Il congresso straordinario del no euro, Milano come Palermo

 di STEFANIA PIAZZOSALVINI CAMPER

“…E siccome questa moneta non va bene, non chiediamo che sia Milano e la sua economia, la sua società, a pensare ad un euro moneta di scambio con le regioni più vicine per velocità e ambizione. No, diciamo che Milano deve rallentare e prendere il passo di chi non ce la fa”. Prima, quando si parlava di Padania, o di Nord, si pensava alla Mitteleuropa, ai bacini regionali oltre le Alpi. Adesso, si parla di Italia. Sono scelte e decisioni strategiche che impongono anche un cambio di Statuto per un partito, che deve parlare agli italiani. Quando si parla di Padania, oramai, è quella connection dell’Expo, del Mose e compagnia cantando. Meglio migrare in Italia, così si è tutti uguali, senza l’imbarazzo della scelta.Davanti al rischio estinzione, si fanno battaglie da primum vivere, deinde philosophare.

 

Milano come Palermo

Si è davanti forse ad un cambio epocale, si è passati dal dire che la Padania era una regione mitteleuropea, che deve stare in Europa per stare con le grandi regioni europee, si è passati dal sentir dire che il Mezzogiorno deve avere un’altra moneta… al dire che Milano e Palermo, appunto, hanno lo stesso identico handicap, che si chiama euro. E che quindi la soluzione per salvare Milano non è lasciarla andare ad una velocità diversa, ma la quadratura del cerchio è fare andare Milano alla stessa velocità di Palermo, tutte e due senza l’euro. Da un estremo all’altro. Sparisce la Lega che voleva staccare i vagoni del Sud, ne nasce una che sta con i vagoni che voleva lasciare. Smarriti, persi i volti dell’indipendentismo, del secessionismo, la strada del Carroccio diventa un’altra.

Il congresso straordinario  riaffermerà una presunta necessità di indipendenza delle terre del Nord, ma nell’ambito di un federalismo nazionale. Non si è più alla negazione dello Stato unitario bensì al riconoscimento dello Stato unitario, mossa che venne anticipata per certi versi da Maroni con il lancio della macroregione.

Per prendere i voti nel Mezzogiorno, la Lega non può più dire: vogliamo stare per i fatti nostri, dovrà semmai chiedere di avere autonomia ma nell’ambito dello Stato che piace al Quirinale.

L’indiscussa leadership

Dopo la legittimazione del voto europeo, Salvini potrà sancire definitivamente al congresso la sua indiscussa leadership. Di recente ha effettuato due cambi: il capogruppo al Senato e quello alla Camera. Via Massimo Bitonci eletto sindaco, ma via anche Giancarlo Giorgetti, il capogruppo a Montecitorio più silenzioso della storia. Il no euro, mantra della nuova Lega, non può più avere oppositori interni. Con Massimiliano Fedriga va alla Camera, Centinaio al Senato, Salvini ha fatto pesare la sua vittoria. Ma doveva attendere il voto delle europee, non avendo avuto prima i numeri per imporre un suo uomo alla successione in Lega Lombarda, nonostante il candidato naturale fosse Gianni Fava. Belotti, sponsorizzato da Fava e amici, poteva essere un nome da imporre, ma la scarsa raccolta elettorale – a differenza invece dell’astro Ciocca – ha fatto allontanare l’ipotesi orobica.

La variabile veneta

Intanto la politica nazionale, e quindi della Lega, guarda più che alla legge elettorale, al voto in Veneto nel 2015. A dire il vero tutti i partiti guardano lì. Ma il risultato dipenderà da Matteo Renzi. Se riuscirà a far percepire una qualità di governo diversa, il Veneto potrebbe per la prima volta andare a sinistra. Ma l’altra variabile sono gli equilibri interni al centrodestra. Fino a quando i veneti faranno “finta” di non capire dove va Salvini? Fino a quando durerà il grande appeal di Salvini in Veneto, perché nemico di Tosi? Se Tosi dovesse uscire dallo scacchiere, l’uomo che fa la differenza, sarebbe Zaia, non certo il milanista Salvini.

Ma in questo momento Salvini è “utile” anche al governatore veneto per contrastare Tosi. Quando insomma i veneti prenderanno atto del fatto che Salvini sta dicendo: “Il Veneto è uguale alla Calabria, che il problema è lo stesso, e che essendo lo stesso la soluzione è unica per tutti?”.

La Lombardia non è più la regione col Pil più alto d’Europa e il Veneto a seguire? No, oggi Valtellina e Sicilia e Veneto sono la stessa cosa. Il problema è l’euro, è Bruxelles, che azzoppano Bormio tanto quanto Siracusa e Vicenza.

 

Banche nemiche

Giorgetti è sparito più del solito. Dopo l’arrivo di Salvini non fiata più. A Roma non si faceva vedere molto, dicono, sta di fatto che non è più capogruppo. Uomo esperto di finanza e banche, forse non aveva digerito il no euro. Di sicuro non lo digeriscono le banche stesse.

D’altra parte anche solo la capitalizzazione di Borsa fatta in una moneta diversa dell’euro, svalutata del 30%, riduce di altrettanto valore la capitalizzazione. La banchetta francese, che oggi pagando in euro non riesce a comperarti, domani avendo tu la lirache vale poco, riesce a comperarti, svalutato così come sei del 30%. Come la pensano i bocconiani del Carroccio?

Legge elettorale e centrodestra

Legge elettorale: si cambia sempre e solo in Italia, come strumento di fatto per cambiare le maggioranze o dare peso a chi non dovrebbe avere peso. Nel resto del mondo e in Europa la legge elettorale è un non problema! Da noi  si cambia sempre e solo per determinare il risultato.

Ma più che la legge elettorale il problema è il centrodestra, senza leader. Salvini sa muoversi, buca il video, il congresso servirà a sancire in via definitiva che la Lega è sua e che la linea politica la fa lui. A Matteo l’idea di fare il candidato del centrodestra  piace davvero. Nel centrodestra non c’è nessuno, c’è un vuoto politico e il giovane lombardo ha un’immagine dinamica, dice cose che fanno resa sulla gente, nonostante abbia solo 1.6 milioni di voti. Fa share in tv. E ficnhe va in tv fa un passettino in avanti nella sua autocandidatura.

I colonnelli della Lega staranno a guardare e lasceranno fare al ragazzo tutto quel che vuol fare. Lui ha i numeri, loro no.

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