Il disastro del nuovo ospedale di Bergamo costruito dai pugliesi

di ALTRE FONTI

Nessun test di laboratorio avrebbe dato risposte più certe sulle vetrate dell’ospedale dei 600 millimetri di pioggia caduti da inizio 2013 su Bergamo. L’esito è inequivocabile: la copertura dell’hospital street non è impermeabile. Nel grande atrio che collega tra loro le sette torri del Papa Giovanni XXIII, quando piove – cioè quasi sempre, ultimamente – compaiono dei secchielli blu, affiancati da cartelli gialli che avvisano: «Pavimento bagnato». Sono lì per raccogliere l’acqua che filtra dal soffitto: piove dal tetto di un ospedale aperto meno di sei mesi fa.

Quando il tempo è brutto, la pioggia ti segue anche all’interno. A partire dal parcheggio coperto, nel quale i canali di scolo attraversano i soffitti generando grosse perdite. Sia al piano terra che al primo piano scendono cascate d’acqua dai tubi, a terra larghe pozzanghere. Entrati nell’ospedale, le cose sembrano migliorare. Nell’intervallo tra una pioggia e l’altra le perdite dal soffitto non sono visibili, ma a certificarne l’esistenza ci sono i secchielli blu. Sono sparsi nei punti più diversi, dall’ingresso Sud lungo tutto il ferro di cavallo che conduce al Pronto soccorso. In totale, è domenica mattina, se ne contano tredici. Uno all’ingresso, due davanti alla porta della torre 1, due tra la torre 2 e la torre 3, due tra la torre 3 e la torre 4, tre tra la torre 5 e la torre 6, uno davanti all’ingresso della torre 6. Gli ultimi due secchielli stanno nel corridoio tra la torre 6 e la torre 7: uno dietro la transenna che blocca una porta, l’altro appoggiato su una delle lunghe panche di legno. Non contengono molta acqua, ma l’acqua c’è. Chi lavora alla Trucca ci ha fatto l’abitudine, quando piove arrivano i secchielli per evitare lo sgocciolamento su utenti e dipendenti dell’ospedale.

Secondo i tecnici le vetrate in plexiglass sono direttamente responsabili delle infiltrazioni dall’alto. Nelle prossime settimane saranno sostituite almeno 50 lastre, già ordinate e arrivate al Papa Giovanni XXIII. È la dimostrazione che le zone non isolate sono tante. Al punto che comunque l’Azienda ospedaliera dovrà poi sostituire tutte le vetrate della hospital street: è quanto avevano già chiesto i collaudatori un anno fa e che sono tornati a chiedere ora. Senza un preciso piano di sostituzione delle coperture in plexiglass, il certificato finale di collaudo non verrà rilasciato. La direzione del Papa Giovanni XXIII prevede di cambiare tutte le 2.300 vetrate nel giro di tre anni. Un’operazione che richiederà almeno 3 milioni di euro, costi che saranno addebitati alla Dec, l’appaltatore generale nei confronti del quale l’ospedale di Bergamo si ritiene creditore per decine di milioni di euro, per ritardi, lavori eseguiti non correttamente, materiali non conformi ai contratti e, di conseguenza, manutenzioni più onerose.

L’azienda pugliese pagherà se lo decideranno i giudici nelle diverse cause in corso e, comunque, in misura molto parziale, dato che si tratta di un’impresa in concordato preventivo, nel migliore dei casi capace di corrispondere ai propri creditori poco più del 20% delle somme dovute. A Bergamo rimane un ospedale aperto a fine 2012 dopo un cantiere di sette anni che aveva evidenziato grandi difficoltà a gestire l’incubo dell’acqua nell’area della Trucca. La mancanza di una trincea a nord dell’ospedale, realizzata solo nel 2012, ha lasciato i sotterranei a mollo nella falda per anni. Non aver previsto per tempo una rete di raccolta dell’acqua piovana nei cortili interni delle torri ha provocato infiltrazioni nei locali sottostanti. La stessa cosa è accaduta per la sede del 118 all’eliporto. Infine, le vetrate, giudicate non conformi al contratto d’appalto dai collaudatori e in parte già danneggiate prima dell’apertura dell’ospedale, dimostrano di essere un problema non soltanto estetico. Quelle evidentemente danneggiate, circa 200, sono state sostituite prima di dicembre. Le altre – diceva già un anno fa la commissione di collaudo – sono sicure, ma vanno comunque sostituite. Nel frattempo, in caso di pioggia, c’è il secchiello salva-goccia.

da www.corriere.it  di Simone Bianco

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13 Comments

  1. MIGOTTO SANDRO says:

    Non conosco la vicenda, ma se quanto riportate e’ vero, devo dire che siamo alle solite.
    Ovviamente la Ditta appaltatrice ha grandi responsabilita’.
    Ma il Direttore dei Lavori, i tecnici preposti dall’Ente appaltante al controllo dei lavori, agli stati di avanzamento degli stessi, dove erano?
    La macchina vergognosa degli appalti pubblici non comprende solo le Ditte meridionali, ma da troppi condiscendenti Professionisti (rigorosamente di area….

  2. beo modeo says:

    La storia del nuovo ospedale,inizia con la giunta del sindaco Vicentini in cui venne individuata la zona,quella attuale conosciuta come lo stagno di Bergamo,era sufficiente chiederlo ai contadini,ma loro i cervelloni sono stati irremovibili li abbiamo deciso e li si farà e cosi’ è stato.I costi sono ormai fuori controllo a fronte di 235milioni di spesa finale con sconto della DEC di 30milioni dunque totale 205milioni di euro opera terminata,dovremmo essere ormai oltre i 700milioni di euro ovviamente e questo terminal non ha ancora finito di fagocitare soldi i nostri ovviamente,oltre ai soldi che il ciellino Nicora deve alle imprese che hanno lavorato per tamponare le cazzate dei Pugliesi.La cosa ridicola di questo articolo del Corriere è che i 3milioni di euro per le vetrate li pagherà la Dec,coglioni la Dec siamo noi è fallita,e probabilmente era già fallita quando gli è stato dato l’appalto.Tutti i partiti che hanno dato il via libera comprese le opposizioni dovrebbero versare le centinaia di milioni di euro che hanno in banca,per riparare al danno fatto alla comunità,altrimenti non se ne esce più.
    Quel pirla di Grasso cerca le lobby,svegliati tonto.

    • Roberto Porcù says:

      @ beo modeo – Hai ragione. Sottoscrivo in toto.
      Si dà la colpa a chi accetta di lavorare a “determinate” condizioni e non si fa caso a chi li ha voluti e cercati.
      Sempre attuale è il Manzoni quando al riguardo di una suora sparita a Monza dal convento della nota monaca, afferma che si disse fosse andata …, che forse fosse ormai lontano, ma forse, se avessero scavato vicino …

  3. ferdinando says:

    Ditte meridionali: incapaci e mafiose; bisogna dire però che l’impresa capofila, tante volte è del nord, però ormai purtroppo, per i costi o i ribassi troppo alti, è “costretta” a far lavorare questi disperati.
    No, bisogna fare appalti locali a prezzi giusti e naturalmente controlli a manetta e responsabilità della D.L. e dell’appaltatore

    • Giorgio Bianchessi says:

      Le imprese del nord… spesso di nord hanno solo la sede… (ufficio e fax…) Cito il caso recente di una ditta siciliana estromessa da Expo 2015 perché sospettata di legami con i clan mafiosi. A parte il fatto che personalmente trovo la cosa discutibile (o si è mafiosi o non si è, o si è commesso un reato o non lo si è commesso e le autorità preposte devono agire di conseguenza: in parole povere, non è che io sono un delinquente perché qualche mio parente lo è, ho semplicemente lo conosco, questo modo di agire mi pare tipicamente itagliota): ha vinto un appalto per realizzare una ciclabile nella Bassa Lombardia: quando si è iscritta al bando si è presentata come una ditta avente sede anche in un paesone dormitorio della cintura milanese, ma in realtà la ditta ha quartier generale e maestranze in Sicilia.

  4. corrado says:

    credo sia una eredita’ itagliana, nel senso che per le gare d’appalto pubbliche, va fatto un bando a livello nazionale.
    Poi succede che molto spesso vincono ditte del Sud che poi fanno i lavori in questo modo.
    Va cambiata la legge, ma i 12 anni di Lega al governo hanno portato solo due cose mooolto essenziali: Miss Padania e il Giro Padano.
    Grazie Maroni e grazie Bossi

    • Gian says:

      guarda che questi bandi sono addirittura comunitari, vai tu a convincere l’Europa che possono partecipare ditte danesi ma non pugliesi?

      non ti capiranno mai e non ti crederanno mai, finchè qualche ditta italica non costruirà l’ospedale di Berlino o di Strasburgo…

    • Adriano Giuliano says:

      La lega nord è un’associazione a delinquere come tutti gli altri partiti politici italiani.

  5. – vinkono le gare d’appalto facendo “kartelli” pratikando skonti inverosimili del 50% …

    – subito dopo partono kon le riserve, varianti e kontenziosi aumentando il lavoro kartaceo e legale ma dilatando kuello esekutivo, kausando ritardi nella konsegna dell’opera, ma pretendendo pure, x kolmo, risasrcimento x mankato guadagno a kausa proprio dei ritardo ke essi stessi provokano artificiosamrente …

    – pratikano la konkussione sistematika korrompendo DL (spesso fatte da individui di uguale provenienza territoriale e komunitaria… merdionali)

    – frodano sulla kualità dei materiali in genere, in specie sui cementi armati (Cls e ferro), ke non korrispondono alle karatteristike kontrattuali ..

    – utilizzano manodopera importata poko professionale, nordafrikana e merdionale in maggioranza, sottopagata la prima ed a nero la sekonda… frodando fisko, inps, iva, etc.

    – inkuinano moralmente e socialmente il Territorio, liberi di komportarsi nel modo deskritto e non solo impuniti, anke premiati ! …

    ke skifo… e noi impotenti spettatori …
    d’altro kanto, kuestori, prefetti, GdF, karabbineri, poliziotti, ispettori e funzionari pubblici, giudici e pretori (e xsino avvokati del foro… kome notai e segretari komunali, del resto… x non traskurare l’informazione radio tv e stampa -giornalisti, direttori e redattori) sono, da noi, in prevalenza (vergognosa e razzistika), gente e paesani di kuesti sporkaccioni…

    • Adriano Giuliano says:

      Concordo pienamente. Non ha sbagliato una virgola.
      Si è dimenticato di dere che, se le mafie progredirono nel nord è perché tutte le forze dell’ordine, magistrati e quanto altro sono meridionali.
      Razzismo si, siamo noi del nord che da decenni lo subiamo.
      W il Veneto indipendente affanculo l’italia mafiosa e crudele!

  6. Giacomo Consalez says:

    Complimenti agli amministratori pubblici bergamaschi che hanno optato per dare l’appalto a questa pregevole azienda. L’occasione fa l’uomo italiano.

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