito nel 2010 dalla riforma Gelmini e giunto a regime nel 2014.

La turbolenza del tempopienismo sembra adesso essersi placata almeno in parte e nel silenzio imbarazzato di tutti avanza la sperimentazione degli istituti superiori di 4 anni anziché 5. Ciò avviene per allinearci alla situazione Europea dove le superiori durano 4 anni anziché 5 come da noi. Ma l’adeguamento lentissimo si verifica con imbarazzo, a malincuore e in silenzio. In teoria si finge di mantenere il numero totale delle ore di 5 anni spalmate su 4 anni portando a 40 le ore settimanali. Dove però continua la finzione sempre sottaciuta e cioè la riduzione delle ore da 60 a 45 minuti indispensabile per rendere sopportabile la settimana scolastica di 40 ore teoriche.

E così la società signorile di massa sfoga la sua inquietudine, e la sotterranea tormentosa idea che un rigore in fondo ci vuole. Che pur nel trionfo del liberismo da qualche parte il rigore ci vuole. E su chi è caduto il rigore in Italia? sui giovani, condannati ad un curricolo impossibile e frustrante, per giunta con una massa di professori dequalificati e instabili.

Per curiosità, dopo il confronto con i modelli europei che varie volte ho citato, riporto qualche notizia sulla scuola di base cinese nella città di Shenzenh, con 13 milioni di abitanti, posta alle spalle di Hong Kong.

>Obbligo scolastico dai 6 ai 15 anni. Bocciatura inesistente salvo ultimo anno. Scuola superiore di 3 anni e poi l’esame chiave che determina l’accesso o meno alle università.

Orario settimanale pari a 30 ore di lezione ma di 40 minuti. 4 ore al mattino(8,40-11.50) e due al pomeriggio (14,30-16,05) con 10 minuti di pausa tra un’ora e l’altra. Pausa pranzo maggiore di due ore e mezza con possibilità di ritorno a casa. Al mattino ingresso flessibile di 20 minuti poi mezz’ora di attività motorie collettive di tutte le classi. Alle 16 termine delle lezioni. Uscita flessibile. Dalle 16.30 alle 17.30 attività postscolastiche a scelta tra: Calcio, atletica, Ping Pong, pallacanestro, chitarra e canto.

Curiosità, almeno per me. Ogni giorno si indossa la divisa cittadina salvo il mercoledì dove l’abbigliamento è libero. La cosa mi ha colpito osservando una bella e semplice mediazione tra collettivismo e individualismo che non mi aspettavo.

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1 Comment

  1. Sui dati riportati non ho elementi per fare commenti.
    MA, un ma grande come una casa c’è e nessuno lo cita.
    I COMPITI A CASAAAAAAAAA!!!!!!!!!
    Ma se le ore scolastiche sono così aumentate come mai i compiti a casa aumentano anch’essi ???
    Forse che i maestri o i professori non sono più capaci di insegnare ? Oppure cosa???
    Ho 4 nipoti e tutti mi arrivano a casa dopo le ore 17:00 con una valanga di compiti….in pratica abbiamo bambini e ragazzi che dovrebbero studiare più di 7 ore di scuola + 1-2h a casa per i compiti.
    Insomma questi ragazzi lavorano più che gli adulti con un minimo di 9-10 ore e se poi calcoliamo i tempi dalla sveglia al mattino ed il ritorno…sono impegnati 11-12 ore al giorno se ci mettiamo dentro almeno 1 h di attività motoria o sportiva…….c’è qualcosa che non va nella nostra scuola.
    Gli studenti dovrebbero venire a casa senza compiti per il giorno dopo.
    O gli insegnanti si impegnano di più ad insegnare bene a scuola oppure cambino mestiere.
    Il lavoro di insegnante è molto impegnativo se fatto bene…..lo so, ne sono convinto, ed i tempi per le ferie allungati di cui godono sono necessarie per ritemprarsi e caricarsi se si lavoro l’intero anno scolastico con impegno…….ma forse sarò accusato di essere un qualunquista o contro gli insegnanti.
    Non è così !! C’è solo bisogno che la scuola funzioni totalmente per gli studenti.
    E’ un concetto difficile da capire da parte dei vari ministri dell’istruzione ?!?!?
    Questa scuola così com’era ieri, oggi e speriamo non più domani è da riformare badando sempre al bene supremo degli studenti e non che sia stata trasformata in un ufficio collocamento specie per coloro che militano nella sinistra nazionale.
    WSM

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