Il caso Crimea risveglia la voglia di secessione dei Fiamminghi

di ALTRE FONTI

Il referendum svoltosi domenica scorsa in Crimea sembra ispirare i separatisti europei, in particolare i fiamminghi. A poche ore dall’esito della consultazione, il quotidiano belga De Morgen ha dedicato ampio spazio alle teorie di Remi Vermeiren, ex-presidente della banca KBC e leader del gruppo De Warande, presentate in un libro pubblicato la settimana scorsa dall’editore Peckelmans. Attivo dal 1986, De Warande è un think tank che riunisce imprenditori e personalità di spicco del mondo economico delle Fiandre, accomunati da simpatie separatiste, una mini-Confindustria in salsa fiamminga che si era già fatta notare nel 2005, con la diffusione di un discusso Manifesto per le Fiandre indipendenti in Europa.

Secondo i membri del gruppo, per far implodere il Belgio così come lo conosciamo e dare vita a tre stati indipendenti basterebbe il voto del parlamento delle Fiandre, oggi una delle tre regioni federali del paese. In questo senso, Vermeiren ricorda il precedente del Kosovo. I tre nuovi stati sorti dalle ceneri del Regno del Belgio – oltre alle Fiandre, la Vallonia prevalentemente francofona e l’area metropolitana di Bruxelles – entrerebbero automaticamente a far parte dell’Unione Europea, poiché discendenti diretti di uno dei membri fondatori. Un’affermazione che appare quantomeno ottimista se si pensa che il presidente della Commissione Europea, José Maria Barroso, si è recentemente espresso negativamente riguardo l’eventuale adesione di una Scozia secessionista in seguito al referendum previsto per il prossimo 18 settembre.

La proposta di De Warande prevede che ogni cittadino belga possa decidere per sé, determinando la propria nazionalità, mentre l’area metropolitana di Bruxelles, sede del Parlamento Europeo, diventerebbe una sorta di città-stato, il cui territorio sarebbe circondato da quello delle Fiandre. Rimane nel vago, invece, su quello che sarebbe il destino dei comuni a maggioranza francofona isolati in aree a prevalenza fiamminga.La partizione riguarderebbe, oltre al territorio, anche il debito pubblico, che corrisponde a 370 miliardi di euro, pari al 99% del PIL. La suddivisione del debito, già fonte di tensioni geo-politiche al momento della separazione dell’attuale Belgio dall’Olanda, avvenuta nel 1830, avverrebbe secondo criteri legati al valore relativo del prodotto interno lordo rispetto al totale, al numero di abitanti e a un parametro, meno trasparente, che prende in considerazione l’”origine del debito”. La Vallonia ne uscirebbe fortemente svantaggiata, appesantita da una zavorra che rappresenterebbe il 155% del suo PIL, e diverrebbe così uno degli stati più indebitati dell’Unione. Per rendere più morbida la transizione, De Warande propone l’elargizione di una compensazione economica, della quale il nuovo stato francofono potrebbe beneficiare per un massimo di 5 anni.

Se lo scenario evocato da Vermeiren sembra fantasioso, e se l’eventualità di una secessione appare oggi più improbabile di quanto non apparisse alcuni anni fa, e in particolare durante il lungo periodo d’incertezza successivo alle elezioni del 2010, la buona salute del separatismo fiammingo è innegabile, e potrebbe influenzare le due consultazioni elettorali – europee e politiche – previste per quest’anno. In particolare, i nazionalisti pro-Europa del Niew Vlaamse Alliantie (Nuova alleanza fiamminga), forti dei risultati ottenuti alle elezioni locali del 2012, puntano a un risultato importante nei collegi elettorali delle Fiandre.

di Giulia Marani – FONTE ORIGINALE: http://www.affaritaliani.it/

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2 Comments

  1. sandro says:

    e chi la detto che per risolvere i problemi bisogns sempre unire s volte la soluzione è dividere non ultimo la società multiculturale deve essere condivisa non imposta
    ci sono in sostanza 2 motivi per chiedere la secessione indipendenza autonomia, feralismo ecc. ecc. quì da noi nemmeno i costi standard sono andati a buon fine qualcuna sa perchè una siringa monouso in lombardia costa 0.80€ e in sicilia 4 € binutile dire che la siringa è la stessa
    allora i motivi che portano alle secessioni possone essere solo 2 o culturale o economimico bhe in Italia ci sono tutti e 2 e adesso?

  2. Moray says:

    La voglia di secessione di fiamminghi, catalani, ceceni, baschi, scozzesi, ecc non è mai venuta meno. Si tratta di battaglie liberali, non c’è alcuna relazione con il referendum con la pistola alla tempia per l’annessione alla Russia della Crimea.

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