Il carattere degli italiani (e dei padani) 6/ Perché Il recente assalto napoletano a Pontida è stato accolto pacificamente e perfino tranquillamente..

pontida oggi 2di SERGIO BIANCHINI – L’intreccio, il passaggio a volte quasi spastico, tra disincanto esistenziale e attivismo altruistico è tipico di molti Italiani che pur apparendo nelle statistiche uno tra i popoli più infelici del mondo si presenta anche come il popolo col minor tasso di omicidi e con i massimi livelli di volontariato sociale sia a livello locale che mondiale.  Non sapendo e non volendo diventare cattivi, di fronte alle difficoltà, alle delusioni ed alle disgrazie cerchiamo, alla fine, di diventare più buoni. Questa dicotomia  tipica  descrive molto bene la relazione speciale che lega italianità e cattolicità, stato e nazione italiana e chiesa cattolica romana dotata da sempre di un orizzonte mondiale.

Gli italiani, è sempre Leopardi che scrive, sono smaliziati e quindi non possono innamorarsi davvero più di niente, non hanno -né si trovano più in Italia veri fanatici di nessun genere-

Eppure periodicamente sembrano sorgere in italia infiammazioni amorose e impeti guerreschi.

Infatti abbiamo avuto, nei 200 anni che ci separano dal Leopardi, il risorgimento, le guerre  esterne e il fascismo con la guerra civile interna non ancora definitivamente archiviata. Ma in massima misura la violenza guerresca ci è venuta da fuori, e ad essa abbiamo aderito controvoglia sia nella prima che nella seconda guerra mondiale. Nel risorgimento gli spargimenti di sangue sono stati in fondo quantitativamente ridotti.

Anche il terrorismo degli anni ’70, generato dalle bombe, sempre misteriose per la nostra ineffabile giustizia, e dalla perdita conseguente di pietà ed umanità da parte di molti (divenuti così simili ai pochi che le bombe le hanno pensate e messe)è nato, credo, principalmente dalle tensioni internazionali. La sua fine è stata decretata però proprio dalla visione del cadavere di Moro(1978) che è stata per tutto il nostro paese lo schok più grande degli ultimi 50 anni assieme alle bombe di Piazza Fontana(1969).

Pure gli italiani leghisti del nord, perfino al culmine dello scontro col centralismo, e al termine per ora fallimentare dello stesso,  sono stati incapaci di diventare inesorabili, spietati, sanguinari. L’asprezza barbara e minacciosa del linguaggio Bossiano degli anni ’80 era in realtà teatrale, come oggi quella di Grillo: tutti ( quasi) sapevano e vedevano che la distruzione della vita umana altrui e propria ( perfino il vandalismo sulle cose) erano e sono, anche per i più accaniti nordisti, un limite invalicabile.

Dopo Bossi anche Salvini , superate alcune vicende tormentate, ha lasciato i toni preguerreschi della ruspa sui migranti ed ha sposato un abito ridente e conciliante seppure con discorsi netti(secondo me senza sbocchi)sul piano politico. Il recente assalto napoletano, furioso e disperato, a Pontida è stato accolto pacificamente e perfino tranquillamente.

L’eccezione più evidente e disgustosa per tutti, rispetto al buonismo “ultimo” della grandissima maggioranza degli italiani è rappresentata dalle organizzazioni mafiose che sono proprio “società strettissime” capaci di resistere e sottrarsi all’egemonia culturale sia religiosa che civile, ed usano la violenza sistematica e l’omicidio come strumenti ordinari di  relazione. Seppure a volte con  simbolismi stupefacentemente  religiosi come i testi e le immagini sacre rinvenuti nei covi di alcuni capi mafiosi arrestati.

Il carattere bipolare assieme al legame speciale ultramillenario con la chiesa cattolica ed il papato spiegano anche come mai gli italiani, nord compreso, pur opponendosi in massa all’importazione di africani da mantenere, abbiano un grandissimo e maggioritario sentimento di ammirazione per il Papa. Per il suo stile semplice e diretto, per la sua carica ed il continuo incitamento al bene , alla pace, alla prosperità ed alla giustizia nel mondo intero. Gli italiani, a grande maggioranza, sentono che questi incitamenti possono indebolire da un lato la resistenza ITALIANA  all’ africanizzazione arbitraria in atto ed alla repressione del crimine interno. D’altro canto percepiscono ed approvano la sintonia tra gli incitamenti universali del Papa  e la visione armoniosa del mondo a cui intimamente,  non soli ma forse più di altri, tendono.

Soltanto un prolungato stato di sofferenza e di tensione acutissima può far deragliare rovinosamnete la condotta paziente e mite che generalmente ci caratterizza.

C’è anche un altro fattore che determina, a mio parere, la grande fiducia ed il grande rispetto degli italiani per la chiesa cattolica. Negli ultimi 1500 anni la simbiosi tra italia e chiesa romana ed il  ruolo congiuntamente egemone in europa hanno consentito all’italia un costante livello di primo piano, sia  in europa che nel mondo intero riguardo alle condizioni di benessere economico e di progresso sociale. Dalla riforma di papa Gregorio Magno (papa 590) e San Benedetto(Regola 540) prende il via la costruzione  dell’europa cristiana la quale procede dal mediove all’età moderna con un’incessante progresso economico e culturale di cui l’Italia ed il papato sono per secoli i principali animatori e custodi. Non a caso il protestantesimo, sorto in europa dopo il 1500, quando la ricchezza dell’Italia e della chiesa cattolica erano giunte al massimo, ha toccato, sul piano religioso e dottrinale, solo marginalmente l’Italia.

Oggi tuttavia la crisi totale dello stato nazionale e la crisi economica insolubile stanno intaccando il nocciolo. Il nostro radicale altruismo egoistico (esemplare la Gabanelli che propone alle ONG di continuare si i prelievi di africani ma di portare i prelevati in Francia) , il nostro spietato ( verso i nostri compatrioti) buonismo, la nostra doppiezza, sta diventando spasmodica, avvicinandosi ad una vera e propria schizofrenia di massa  che rende impossibile costruire governi realistici del paese e dei suoi problemi.

Certamente l’attuale crisi del cattolicesimo con il calo delle vocazioni in italia(ma la crescita nel mondo) e la crisi dello stato e della nazione Italiana hanno qualcosa in comune.

Già 3 papi praticamente consecutivi, sono di origine straniera. Il baricentro del cattolicesimo si sposta ma il suo nido principale è ancora l’Italia con Roma capitale biforcuta, sia nazionale che mondiale. Ciò oggi sottrae risorse al paese caricando l’italia di oneri e non più di soluzioni.

L’Italia vede acuite tutte le tensioni territoriali essendo un aggregato di tre realtà molto differenti e con dinamiche asincrone che non sono equamente rappresentate e governate. Per cui la crisi dello stato e la mancanza di governo del sistema  sono, da decenni, e restano, drammatiche.

Concludo temporaneamente dicendo e dicendomi che programmi politici veri   e risolutivi non possono essere dettati da impeti e sdegni temporanei. Devono misurarsi con tutte le considerazioni precedenti.

Ed io credo che tra persone sincere e di buona volontà si possano trovare.

( 6 – fine)

 

 

 

 

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