Il difetto sta nel manico. Quando la Francia eliminò i Templari, aprendo all’Islam

templaridi CASSANDRA – Era il 13 gennaio 1118, giorno di Sant’Ilario, e nove cavalieri “armati sed non ornati” nella semplicità delle cotte di maglia coperte da un rustico manto di lana grezza, prestarono il giuramento di rispettare la Regola di San Benedetto nelle mani del Patriarca di Gerusalemme. Era nato il primo duro nucleo dei Cavalieri del Tempio, che si installarono proprio sulle rovine del Tempio di Re Salomone, ove sorge oggi la Moschea di al-Aqsa, a quei tempi Moschea di Omar, il primo conquistatore musulmano di Gerusalemme.
Il Regno di Baldovino, succeduto al crociato Goffredo di Buglione, che non aveva voluto cingere una corona regale là dove il Cristo era stato cinto da una corona di spine, e si era semplicemente definito “advocatus Sancti Sepulchri”, difensore del Santo Sepolcro, era isolato dalla guerriglia islamica che dilagava in Palestina taglieggiando i pellegrini, alle volte uccidendoli senza pietà, altre imponendo riscatti o vendendoli come schiavi. I Cavalieri del Tempio si incaricarono di tenere sgombre le strade, difendendo pellegrini e mercanti, rafforzando il debole regno cristiano di Baldovino e gli altri con vicini.

Ma dopo i primi successi di questa esigua forza di cavalleria leggera, una sorta di polizia internazionale dell’epoca, San Bernardo di Chiaravalle diede ai cavalieri del Tempio una regola ferrea, riconosciuta dal Concilio di Troyes del 1128, che permise loro di reclutare adepti in tutta la cristianità, dalla Svezia alla Sicilia e dall’Inghilterra alla Grecia: i Milites Christi divennero una piccola ma decisa forza di
cavalleria pesante che costituì la punta di lancia degli eserciti crociati in tutte le loro campagne. Migliaia di cavalieri, cadetti di grandi famiglie e poveri combattenti, facevano la fila per entrare a far parte dell’Ordine Templare, compresi gli scomunicati e i condannati per ribellione.

Donazioni di terre e fattorie permettevano all’Ordine di sostenere le enormi spese dei viaggi per mare, della costruzione di baluardi e fortezze in Terrasanta, del mantenimento di un esercito oltremare  efficiente e organizzato, al contrario delle orde indisciplinate e ingovernabili dei crociati, che si riversavano in quei paesi senza nessuna conoscenza del terreno e del nemico, delle popolazioni ostili o
alleate, delle possibilità di alimentazione e dei pozzi di acqua potabile.

La pressione musulmana sulla Spagna diminuì enormemente e i califfati di Cordoba e Granada poterono essere contenuti in un primo tempo e battuti in seguito, mentre anche i campi trincerati per la tratta degli schiavi in Puglia, Liguria, Albania non ricevevano più rifornimenti dalle flotte algerina ed egiziana. Baghras verso la Turchia e Roche Roissel, Castel Blanch, Arima e Tortosa erano roccaforti templari che rendevano imprendibile il porto di Tripoli del Libano insieme al Krak des Chevaliers dell’Ordine degli Ospitalieri. Beaufort Chastellet e Safed proteggevano il porto di Tiro. Doc, Saffran, Cafarlet, Merle, Castel Destroit, teatro di feroci combattimenti, e Athlit, detta Rocca dei Pellegrivini, costituivano la cintura difensiva attorno ad Akkon, per decenni roccaforte musulmana, presa dai cavalieri a prezzo di  perdite micidiali.

Caco, Tour Rouge, Casel des Plains coprivano le spalle al porto di Jaffa, e La Feve, Le Petit Gérin, Quaranteine, Maldoin, Toron de Chevaliers, il porto fortificato di Askalon teatro di grandi assedi e combattimenti, e la città di Gaza proteggevano Gerusalemme su tutti e quattro i punti cardinali. In due grandi battaglie, a esempio per  tutte, Hattin e Askalon, i templari arrivarono a perdere in combattimento più dei due terzi degli effettivi. E non si comportavano da meno scudieri e militi semplici, che non avevano preso i voti. Ma se molti fratelli sapevano cavalcare bene e maneggiare lancia e spada, e poco più, numerosi cappellani e maestri ricopiavano
antichi manoscritti in aramaico, chiedevano a rabbini o a eretici israeliti di interpretare gli antichi segni e conosce-vano sulla vita di Gesù Cristo molto più di quanto ne sapesse la Chiesa di Roma, tagliata fuori per secoli dalle culture orientali. Dalla setta fondata da San Marco l’evangelista, alle credenze copte e siriache, i cavalieri del Tempio trassero un patrimonio di conoscenze gnostiche che cominciarono a metterli in sospetto.

Non poterono esser mai toccati dall’Inquisizione, in quanto esercito papale, che accettava obbedienza solo al Soglio Pontificio, e che proteggeva i regni cristiani senza mai esserne vassallo. Ma un Ordine così potente, un esercito multinazionale che aveva conventi, ospedali, ospizi, officine e laboratori in tutta Europa, oltre alle fortezze d’Oltremare, non poteva non suscitare le mere ambiziose delle casate regnanti in Europa. In Germania si diffuse poco, data la rivalità con i Portaspada e i Teutonici che conducevano proprie crociate nei Baltici, in Polonia e Russia. In Spagna combatteva sotto la bandiera dei Re Cattolici per la Riconquista. In Inghilterra era apprezzato dalla Corona per i grandi reclutamenti di cavalieri in Scozia, che portavano oltremare la combattiva gioventù delle Highlands. Ma fu la Francia la tomba dell’Ordine.

Il nascente Stato nazionale francese, che avrebbe distrutto la forza della Provenza con la Crociata degli Albigesi, non poteva sopportare sul proprio territorio una forza multinazionale, perlopiù fedele al Papa. Il re di Francia Filippo il Bello pensò di diventare il più potente sovrano europeo diventando Gran Maestro dell’Ordine: avrebbe così avuto alle sue dipendenze un vero e proprio esercito europeo, togliendo la supremazia al Papa, e si sarebbe anche impadronito di un sapere scientifico, teologico e spirituale di portata mondiale. La
leggenda che avrebbe combattuto i templari per impadronirsi del loro immenso tesoro è una misera giustificazione a posteriori: l’Ordine possedeva sì conventi, abbazie, cascine e terre coltivate, ma non aveva oro, pietre preziose o denaro che il Re avrebbe potuto
usare per sanare l’enorme debito contratto dalla Corona.

L’Ordine però gli sbarrò il passo con decisione: gli fu rifiutata l’investitura, solo così l’Ordine avrebbe potuto mantenere la propria plurisecolare indipendenza, libertà d’azione e fedeltà al Papato. Filippo il Bello iniziò allora una campagna di logoramento per infangare la fama e l’onore dei templari. Fece diffondere voci sulle presunte enormi ricchezze dell’Ordine, sulla vita licenziosa dei cavalieri, sulla loro omosessualità poiché avevano pronunciato i voti di castità, e inoltre, per metter in imbarazzo il Papa e ottenere l’intervento dell’Inquisizione, anche sulla loro presunta eresia.

Il Guardasigilli reale Guglielmo di Nogaret il 13 ottobre 1307 ordinò l’arresto di tutti i cavalieri e del Gran Maestro, Giacomo de Molay, molti dei quali sotto tortura si autoaccusarono di tutto quanto veniva loro imputato proprio dalla campagna denigratoria organizzata da Pierre Dubois, scrivano del Re. Il Papa Clemente V, debole erede di Bonifacio VIII, fatto addirittura arrestare da Filippo il Bello, dapprima intervenne a difesa dell’Ordine, poi dietro enormi pressioni lasciò che il processo avesse luogo e i cavalieri fossero condannati al supplizio. Anzi, emise due bolle papali che permisero una caccia al templare in tutta Europa: si salvarono solo i templari spagnoli, inglesi, scozzesi e irlandesi. Anche in Italia la Serenissima e altri ducati si rifiutarono di imprigionare e processare i fratelli sulla base delle assurde accuse francesi.

Ma la Francia non mollò su nessuna questione in sospeso e scatenò una caccia al templare in tutta Europa, fino alla Bolla papale di soppressione dell’Ordine del 1312. I beni dei templari in Francia passarono alla Corona, in altri regni all’Ordine degli Ospedalieri, divenuti poi cavalieri di Malta. In Inghilterra l’Ordine sopravvisse clandestinamente e alcuni storici fanno derivare le prime forme di massoneria in quel Paese dalla sopravvivenza di credenze templari.

Con la soppressione dei Templari la Francia fece un favore incredibile ai regni musulmani in Terrasanta, che eliminarono ogni presenza cristiana e sbarrarono il passo ai pellegrinaggi: la forza di pressione musulmana tornava a crescere sull’Europa, grazie al potente alleato, e avrebbe distrutto la potenza della Serenissima Repubblica di Venezia nelle isole del Peloponneso e nel Mar Nero, conquistato Grecia e Bulgaria, sbaragliato la Serbia e sarebbe tornata a minacciare il Friuli e Vienna, fino alla decisiva Battaglia navale di Lepanto.
Ma questa è un’altra storia…

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3 Commenti

  1. Carlo De Paoli says:

    Grazie Cassandra,
    quante nuove e belle informazioni.
    Questo aspetto della storia non lo conoscevo.
    Sembrerebbe che la Francia, nel corso della storia, abbia sempre “remato contro” gli interessi della nostra Civiltà.
    Non che si debbano sempre fare delle guerre di religione, per carità, ma una solidarietà con i popoli “vicini”, o mantenere almeno un atteggiamento corretto dovrebbe essere un tornaconto per la Francia medesima.
    Invece, per rimanere all’attualità, nel giro di pochi anni quel paese ci ha scatenato ben due guerre di conquista: la prima con l’invasione della Libia che ci ha privato di un alleato affidabile che si era preso l’incarico di salvaguardare i nostri confini meridionali assolvendo bene l’impegno, la seconda privandoci, con la complicità di personaggi non votati dal popolo, di ampi territori marittimi in Liguria, Sardegna e Toscana.
    Prima ancora che contro l’invasione musulmana noi siamo in guerra con alcuni stati €uropei che ci vogliono distruggere etnicamente e appropriarsi dei nostri territori come fossimo una colonia africana e si vivesse ancora nel XVIII o XIX Secolo.

  2. Padano says:

    In verità i Templari vennero sconfitti in quasi tutti i confronti militari ai quali presero parte.
    Piuttosto venivano loro riconosciute quelle che oggi definiremmo grandi capacità logistiche.

  3. caterina says:

    sempre la Francia… quante colpe dovrebbe ancora espiare… invece la osanniamo per la libertà seminata con il Terrore… i Vandeani ne sanno qualcosa ma gli hanno eliminato pure il nome dalla loro terra…

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