Il coronavirus? L’assenza di meritocrazia è il virus letale che ti lascia precario

di Cassandra – Non poteva essere che un precario, per di più donna, a isolare il coronavirus. Una ricercatrice senza posto fisso, a 1500 euro al mese.

Su Fanpage si apprende che una delle tre scienziate che ha permesso al mondo di trovare la via per uscire da una pandemia senza ritorno, è una donna trattata come un insignificante orpello.

“Francesca Colavita, 30enne molisana, è tra le ricercatrici dell’ospedale Spallanzani che ha isolato il famoso Coronavirus di Wuhan  – si legge -.. Eppure, non ha un contratto, ma è una precaria. “Sono sei anni che lavoro qui, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale. Guadagno sui 20 mila euro all’anno. L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori”.

Cara Francesca, l’Italia, ma senza essere così dannatamente generici, chi ha la fortuna di avere una risorsa al proprio fianco, ha il dovere di rispettare il lavoro ben fatto. Oggi non è così. E quindi, come te, tanti altri mangiano la minestra per non saltare dalla finestra. L’assenza di meritocrazia è il virus letale di questo Paese.

Mortifica il lavoro, la coscienza, spegne la speranza. Più che una moda, sta diventando la regola che il lavoro non necessariamente vada pagato. Quindi, Francesca, devi tu ringraziare chi ti ha dato la possibilità di avere visibilità. Questa è la nuova moneta del primo quarto di millennio. E ringrazia ancora il cielo che porti a casa 1500 euro. Perché sei una donna e perché vali.

 

Print Friendly, PDF & Email

1 Comment

  1. sei una donna, sicuramente brava…e ora anche fortunata… e lo riconoscersi anche tu prima ancora che altri te ne facciano merito, ma vedrai che ti sara’ riconosciuto… per ora goditi con tutti noi che siamo sempre nell’incertezza la soddisfazione di una meta raggiunta!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Bernardelli: basta balle, togliete 138 miliardi di tasse a chi dà lavoro

Articolo successivo

Nessuna invasione. I dati che smentiscono il sovranismo e le sue paure a fini ettorali