Il carattere degli italiani (e dei padani) 5/ La fotografia di un popolo bipolare!

italia-crisidi SERGIO BIANCHINI – Dopo Leopardi e Gioberti veniamo a noi oggi. Il punto interrogativo che mi ha spinto ad esaminare a fondo gli scritti sul carattere degli italiani è stata l’evidente dicotomia nostra sulla questione dei migranti. Sappiamo, sia chi ci spera sia chi lo teme, che se si svolgesse un referendum sul contenimento dell’immigrazione, su un maggior rigore nelle espulsioni e sulla interruzione dell’esagerata e impropria accoglienza-prelievo di africani  oggi in atto, la vittoria dei favorevoli sarebbe strepitosa. Ma tutti vediamo anche che sono altissimi l’ammirazione, il rispetto, il sostegno a papa Francesco. Ebbene Papa Francesco è perennemente impegnato a chiedeci maggiore accoglienza, maggiore misericordia, maggiore generosità. Le sue parole suscitano in metà di ciascuno noi imbarazzo e spesso insofferenza e nell’altra metà rispetto.

Mi sono convinto che questa scissione generalizzata è identica alla tensione oggi esistente tra italianismo ed universalismo della chiesa cattolica romana. Che ormai da 40 anni ha papi stranieri e sembra tendere ad un papa africano. Ma la cui dimora fondamentale è sempre l’Italia.

La domanda allora è : Cosa è l’Italia per la chiesa cattolica e cosa è la chiesa cattolica per l’Italia?

Con questa domanda ben presente nella mente proseguo le mie analisi. Leopardi e Gioberti, due punti di vista così diversi sulla stessa materia e conclusioni teoriche  molto diverse. Ma due destini molto simili nella tristezza. E però anche due descrizioni entrambe vere nella loro unilateralità.

Segnalano due aspetti del carattere, della mentalità, della natura e del “destino” degli italiani.

La vita associativa italiana che Leopardi  vede carente è invece potentissima nell’ambiente cattolico dal prete di campagna ai vescovi.  La spina dorsale del cattolicesimo formata dai preti si collega con centinaia di associazioni affilate o vicine che riuniscono con diversa intensità uomini, donne , bambini, ed operano fortissimamente sulle consuetudini della vita quotidiana dell’italia  e dei singoli dalla nascita alla morte. La mancanza inoltre della vita familiare del prete determinata dal divieto di matrimonio rende ancora più potente la coesione e la dedizione del clero che ha così anche una grandissima libertà di impiego e quindi opera potentissimamente come cerniera tra vertici della chiesa e popolo.

Questo era vero in Italia duecento anni fa ed ancora più vero nello stato pontificio dove viveva il Leopardi.

Ma è vero ancora oggi. Una relazione particolarissima e intensissima in un mondo, oggi,  con relazioni sempre più deboli. Gli  elementi quantitativi sono in calo ma restano imponenti e spiegano molte cose che non discenderebbero automaticamente dal mondo delle idee pure; circa 35.000 sacerdoti diocesani  costituiscono la potentissima legione pretoria che presidia il territorio parrocchia per parrocchia, a cui si aggiungono 15.000 preti inseriti negli  ordini religiosi che raggiungono le 20.000 unità maschili e 80.000 femminili(suore).

Se pensiamo che i giornalisti professionisti con reale rapporto di lavoro continuativo sono circa 30.000 comprendiamo l’enorme influenza sull’opinione pubblica italiana ed il peso gigantesco dell’apparato capillare della chiesa cattolica. Ma non solo di influenza data si tratta, cioè in uscita; la relazione speciale viene anche subita dalla chiesa. Il cui “peso” non è dovuto a forzature artificiose ma ad una effettiva sintonia, seppure a volte tormentata, con il comune sentire italico per cui è meglio parlare di rilevanza e di imponente mitezza piuttosto che di peso.

Le osservazioni di Leopardi sulla carenza in Italia della “società stretta”  hanno forse qualcosa di autobiografico e valgono essenzialmente per l’arisocrazia agraria, cosa che lui stesso dichiara fuggevolmente descrivendo la socializzazione “stretta” come – un trattenimento alla vita di quelli, che senza ciò menerebbero il tempo affatto vuoto, e tali sono, rigorosamente parlando, tutti gli uomini, salvo gli agricoltori e quelli che ci procurano il vestito di prima necessità- Cioè esclusa la grande maggioranza della popolazione!

La dimenticanza del grande ruolo e peso della chiesa cattolica nelle relazioni sociali italiane a tutti i livelli stupisce ulteriormente visto che in tutte le famiglie ricche l’educazione dei giovani era affidata a precettori gesuiti o di formazione simile. Anche Giacomo ebbe due precettori ecclesiastici fino ai 14 anni, il gesuita don Giuseppe Torres fino al  1808 e l’abate don Sebastiano Sanchini fino al 1812.

Tuttavia nelle parole di  Leopardi è ben descritto un aspetto del carattere degli italiani di allora ed anche di oggi. Un carattere bipolare, forse più diffuso nell’ aristocrazia agraria con la sua vita ormai insopportabilmente oziosa, ma da questa irraggiato ovunque, che si è formato non in decenni e nemmeno in secoli ma in millenni. Questo intreccio, questa perenne tensione ed oscillazione tra lucidità, delusione, disincanto, cinismo da un lato e bonarietà o addirittura militanza altruistica dall’altro sono una caratteristica visibilissima ancora oggi delle vicende italiane e delle storie personali di moltissimi di noi. Di questa natura è, mi sembra, anche il grande “amore” per l’africa di politici battuti in Italia come Prodi e Veltroni.

(5 – continua)

  Il carattere degli italiani (e dei padani) che non promette niente di buono…

Il carattere degli italiani (e dei padani) 2/ Per Leopardi viviamo per la vanità…

Il carattere degli italiani (e dei padani) 3/ Un paese… divino secondo Gioberti!

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