Il caso Cap Anamur 2/ Quando la Caritas ancora si scandalizzava

profughi2Vive quotidianamente il problema della gestione degli immigrati, Don Vito Scialabra, come direttore della Caritas di Agrigento, e proprio per questo mostra tutto il suo disappunto e sdegno sulla vicenda dei 37 presunti sudanesi sbarcati in Italia.
«L’opinione pubblica ha puntato molto sull’aspetto umanitario riguardo questi 37 immigrati spacciati per sudanesi, mentre poi è risultato che non lo fossero. Ma il problema reale è soprattutto un altro: una nave che batte bandiera tedesca, in acque internazionali, ha preso questi signori, ha chiesto “ospitalità” a Malta, che però ha rifiutato».
Dopo il rifiuto di Malta cosa doveva accadere, secondo lei?
«La cosa più logica era quella che la nave dovesse portare il carico umano in Germania».
Invece non è andata così…
«È stata fatta una forzatura politica all’Italia. E ciò che più mi dispiace è che l’opinione pubblica non abbia messo in risalto l’aspetto più grave: quello della mancanza di rispetto nei confronti delle regole di convivenza».
C’è stata una gran cassa mediatica che ha toccato le corde dell’emotività per far breccia nell’opinione pubblica e in quella politica?
«Sì. Guardando la televisione mi sono indispettito ancora di più, perché vedevo che veniva colto solo l’aspetto marginale della faccenda, cioè il fatto che i profughi non potevano stare più sulla nave. Mentre il comandante del porto di Porto Empedocle, aveva detto chiaramente che la nave poteva benissimo, invece di fermarsi vicino alle coste italiane, proseguire per la Germania».
Insomma, hanno forzato?
«C’è stata una forzatura squisitamente politica».
A suo avviso perché?
«Non saprei, non è il mio mestiere. Ma di sicuro mischiare il rapporto umanitario con un gioco politico mi sembra poco dignitoso verso tutte quelle persone che veramente soffrono. Perché i veri problemi non sono soltanto quelli di questi 37. Ospitiamo da tempo 40 ex militari etiopi ed eritrei che hanno diritto d’asilo e che sono profughi di guerra. Come mai per loro non c’è lo stesso movimento d’opinione e nessuno fa niente? Noi viviamo quotidianamente certi drammi. Pensi che siamo costretti a ospitarli in cappella, perché non abbiamo luoghi adatti per farlo. Questi sono i veri problemi, quelli fra lo Stato italiano e quello tedesco sono questioni che dovevano essere risolte a livello diplomatico. Non doveva esserci una forzatura per farli sbarcare da noi. È
un precedente non corretto. Siamo una nazione con una certa dignità, oppure no? Comunque noi sacerdoti, non dobbiamo cadere nella trappola di dare un
giudizio su una cosa normalmente di pertinenza del diritto internazionale. Se comunque la Cap Anamur fa questo lavoro debbono esserci in parallelo anche accordi con gli Stati, questi stranieri non provengono da un altro pianeta…. Quindi se la nave si prefigge davvero il compito di raccogliere tanta
povera gente, devono pure capire che ci devono essere accordi precisi su queste iniziative».
Quindi non si possono ”pescare” uomini senza pensare al dopo?
«Certo, altrimenti raccolgono per poi scaricare a una nazione più debole. Perché tale si è dimostrata l’Italia. Sono indignato per questo aspetto, per come
l’opinione pubblica non abbia affrontato il problema nel verso giusto».
Si è fatto prevalere il cuore sulla ragione…
«Il cuore deve sempre prevalere ma con intelligenza. Non ci possiamo far calpestare in questa maniera. E posso permettermi di parlare con questo tono perché ogni giorno vivo l’emergenza immigrati. Ma se c’è una nave dignitosa, perché la Cap Anamur non era una carretta del mare, allora fate le cose corrette e non imponete certe scelte a una nazione. È stato uno schiaffo all’Italia. Se poi certi politici per poter rimanere sempre alla ribalta fanno tutta questa cagnara…».
Per ospitare i 37 avete dovuto mandare via altrettanti maghrebini, vero?
«Questo rientra nella procedura normale, perché dal momento in cui il campo può ricevere solo un dato numero di ospiti, per alcune persone è stata semplicemente accelerata la pratica di uscita, che era imminente. Ma sempre nel massimo rispetto delle regole. Devo poi dire che il campo di San Benedetto, sotto il controllo della Misericordia, viene gestito in maniera egregia. È chiaro che ha delle caratteristiche di reclusione perché la situazione di ciascuno immigrato va valutata. Ma non mi sognerei mai di definirli dei lager, come ho sentito invece dire in Tv. Personalmente faccio visita a queste strutture periodicamente, anche a sorpresa, come direttore di Caritas, per sincerarmi sulla situazione. Ho sempre trovato persone disponibili e laboriose».
Come giudica la Bossi-Fini?
«Si diceva che doveva esserci un controllo ancora maggiore sugli ingressi, ma in realtà, per una questione di normale geografia, è difficile fare un controllo così accurato. La realtà è che continuano ad arrivare extracomunitari con tutte le loro problematiche e tragedie e noi dobbiamo dire che non abbiamo le
strutture adatte. La questura si è sempre comportata in maniera egregia, cercando di sbloccare le domande, di avviare la procedura di urgenza venendo
incontro anche alle nostre esigenze strutturali. Ma quanto alla nave tedesca, un problema diplomatico, siamo usciti davvero dal seminato del nostro quotidiano».

(intervista di Alessia Quiriconi, da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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