Il Cantone Ticino, il Meridione degli Svizzeri

di BRUNO DETASSISticino

L’altro giorno sul periodico ticinese “Il Caffè”, campeggiava in apertura un articolo dal titolo  “Il Ticino ha problemi? Se li risolva da solo”, a firma di Omar Ravani e Massimo Schira.

E iniziano così: “Benvenuti al Sud. Benvenuti nel “Sonderfall” svizzero. Il “caso particolare” della Confederazione. Uno dei cantoni, il Ticino, che negli ultimi anni manifesta una più spiccata tendenza a rivolgersi a Berna per la soluzione dei suoi problemi. Si rivendicano più attenzione e più soldi, più autonomia decisionale e più risarcimenti, più sensibilità federale e più concessioni. E si chiede persino uno statuto speciale”.

Cose normali, forse, ma la stampa elvetica mette sul chi va là: continuare a dire che non si è capiti e che si dimenticati, sortisce alla lunga l’effetto contrario.

Rivendicazioni, richieste, politici e cittadini che bussano alla porta che vengono letti con sufficienza e con velata tolleranza, come se qualcuno tirasse per la giacca Berna.

“Ben tre iniziative cantonali del Ticino sono sul tavolo della commissione dell’Economia e dei tributi del Senato, la cui discussione, prevista dapprima in quest’ultima sessione, è stata rinviata all’estate. Lamentele costanti e richieste continue che in questi mesi di campagna elettorale sono salite ancora di tono, quasi a confermare quel male genetico che sembra affliggere ogni Sud: il rivendicazionismo ossessivo verso il potere centrale”, si legge sul Caffè.

“Il Ticino ha dei problemi che ne fanno un caso unico, ma dovrebbe trovare le soluzioni al suo interno – dice il verde vodese Christian Van Singer -. Spesso coloro che lanciano strali contro Berna, sono quelli che i problemi li creano. E penso ai partiti che formano l’attuale governo cantonale”. Qui a Palazzo le martellanti campagne mediatiche sulla Berna sorda alle ragioni del Ticino arrivano smorzate, filtrate dalla lingua e dalla distanza.

Ohi ohi, sembra di leggere la cronaca italiana…

Tra i deputati c’è poi chi ricorda il ruolo delle Camere, rimettendo la chiesa al centro del villaggio. “Nel parlamento federale si fa la politica nazionale, non quella cantonale – ricorda il democristiano vallesano Yannick Buttet -. Portare a Palazzo le rivendicazioni dei cantoni è giusto, ma il contesto federale non va perso di vista e a volte qualche collega ticinese eccede. Anche in Vallese il problema è simile, perché spesso ci sentiamo altrettanto lontani da Berna quanto il Ticino. E per lontani intendo forse non sufficientemente influenti o poco ascoltati dai rappresentanti di cantoni centrali come Zurigo o Berna”.

E, ancora…. Per il liberale radicale friborghese Jacques Bourgeois, “Anche se ci sono le Alpi a separare il Ticino dal resto della Svizzera è importante che dal potere centrale ci siano sostegno e sensibilità. Le rivendicazioni che il cantone porta a Berna sono solitamente giustificate e quindi meritano una riflessione da parte dei politici nazionali. Ma è altrettanto importante lavorare per il bene di tutto il Paese, perché solo uno Stato sano può davvero aiutare i cantoni che hanno più bisogno”. Poco diversa la posizione di altri parlamentari. “Tutti i cantoni hanno il diritto di far sentire la propria voce a Berna – ribadisce Yvonne Feri, socialista del Canton Argovia -. Certo che quella del Ticino si sente spesso. Anche se comprendiamo alcuni bisogni particolari, legati a problemi di occupazione ed economici”.

Insomma, un po’ di insofferenza c’è… 
“Il Ticino come cantone di frontiera ha la sue particolarità, ma non trovo che si lamenti a sproposito – commenta il verde lucernese Louis Schelbert -. È un andazzo generale lamentarsi e quando lo fa il Ticino, lo fa anche a ragion veduta”. Gli fa eco l’udc vodese André Bugnon, che tende un po’ a smontare la tradizionale tesi del “Sonderfall”. “Ogni cantone in Svizzera è un caso speciale, sebbene il Ticino, essendo il solo completamente al sud delle Alpi, abbia delle peculiarità da difendere – dice -. È vero che anche il fatto di essere una minoranza linguistica rafforza il sentimento di essere un unicum. Ma il Ticino non è discriminato a Berna, anzi. Come tutti i cantoni deve essere pronto a difendere i propri interessi, però senza urlare”.

“Come la mia, il Ticino è una regione di confine e ha quindi dei problemi che la rendono un caso particolare, alla stessa stregua di altre regioni di frontiera. La delegazione ticinese a Berna fa un ottimo lavoro e ammiro la sua preparazione. A volte deve alzare un po’ i toni, ma fa parte del gioco. I piccoli devono poter far sentire le loro rivendicazioni quando è necessario”, dice Maria Bernasconi, parlamentare ps di Ginevra.

 

Già, essere zona di frontiera, di cerniera, linguisticamente lontana dal centro politico federale, un altro paese insomma. Il loro Sud, confinante con l’Italia, con un altro Nord che, visto da Berna, è il mediterraneo che confina con le Alpi.

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