Il concetto di benessere animale secondo l’Asl

riceviamo e pubblichiamomalga

Egr. Dott.ssa Rosangela Bertasio,

mi chiamo Mariagrazia Arrighini e allevo capre Bionde dell’ Adamello dal 2005. Ho sempre seguito i consigli e le norme imposte dagli enti preposti per la salute, il benessere animale, ecc. ecc.

Il  benessere dei miei animali mi sta a cuore quanto il mio di benessere ed è per questo che mi rivolgo a lei per sollevare il problema della identificazione tramite le marche auricolari per gli animali come capre, vacche, pecore, ecc. Dopo anni passati a curare orecchie infettate, aperte in due perché si impigliano nei rovi o altrove, dopo essermi fratturata il pavimento dell’ orbita dell’ occhio sinistro con conseguente diplopia per lungo tempo mentre disinfettavo l’ orecchio infettato di una capra e infine la morte di una delle mie capre per tetano a causa della applicazione delle marche auricolari, non sono più disposta ad applicare a nessuno dei miei animali tali marche.

Sento tanto parlare di rispetto per gli animali, “animalisti” che si affannano a dare la caccia ad allevatori che tengono le vacche o le capre legate in stalla nel periodo invernale ( se le lasciassero libere si ammazzerebbero tra di loro a cornate) animali che poi sono liberi al pascolo e in alpeggio dalla primavera all’ autunno. Nessuno però si occupa delle atrocità che subiscono gli animali per l’ applicazione delle marche auricolari. Vogliamo parlare degli allevamenti intensivi dove il benessere animale è per la legge impeccabile e anzi portato ad esempio in televisione e riviste del settore? Vacche e capre decornate con appositi bruciatori per evitare che si facciano male essendo libere nei recinti ma ancora più importante per comodità dell’ allevatore. Animali chiusi (non in catena s’ intende) in recinti per tutta la loro breve esistenza. Sì, breve perché questi animali guarda caso, vivono meno della metà di quelli del fattore legati d’ inverno e liberi l’ estate ( non parliamo della qualità del prodotto che non è paragonabile a quello industriale) questo perché una vacca che allevata in maniera tradizionale che farebbe circa 20 Kg di latte al giorno, ne deve invece fare 50 Kg o una capra che produce 2 Kg al giorno deve farne 7 Kg. Avete mai visto le mammelle delle vacche e delle capre in questi bellissimi, enormi, pulitissimi allevamenti? Quando vedo questi animali che non riescono nemmeno  a camminare per le mammelle così gonfie che sembra debbano scoppiare da un momento all’ altro, mi vengono i brividi ( mi fanno male le mie…).

Dottoressa Bertasio, se questo è il vostro concetto di benessere animale, non è così per me.

Perché non può essere adottato il metodo di identificazione che si usa per i cavalli o i cani abbinato al tatuaggio a una delle orecchie? Non è traumatico e il costo è lo stesso.

Grazie per la sua attenzione

Cordialmente

Mariagrazia Arrighini

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1 Commento

  1. Rodolfo Piva says:

    Bravissima signora Arrighini ad aver così ben descritto un problema che ha una sola parola identificativa: crudeltà. Vediamo se i funzionari della ASL si impegneranno, con la loro professionalità a denunciare e risolvere questo problema oppure preferiranno mantenersi nel ruolo di sordi burocrati. Cordiali saluti. Rodolfo Piva

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