Il carattere degli italiani (e dei padani) 2/ Per Leopardi viviamo per la vanità…

TERROREGIACOBINOdi SERGIO BIANCHINI – Negli altri paesi europei il “buon tuono” esiste perchè è generato dalla” stretta società” cioè dall’abitudine, specie nelle classi benestanti, di realizzare- “un commercio più intimo degli individui tra loro” cioè un forte associazionismo con strette e continue frequentazioni nella vita quotidiana-“Per mezzo di quella società più stretta, le città e le nazioni intiere, e in questi ultimi tempi massimamente, l’aggregato eziandio di più nazioni civili, divengono quasi una famiglia, riunita insieme per trovare nelle relazioni più strette e più frequenti che nascono da tale quasi domestica unione, una occupazione, un pascolo, un trattenimento alla vita di quelli, che senza ciò menerebbero il tempo affatto vuoto, e tali sono, rigorosamente parlando, tutti gli uomini, salvo gli agricoltori e quelli che ci procurano il vestito di prima necessità. Coll’uso scambievole gli uomini naturalmente e immancabilmente prendono stima gli uni degli altri: cioè non già buona opinione, anzi questa è tanto minore in ciascuno verso gli altri generalmente, quanto il detto uso e quindi la cognizione degli uomini è maggiore; ma la stretta società fa che ciascuno fa conto degli uomini e desidera di farsene stimare (questa è propriamente la stima che si concepisce di loro) e li considera per necessarii alla propria felicità, sì quanto ad altri rispetti, sì quanto a questa soddisfazione del suo amor proprio che ciascuno in particolare attende desidera e cerca da essi, da’ quali dipende, e non si può ricever d’altronde. Questo desiderio è quello che si chiama ambizione, vincolo e sostegno potentissimo della società che non d’altronde nasce che da essa società ridotta a forma stretta, poiché fuor di essa l’ambizione non ha luogo alcuno nell’uomo, e l’amor proprio naturale non prenderebbe mai questo aspetto, che pur sembra totalmente suo proprio ed essenziale e sommamente immediato.”

In mancanza di questa stretta socializzazione che, pur futile, è indispensabile, gli italiani vivono ciascuno a modo proprio, incuranti del giudizio altrui e di qualunque vera norma di condotta-gl’italiani non temono e non curano per conto alcuno di essere o parer diversi l’uno dall’altro, e ciascuno dal pubblico, in nessuna cosa e in nessun senso. Lascio stare che la nazione non avendo centro, non havvi veramente un pubblico italiano; lascio stare la mancanza di teatro nazionale, e quella della letteratura veramente nazionale moderna, la quale presso l’altre nazioni, massime in questi ultimi tempi è un grandissimo mezzo e fonte di conformità di opinioni, gusti, costumi, maniere, caratteri individuali, non solo dentro i limiti della nazione stessa, ma tra più nazioni eziandio rispettivamente. Queste seconde mancanze sono conseguenze necessarie di quella prima, cioè della mancanza di un centro, e di altre molte cagioni. Ma lasciando tutte queste e quelle, e restringendoci alla sola mancanza di società, questa opera naturalmente che in Italia non havvi una maniera, un tuono italiano determinato. Quindi non havvi assolutamente buon tuono, o egli è cosa così vaga, larga e indefinita che lascia quasi interamente in arbitrio di ciascuno il suo modo di procedere in ogni cosa.

E poi -la vita non ha in Italia non solo sostanza e verità alcuna, che questa non l’ha neppure altrove, ma né anche apparenza, per cui ella possa essere considerata come importante-.

di più –  Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta al solo presente-.

Ma proprio mentre illustra lo stato deprimente degli italiani Leopardi li onora grandissimamente sostenedo che sul piano mentale ed emotivo, distinto sottilmente da quello filosofico, sono i più vicini alla verità e cioè alla  coscienza della vanità di tutte le cose-“gl’italiani di mondo, privi come sono di società, sentono più o meno ciascuno, ma tutti generalmente parlando, più degli stranieri, la vanità reale delle cose umane e della vita, e ne sono pienamente, più efficacemente e più praticamente persuasi, benché per ragione la conoscano, in generale, molto meno. Ed ecco che gl’italiani sono dunque nella pratica, e in parte eziandio nell’intelletto, molto più filosofi di qualunque filosofo straniero, poiché essi sono tanto più addomesticati, e per dir così convivono e sono immedesimati con quella opinione e cognizione che è la somma di tutta la filosofia, cioè la cognizione della vanità d’ogni cosa-.

Proprio questa vicinanza alla verità ultima è grandemente dannosa per una nazione- Or da ciò nasce ai costumi il maggior danno che mai si possa pensare. Come la disperazione, così né più né meno il disprezzo e l’intimo sentimento della vanità della vita sono i maggiori nemici del bene operare, e autori del male e della immoralità. Nasce da quelle disposizioni la indifferenza profonda, radicata ed efficacissima verso se stessi e verso gli altri, che è la maggior peste de’ costumi, de’ caratteri, e della morale-.

Il contrasto tra la verità ultima e l’interesse collettivo prosegue inesorabile ed insolubile-Non si può negare; la disposizione più ragionevole e più naturale che possa contrarre un uomo disingannato e ben istruito della realtà delle cose e degli uomini, senza però esser disperato né inclinato alle risoluzioni feroci, ma quieto e pacifico nel suo disinganno e nella sua cognizione, come son la più parte degli uomini ridotti in queste due ultime condizioni; la disposizione, dico, la più ragionevole e quella d’un pieno e continuo cinismo d’animo, di pensiero, di carattere, di costumi, d’opinione, di parole e d’azioni. Conosciuta ben a fondo e continuamente sentendo la vanità e la miseria della vita e la mala natura degli uomini, non volendo o non sapendo o non avendo coraggio, o anche col coraggio, non avendo forza di disperarsene, e di venire agli estremi contro la necessità e contro se stesso, e contro gli altri che sarebbero sempre ugualmente incorreggibili; volendo o dovendo pur vivere e rassegnarsi e cedere alla natura delle cose; – continuare in una vita che si disprezza, convivere e conversar con uomini che si conoscono per tristi e da nulla – il più savio partito è quello di ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno, incominciando da se medesimo.

 

Per fortuna il dilemma, così come è descritto magistralmente, non è vero. In fondo il Leopardi scrivente è ancora giovanissimo. Gli sfugge un elemento macroscropico relativo proprio alle condizioni sociali degli italiani del suo tempo ma anche di oggi. Un elemento grandissimo e decisivo proprio per il clima e le dinamiche sociali italiane. Il ruolo ed il peso della chiesa cattolica romana che in Italia, col suo peso dottrinale, economico, organizzativo, numerico, crea, assorbe e modella ingentissime energie, risorse e relazioni al punto tale da determinare o condizionare, nel bene e nel male, tutta la società.

 

Leopardi non sembra comprendere che il tipo umano da lui descritto – un uomo disingannato e ben istruito della realtà delle cose e degli uomini, senza però esser disperato né inclinato alle risoluzioni feroci, ma quieto e pacifico nel suo disinganno e nella sua cognizione” è proprio il prodotto delle millenarie vicende tipiche della società cristiana italiana.

 

Questo elemento dimenticato o non visto da Leopardi è invece presentissimo nel suo contemporaneo Gioberti.

(2 – continua)

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3 Comments

  1. Castagno 12 says:

    OTTIMA ANALISI confermata dal fatto che, INEVITABILMENTE stiamo affondando.
    Il popolo italiano è il risultato di un frullato imposto, con tanta lungimiranza, da STRANIERI PREDONI.
    Quindi gli “italiani” costituiscono un agglomerato ETEROGENEO incapace di organizzare la benchè minima difesa.
    E’ completamente fuori strada chi prospetta la soluzione del FEDERALISMO: UN FALLIMENTO ANNUNCIATO, argomento perditempo da salotto.
    Comunque il Governo Mondiale gestisce l’italia e l’invasione.
    Gli italiani stanno a guardare e sostengono il Sistema del quale si lamentano.
    PERCHE’ MAI DOVREMMO SALVARCI ?
    :

  2. lombardi-cerri says:

    L’unico neo è costituito dal fatto di considerare gli italiani un popolo. Ci sono tali differenze tra gli usi, i caratteri e, in molti casi perfino le fisionomie tra Regione e Regione da impedire una qualunque analisi di una miscela trattata come un tutto unico ed omogeneo.
    E guardate che non intendo parlare di superiorità o di inferiorità, ma di DIFFERENZA.

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