Il decentramento responsabile di Confindustria. Ma che è?

di GIORGIO CALABRESI

Nella campagna elettorale non potevano mancare Confindustria e il suo presidente Giorgio  Squinzi. Disoccupazione, debito pubblico, pressione fiscale: Chi governera il nostro Paese avra il dovere di affrontare questi nodi e porre le basi per consentirci di competere ad armi pari sui mercati globali, perche senza il destino e di un graduale impoverimento e la fuoriuscita dal novero delle grandi potenze economiche. E il pressing del leader degli industriali Giorgio Squinzi, che chiede uno scatto dorgoglio, una politica con la P maiuscola, una azione politica che sia capace di eliminare i fardelli di una burocrazia ossessiva e di una pressione fiscale ormai insostenibile. Restano essenziali profonde riforme strutturali. Il presidente di Confindustria entra cosi nel dibattito politico, con un lungo intervento pubblicato dal Sole 24 Ore. E avverte: Limminente tornata elettorale sara un banco di prova decisivo. Parole chiare: lassociazione degli industriali non si limitera ad un ruolo di semplice spettatore nello scontro per il voto e di fronte alle sfide che impegneranno il prossimo governo . Viale dellAstronomia resta equidistante. Ma e pronta a varare una sua agenda di idee concrete e di obiettivi, il metro delle imprese per valutare sia i programmi elettorali sia, soprattutto, loperato del prossimo esecutivo. Il documento sara al vaglio domani di una riunione del Comitato di presidenza, per poi essere messo a punto nelle riunioni di gennaio di Direttivo e Giunta: conterra priorita e proposte, puntuali, su cui in Confindustria si lavora per la piu ampia condivisione interna, che verranno presentate in vista del voto. Lo scenario in cui lItalia andra al voto, rileva Giorgio Squinzi, pone sfide importanti. La crisi non e alle spalle: Un anno difficile e impegnativo ci aspetta.

Dal leader degli industriali un monito alla politica: serve una ritrovata dialettica costruttiva; E fondamentale non cedere alle tentazioni dellantipolitica; Va ricucito un rapporto di fiducia della societa nello Stato e nei suoi rappresentanti. A chi andra a ricoprire cariche pubbliche il presidente di Confindustria chiede di svolgere il proprio ruolo con impegno, dedizione, onesta. Dalla crisi dovra uscire un Paese nuovo. Servono riforme profonde, chiede Giorgio Squinzi, che a partire dalla revisione del Titolo V della Costituzione mettano in discussione gli assetti istituzionali e lo stesso perimetro dello Stato e ci conducano ad un decentramento finalmente responsabile. Per puntare ad un taglio deciso ma non lineare della spesa, e quindi ad una graduale riduzione della pressione fiscale. Premesse per creare sviluppo, far ripartire i consumi. La priorita e la crescita: per questo obiettivo, sottolinea Confindustria, e imprescindibile rimettere lindustria al centro dellagenda del Paese. Gli industriali non chiedono aiuti, chiarisce Squinzi: Vogliamo piuttosto sottolineare che linteresse generale coincide con il superamento di quei vincoli e pregiudizi che alimentano nei fatti una cultura anti industriale.

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Confindustria è il recinto dove stanno le vicugne da lana.
    Noi, comuni cittadini, siamo le pecore.
    Loro sono le vicugne.

    Ambite ,appunto,per la lana eccezionale.

    Per il resto non contano alcun che, proprio come noi.
    Tutti tosati a scadenze regolari.

    Pensano,le vicugne, di contare qualcosa.
    Pensano siano graditi al padrone la loro accondiscendenza, il loro opportunismo, la loro disponibilità.

    Uno dei mali italiani è stato avere una confindustria piegata,filogovernativa, debole e vigliacca.
    E ignorante.

    Quel che dice squinzi,purtroppo, continua a non avere peso alcuno.
    Il potere se ne fotte, e tira via a più non posso.
    Una confindustria seria,e attenta dovrebbe organizzare ad esempio, una protesta contro l’irap, invitando gli associati stessi a non pagarla.
    Che ci vuole?

    • si vede che non conosci la cloaca massima…
      Confindustria prospera da sempre a braccetto col governante di turno, è come il TG1 RAI.
      I polli credono che faccia gli interessi degli imprenditori, in realtà fa gli interessi di soli pochi ed influenti associati, da sempre!
      Alla faccia della plebaglia operaia proletaria che con le proprie tasse li mantiene.
      Confindustria vive di Stato da sempre.

  2. Questa uscita di Giorgio Squinzi mi convince sempre di più che costui è peggio del peggior democristiano.
    Ma che ha voluto dire?
    Sembra uno dei vuoti ed ovvi proclami del papa, attenzione dice Squinzi, ci siamo anche noi, pesateci e poi ci accorderemo sottobanco.
    Qualsiasi onesto imprenditore dovrebbe vergognarsi di appartenere alla Confindustria.

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