Il Corriere e la capretta che si crede un cane.

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di SERGIO BIANCHINI – Con quanta gioiosa simpatia il Corriere l’altro giorno dedica un’intera pagina alla storia della “capretta che si crede un cane”. Ed ai suoi magnifici salvatori della “fattoria di nonna papera”.
Sembrerebbe quasi che, vivendo ormai in un mondo tranquillo e prosperoso, possiamo dedicarci a benefiche e giocose fantasie.

Ma in realtà non è così, il mondo vede continue crescite delle tensioni e delle guerre, l’Italia vede una permanente instabilità ed il totale blocco dei progetti non solo per lo sviluppo ma anche per la manutenzione dell’esistente.

L’Italia è deludente ormai non solo rispetto al futuro ma perfino rispetto al livello funzionale e relazionale del passato.< Occorrerebbero centinaia di migliaia di giovani desiderosi di dedicarsi alla riorganizzazione dello stato e della funzione pubblica che è il punto dolente nevralgico della nostra malandata società. Questi giovani dovrebbero essere sostenuti e consigliati dagli accademici e dalle schiere non più solo sognanti della cultura. I maestri dell’analisi storica e politica dovrebbero proporre indicazioni condivisibili ed effettivamente sperimentabili nella nostra specifica realtà nazionale. Invece non è così. E la cultura crea priorità fasulle ed esalta sognatori e innovatori singolari ed “eroici” perché si separano dal comune sentire.  Continua così l’andamento spastico del paese che opera in perenne discontinuità e instabilità. Per fortuna che tutto sommato il tipo umano maggioritario in italia è vaccinato da millenni di vicende avventurose e perfino gloriose.  Ma per superare la condizione di paralisi spastica e duromollista bisogna concentrarsi per delineare programmi di governo e di riorganizzazione dello stato veri e condivisi da una grande maggioranza.  Certo se l’alta cultura e la chiesa italiana si posizionassero su questo obiettivo i risultati non mancherebbero. Speriamo.

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