Il calo record dei prestiti dalle banche causa un’ecatombe di piccole imprese

di REDAZIONE

Il calo record dei prestiti da parte delle banche è la causa principale per cui in Italia si registra una ecatombe di piccole aziende. Lo afferma Comitas, associazione delle microimprese italiane, commentando i dati diffusi ieri dall’Abi, secondo cui la riduzione del credito sarebbe la più pesante degli ultimi 14 anni. «Per le piccole imprese la riduzione del credito è ancora più elevata e sfiora quota -10% rispetto al 2012 – prosegue Comitas – In una fase di crisi economica acuta come quella che sta vivendo il nostro paese, non concedere prestiti equivale a condannare a morte il mondo della microimprenditoria. Non a caso nei soli primi 9 mesi dell’anno, più di 9mila attività hanno chiuso i battenti nel nostro paese, con un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2012, e oltre 50.000 piccole aziende versano in condizione di paralisi». Le banche devono tornare a fare il proprio mestiere, che non è investire i soldi in titoli di Stato redditizi e poco rischiosi, ma concedere prestiti a chi ne ha bisogno e a tassi ragionevoli, perchè il credito rappresenta la benzina che permette alle imprese di andare avanti, di produrre e di creare occupazione, conclude Comitas.

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2 Comments

  1. berghemadler says:

    Ma non è magari il contrario ?
    che le imprese non chiedono prestiti, sapendo di essere impossibilitati a restituirli ?
    Non ho motivo di difendere le banche, ma per non confondere il dito con la luna, il mestiere delle banche è di prestare il denaro. Se non lo fanno, forse è perchè non ci sono le condizioni oggettive.
    Cioè le imprese oggi non possono offrire garanzie di redditività (presupposto per la solvibilità)
    Come un salumiere : se non vende il prosciutto, probabilmente èperchè il mercato non lo vuole mangiare, o lo vuole pagare meno del costo di acquisto.
    Il calo di vendite delle auto, è forse per una scelta “strategica” delle case automobilistiche ?
    E’ COME PER LA DISOCCUPAZIONE : hai voglia di fare provvedimenti per “facilitare le assunzioni”. Fin quando le aziende non guadagnano (o perdono) non assumeranno MAI.
    E’ talmente semplice, che dimostra la malafede di chi ci governa.

  2. Castagno12 says:

    Si legge nell’articolo: “Le banche devono tornare a fare il proprio mestiere che non è investire i soldi in titoli di Stato … “.

    Appello giusto che però rimarrà inascoltato.
    Le Banche sono inserite nel Sistema quindi ne rispettano le direttive.

    Mesi fa ho ripetutamente ricordato una voce del Progetto Mondialista: drastica riduzione delle PMI (piccole e medie Imprese) ed aumento delle fusioni, degli accorpamenti per realizzare le Multinazionali
    Stesso discorso vale per le Banche (troppo grandi per NON essere salvate, ovviamente con i soldi dei contribuenti) e per il commercio, meno negozi e più centri commerciali.

    La strategia (si fa per dire) mondialista non gradisce le iniziative private, le imprese libere che sarebbero da tenere costantemente sotto controllo e potrebbero creare ostacoli non graditi.

    In tutti i settori, le grandi dimensioni, consentono la riduzione del numero delle dirigenze che sono sotto il controllo e le direttive di Lorsignori.

    Tutto ciò rientra nel quadro del Nuovo Comunismo mascherato sotto la denominazione Mondialismo.
    E Silvio (mondialista DOC) ha costruito i suoi successi elettorali (e nulla più) sulla inesistente contrapposizione fra i due: invece, Mondialismo e Comunismo sono la stessa cosa (informarsi prego).

    Resta incomprensibile l’ostinazione della LIFE e dintorni:
    pretendono, nell’attuale contesto, di cambiare l’italia e di modificare l’Ue trasformandola in Europa dei popoli, in Europa federale.

    Ora la nostra situazione è talmente grave e compromessa per cui, anche una ipotetica divisione dell’italia costituirebbe un punto interrogativo.

    L’enorme quantità di stranieri presenti nel Nord renderebbe difficile la gestione del territorio e la ripresa economica (costi per l’assistenza sanitaria, per la Giustizia, per i clandestini e via così).
    Inoltre, in molte città del Nord intere zone e quartieri sono già nelle mani degli stranieri (regolarizzati e non).

    Per mettere in crisi il Sistema, bisognerebbe ridurre drasticamente gli aiuti finanziari, ma non ricorrendo allo sciopero fiscale per evidenti motivi: dubbia partecipazione e penali infinite.

    Ma ciò che si potrebbe fare, nel rispetto della Legge, agli italiani non interessa.

    E si ritorna al solito punto: per cambiare, per ripartire, manca la materia prima, IL POPOLO che non riesce ad organizzarsi in maniera credibile, decente, fissando obiettivi validi e realizzabili.

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