Si stracciano le vesti per Fiat, ma tacciono su 12.500 aziende chiuse in Brianza

di GIANLUCA MARCHI

Tutti contro Sergio Marchionne e la Fiat perché hanno fatto intendere che degli investimenti del cosiddetto programma Fabbrica Italia del 2010 non se ne parla per il momento, a causa della difficile congiuntura del mercato automobilistico, soprattutto in Italia dove i consumi dei beni durevoli sono crollati. Ora tutti si stracciano le vesti e qualcuno che si sente tanto il primo della classe punta il dito contro l’ad del Lingotto e gli azionisti (in pratica la famiglia Agnelli) definendoli inadeguati e interessati solo agli affari loro. Perchè lui che fa fabbricare molte delle sue scarpe in Cina e poi le vende in giro per il mondo a 200 euro e più al paio cosa fa, forse, gli affari nostri? Fa gli affari suoi, bravo a farli ma non pretenda di impartire lezioni o patenti di bravura.

Premessa doverosa: non si pensi che io nutra simpatie per la Fiat. Tutt’altro. Quando lavoravo a Libero, all’inizio degli anni 2000, condussi un’inchiesta dove si dimostrava che l’azienda, allora guidata dall’ad Paolo Cantarella, era praticamente fallita, cosa  poi confermata negli anni successivi, che non aveva in progettazione modelli in grado di rilanciarla (figuriamoci si parlava della Stilo!), che era infarcita di dirigenti senza vere mansioni ma che spesso coltivavano il loro orticello esterno con una pratica che portava a pagare gli accessori più cari rispetto a quelli presenti sul mercato, con iniziative in giro per il mondo da mettersi le mani nei capelli. Il tutto con la benedizione dell’illustre Avvocato, che veniva fatto divertire con l’elicottero che lo scorazzava in giro per l’Europa, e con il flusso di denari pubblici che continuava  imperterrito.

Dunque, non mi si può accusare di simpatie dicevo. E tuttavia adesso mi fanno sorridere il lamento e la rabbia degli amanti traditi, che vorrebbero in tutti i modi far proseguire questa agonia. Marchionne e la Fiat ormai stanno altrove, nell’Italia non ci credono più è fin troppo evidente, e non hanno nemmeno torto. Anziché convocare improbabili tavoli destinati a portare al nulla, se il governo e i sindacati vogliono fare qualcosa per mantenere nel Paese l’ultima grande (sic!) fabbrica di automobili vadano in giro per il mondo a trovare qualche magnate russo o cinese o indiano o brasiliano che voglia investire da noi e acquisire quel che resta della Fiat. Se lo faranno avranno bisogno di una buona dose di fortuna. Diversamente non c’è futuro. Per trent’anni questo Paese ha drogato il mercato dell’automobile con sovvenzioni varie: adesso che i soldi sono finiti, tutto va a rotoli anche perché la drogatura ha consentito alla Fiat di non impegnarsi sui nuovi modelli e i risultati si vedono.

E diciamocelo: sono un po’ patetici anche coloro che pensano che gli Agnelli e la Fiat, prima di andarsene definitivamente in America, dovrebbero restituire almeno in parte i tantittimi quattrini avuti dallo Stato. Fan persino tenerezza a pensare una castroneria del genere: allora i soldi pubblici sono arrivati fino a qualche tempo fa perché così hanno deciso i vari governi (e non ne ha beneficiato solo l’azienda torinese, ma molti altri, solo che la Fiat essendo più grande ha fatto la parte del leone). Era un’opportunità (sciagurata) ed è stata sfruttata: di fronte a una tale assurda richiesta qualsiasi azienda privata preferirebbe chiudere i battenti. Cosa fa lo Stato, può forse mettere in galera i soci azionisti?

Il problema è che questo Paese non riesce a togliersi di dosso i suoi vecchi vizi da stato socialista per tenere in piedi imprese che in piedi non ci possono più stare: ogni posto di lavoro da “salvare” per i minatori del Sulcis ci costa 100 mila euro (meglio dare quei quattrini a ciascun dipendente e lasciarlo a casa), per far sopravvivere Alcoa bisogna abbattergli la bolletta energetica (e perché a una fabbrica del Nord questo no allora?), per non far chiudere l’Ilva dobbiamo immettere centinaia di milioni di soldi pubblici che non ci sono. In Brianza – nella mitica Brianza un tempo considerata come il Giappone d’Italia, l’area fra le più ricche e produttive d’Italia che anche i crucchi le facevano un baffo – nell’ultimo anno sono state chiuse 12.500 aziende: qualcuno ha forse invocato aiuti pubblici per tenerli in piedi? No, e quelle 12.500 imprese sicuramente nei tempi buoni valevano più della Fiat, delle miniere del Sulcis e dell’Ilva, ma se i rispettivi proprietari hanno dato forfait è perché non ce la potevano più fare. Ma quelle chiusure non sembrano fare scandalo.

La realtà è che in questo Paese si pensa solo a tamponare una barca che fa acqua da tutte le parti, bucando con il pugnale delle tasse il salvagente rappresentato da coloro che ancora riescono a stare a galla. No, meglio naufragare e forse potrà nascere qualcosa di meno inquinato.

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18 Comments

  1. giorgio masocco says:

    Caro Gianluca, bravo.

    Nessuno spiega a nessuno che se in ogni nucleo familiare vi è un’auto per ogni componente il nucleo, non si può obbligare la gente a comprare. Le rottamazioni hanno drogato il mercato, si sono attualizzate vendite che si scremavano negli anni.
    Quindi? Quindi :

    RIBADIRE CHE UNA FIAT, VALE DIECI VOLTE MENO DELLA BRIANZA ‘CHE CHIUDE’, e (sic!), ringraziando il cielo che mio padre non lavora alla Fiat, avere il coraggio, Monti, Berlusconi, Camusso, e perchè no, Maroni, di dire : cari lavoratori non si può produrre all’americana, (la produzione per la produzione e non per il bisogno), e non avendo idee di riconversione, non c’è più l’IRI, Tutti a casa. (Purtroppo). Ma questi chiari discorsi li fa la Camusso agli operai?, Operai, volete lavorare, ma chi vuole una Palio, una Stilo, una Duna. Penso in questo momento, anche una Golf GTI.
    Ciao Gianluca

  2. giuseppe says:

    I sindacalisti della FIOM, che si arrogano le competenze per discutere con il management della Fiat di piani industriali e di modelli da produrre e di chi è giusto licenziare e chi no.
    Cos’è, invidia per Marchionne?

  3. Arcadico says:

    La realtà è che in questo Paese si pensa solo a tamponare una barca che fa acqua da tutte le parti, bucando con il pugnale delle tasse il salvagente rappresentato da coloro che ancora riescono a stare a galla … ottima immagine retorica per descrivere lo status quo!!

    Condivido al 100%!

    Verbalizzo il tutto & lo Sottoscrivo al 101% !!!

  4. helpis says:

    Il Marchionne è riuscito a salvare una Chrysler, fallita, ma si impantana sulla Fiat? Evidentemente in amerika non ha trovato giudici ‘colonelli d’azienda’ (ormai fanno di tutto tranne usare la ragionevolezza quando occorre!!) che gli impongano reintegrazioni in fabbrica o come utilizzare i lavoratori, e guai se si tokkano gli iper-sindakalizzati che possono pirateggiare e sabotare quanto vogliono, tanto sono tutelati. Con giudici simili, anche il sogno amerikano sarebbe rimasto tale, ed invece, rimane sogno solo la fiat d’itaglia! Oggi la kamusso grida allo scandalo, l’itaglia sarebbe stata presa in giro? E quante volte l’ha fatto il sindakato koglio.nando nei decenni il lavoratore imponendo situazioni oggi palesemente impossibili da mantenere? Avanti kamusso, assumi tu i lavoratori fiat, pagali con le ingenti risorse dei sindakati, o rileva la Fiat ed insegna al Marchionne come si fa’!! A dire minki.ate, s’intende! Su questo il sindakato è imbattibile, come anche far chiudere le aziende!! Una cosa è darla a bere a milioni di lavoratori, altra cosa è tutelare gli interessi di milioni di azionisti che scommettono con Marchionne su alcune possibili rinascite; in Itaglia, la rinascita Fiat, come altre, sembrano praticamente impossibili; nel resto del mondo sembrano possibili; chiediamoci come mai!!

  5. Antonino Trunfioq says:

    Il cancro dello statalismo e interventismo assistenzialista è la causa della distruzione dell’industria automobilistica italiana, della chiusura di migliaia di azienda piccole e medie e non solo della Brianza. L’interventismo e l’assistenzialismo sono la peggiore droga del libero mercato, il cui unico risultato finale è portare alla povertà e al fallimento intere popolazioni e paesi. L’Italia ne è un fulgido esempio. Frequento gli imprenditori, e sapete cosa sento dire loro ancora oggi, dopo 4 anni di recessione e cassa integrazione ? Aspettiamo che la crisi finisca !!!

    • Lucafly says:

      Sig.Antonio di imprenditori ne esistono di svariati tipi professionali ( commercialisti e servizi vari ) e produttori di beni durevoli,i primi sono la seconda linea di parassiti dopo i politici i secondi sono sempre meno e a chi vive sperando come lei dice comunichi il detto chi vive sprando muore Cag……Saluti

      • Antonino Trunfio says:

        egregio Lucaafly, parlavo appunto di produttori di beni durevoli, e mi risparmio di ripetere il proverbio che lei mi suggerisce. Il proverbio si applica ai comuni mortali, un gran parte di coloro che si definisco imprenditori in Italia. è una categoria autoreferenziale, come tutte le altre caste di cui l’italia è stracolma : giornalisti, magistrati, sindacalisti, politici e portaborse. Se lei ne trova uno di imprenditore che non rassomiglia a quelli che frequento io, me lo presenti che scrivo un case study da manuale. Io lo sto cercando da 27 anni.

  6. Lucafly says:

    Nel lontano 1988 un amico mi invito a leggere un libro dal titolo ” TUTTO IN FAMIGLIA ” di Alan Friedman, dopo avelo letto mi sono convinto e o convinto con la lettura di questo libro molte persone a non acquistare mai più Fiat in vita nostra, la Fiat merita solo di fallire per il bene di tutti.
    Tutto quello che la Fiat tocca si trasforma in Merda.
    Io personalmente nel 2005 ho chiuso e messo per strada 27 dipendenti Brianzoli e non ma alla luce dei fatti credo che i Brianzoli si meritano questo e altro.
    Amen

    • Flit says:

      Il fatto è che Marchionne ha la Fiat, i leghisti hanno la grana e la rogna, gli indipendentisti sono alla canna del gas !

      Tutto il resto è cabaret !

  7. Unione Cisalpina says:

    KOMPLIMENTI a Marchi … finalmente una presa di koscienza ke non rikorre nè accetta falsi piagnistei e rivendikazioni italike e guarda al dramma ke le nostre industrie cisalpine devono patire a kausa del parassitismo italiko ke ci distrugge lentamente… prima o poi si muoveranno, si ribelleranno, anke gli imprenditori …

    la Camusso ed i sindakati in genere ke pretendono dettare agli imprenditori le kose ke debbono fare x sviluppare l’impresa rasenta l’assurdo … il malato ke dice al mediko ciò ke deve diagnostikare e kurare… lo studente ke dice al professore kosa insegnare…

    i sindakati, parassiti a pieno titolo ke non sanno fare il loro mestiere di tutela del lavoratore ma sono solo cenakolo di rankorosi politikamente avversi all’imprenditoria ke kontinuano a vedere kome “Padronale e Skiavista”,

    dicevo ke sono solo intermediari double face xkè da una parte sostengono il governo affinkè tassi il lavoro e dall’altra si prodigano xkè sussidi le industrie in diffikoltà ke sul merkato non potrebbero reggersi a kausa proprio dell’enorme tassazione ke debbono sopportare…

    va rikordato ke ogni balzello preteso dallo stato (sia esso a kariko dell’impresa ke del lavoratore dipendente) grava inesorabilmente sul kosto del prodotto finale ke, se troppo karo, non troverà sbokki kommerciali e kuindi dekreterà il suo fallimento…

    voler mantenere in vita un’impresa dekotta (raramente a kausa della kualità del prodotto -vedi sulcis_alcoa- e kuasi sempre invece xkè oppressa da gabelle e tributi insopportabili ke kuesto stato e governo koloniale impone x mantenere i parassiti italici e suoi komponenti burokrati in odioso soprannumero), è ciò ke i sindakati si sono ritagliati kome spazio di kompetenza ed onere ke, kome si disprende ed evidenzia, è un’azione degenere falsamente tutelante gli interessi dei lavoratori dipendenti…

    sindakati e tassatori sono figli della stessa mentalità parassitaria e VANNO ENTRAMBI RIKONDOTTI ALLA LORO FUNZIONE .

  8. matz says:

    Pienamente d’accordo.
    Io però farei anche qualche conto in più.
    Anzichè parlare solo di Brianza parliamo di Italia, visto che la FIAT ha stabilimenti in tutto il paese.
    Quante sono le aziende che negli ultimi 24 mesi hanno chiuso o sono in cassa integrazione ordinaria e straordinaria?
    Credo che tutte queste aziende messe insieme abbiano un numero di dipendenti ben superiori a quelli della FIAT ma nessuno (imprenditori e sindacati) “si è stracciato le vesti per loro” e siccome singolarmente “insignificanti e irrilevanti” ovviamente non fanno scandalo.
    Sono queste le aziende che creano (creavano) il vero reddito italiano ma occuparsi di tutti loro è “troppo faticoso ed impegnativo”……..
    Bisogna smettere di vedere la FIAT come l’azienda simbolo e quella “da salvare”: con i soldi spesi per loro probabilmente sarebbero potute “sopravvivere” e sviluppare svariate centinaia di migliaia di aziende con un indotto ed un REDDITO (e quindi soldi per lo stato, sic.) superiore a quello generato da FIAT.
    Il settore automotive è in profonda crisi in tutta europa, la crisi mondiale e l’esubero produttivo sono il vero problema per tutti e non solo per FIAT.
    Le previsioni di Marchionne, sul fato che rimarranno solo quattro gruppi/aziende a produrre auto, si stanno verificando purtroppo ad una velocità doppia o tripla rispetto alle sue dichiarazioni iniziali ed i governi europei sono attualmente impreparati ad affrontare questo tsunami le cui onde crescono in altezza giorno per giorno.

  9. yannik says:

    Il massimo rispetto per chiunque perde il lavoro. Ma la FIAT è qualcosa leggermente diversa visto che è (o era ) la piu grossa fabbrica italiana.

    yannik

  10. roberto says:

    ma come si fa a difendere melchionne e lapo? ma per favore i fatti parlano da soli per chi ha seguito un minimo la fiat. articolo assurdo e fuori dal tempo. non c’e’ altro da aggiungere.

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