il Corriere della Sera e il “federalismo alla rovescia”

di ALTRE FONTI

Questo è un editoriale pubblicato oggi dal Corriere della Sera a firma Sergio Rizzo che intende gettare la croce sul cosiddetto federalismo italiano. Ovviamente si tace che in Italia tutto è stato applicato in questi anni fuorché il federalismo, visto che i cordoni della borsa sono sempre e solo stati mantenuti a Roma

Il nostro curioso federalismo alla rovescia non smette di presentare conti salatissimi ai contribuenti. Dopo le Regioni alle prese con deficit sanitari allucinanti, tocca ora ad alcuni grandi Comuni battere cassa per tappare le voragini dei loro conti. Succede a Roma dove il sindaco appena arrivato chiede aiuto per sanare il passivo ereditato: 867 milioni. Ma arriva dopo, Ignazio Marino, rispetto ai suoi colleghi di Napoli e Catania. Senza poter escludere che altri ne seguiranno l’esempio. La galleria degli orrori che ieri ha pubblicato Il Sole 24 Ore passa da Palermo e Genova, sfociando in una Milano che deve reperire circa 500 milioni entro fine anno. I Comuni incolpano il taglio dei trasferimenti, sostenendo di aver sborsato il prezzo più caro per risanare le finanze pubbliche.

Vero. Anche se poi questo prezzo finisce ribaltato in buona parte sullo Stato centrale. Il che dovrebbe indurre certi amministratori a un serio esame di coscienza. Chi rivendica autonomia avrebbe l’obbligo di ricordare che questa implica responsabilità. Il federalismo da molti invocato dovrebbe basarsi su tale principio basilare. È diventata invece una parola vuota, comodo paravento per gestioni sconsiderate e clientelari senza essere chiamati a risponderne. Peggio ancora: scaricando pure gli effetti sull’intera collettività. Valga per tutti il caso di Roma, scossa negli ultimi anni dalla Parentopoli di migliaia di assunzioni nelle municipalizzate. Il Campidoglio ha 25 mila dipendenti, numero cui si deve aggiungere quello del personale delle partecipate, che il sito Internet indica in 37 mila. La sola azienda di trasporto locale, l’Atac, paga circa 12 mila stipendi e dal 2008 ha accumulato 600 milioni di perdite. Per offrire un servizio che certo non può essere considerato degno della capitale d’Italia.

Sappiamo che è un problema di ogni città, piccola e grande. Senza contributi pubblici nessuna azienda di trasporto locale avrebbe conti in equilibrio. Chi sale su un autobus, un tram o una metropolitana paga infatti un prezzo politico che copre una frazione del costo effettivo. Il fatto è che non di rado quella frazione, per come sono gestite moltissime aziende, è infinitesima. Il resto viene così caricato sulle spalle di tutti gli italiani: chiamati quindi a sopportare non solo il peso legittimo del servizio universale, ma anche quello illegittimo di sprechi, inefficienze e clientele locali.

Al riguardo, i dati della Confartigianato parlano chiaro. Fra il 2000 e il 2010 le tariffe dei servizi pubblici locali sono cresciute in Italia del 54,2 per cento, il doppio dell’inflazione e ben 24 punti in più rispetto alla media europea: nel periodo dal 2003 al 2013 la sola tassa sui rifiuti è lievitata del 56,6 per cento, contro il 32,2 per cento dell’eurozona. E ciascuno può giudicare se la qualità sia migliorata in proporzione. Una tassa occulta gigantesca non più accettabile. Da spazzare via obbligando tutti i Comuni alla trasparenza assoluta dei costi dei servizi, affinché i cittadini possano regolarsi di conseguenza quando sarà l’ora del voto, e approvando senza indugio la norma che imporrebbe la liquidazione delle municipalizzate in dissesto. Se si vuole restituire alla parola «federalismo » il suo vero significato, è il minimo che si possa fare.

da: www.corriere.it di Sergio Rizzo

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3 Comments

  1. giorad says:

    Sto Rizzo, ma ci fa o ci è?

    Il problema è che tanta gente, anche acculturati peones del Korriere, se la bevono sta sbobba. E poi ragliano contro il federalismo … debbossi emmarroni…

    Hanno ragione: aborriamo il federalismo. Vogliamo, noi, solo l’indipendenza secca – secessione.

    http://www.color44.org

  2. michela verdi says:

    Naturalmente in Italia di federalismo non si è vista nemmeno l’ombra. Federalismo equivale a fine dei parassiti.
    Se un sistema federale comportasse tutto quello che scrive RIzzo, la Svizzera sarebbe già collassata da un pezzo.
    Ma mi faccia il piacere!…

  3. michela verdi says:

    Naturalmente in Italia di federalismo non si è vista nemmeno l’ombra.
    Se un sistema federale comportasse tutto quello che scrive RIzzo, la Svizzera sarebbe già collassata.
    Ma mi faccia il piacere!…

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