Il cafone e il villano (anonimi) trovano casa nei “social network”

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Andando a curiosare nelle classifiche per nazione appare che la posizione dell’Italia nei vari settori dell’industria, dell’amministrazione pubblica e della cultura, non solo occupa posti di scarso rilievo, ma tende a scendere sempre di più verso il basso. Vediamo, in particolare, che in una parte non trascurabile della cultura e precisamente nella capacità di comunicare con gli altri si evidenzia un segnale di estremo allarme. Frequentando vari blog di internet ci si accorge infatti di alcune cose, che hanno pesato, e pesano, in maniera rilevante (e negativa ) alla cultura ed al cosiddetto vivere civile:

1- Il livello di conoscenza della lingua franca italiana

Il livello di conoscenza delle lingue e dell’italiano in particolare ha raggiunto limiti terrificanti. Certamente le scuole ital-meridionali hanno fatto la loro parte,con professori diventati tali per meriti familiar-politici, allievi promessi per “doti” di territorio, giornalisti assunti e mantenuti per caratteristiche politico-territoriali. E così pure nella televisione (nella quale, sempre di più la scelta degli interlocutori è orientata dalla geografia, con i guai di cui sopra). Facendo un confronto con il passato si scopre che un pastore padano di trenta anni fa si esprimeva mille volte meglio di tanti studenti di oggi, soprattutto come struttura logica e come costruzione di un discorso, e perfino nella conoscenza della grammatica e della sintassi. E questo appare, con ogni evidenza, dalla lettura di un diario (“La cattastrofe” e altri scritti di Duilio Faustinelli), pubblicato postumo, che consiglio caldamente di leggere date le meravigliose e spesso poetiche considerazioni contenute. Per carità, niente di letterario, ma chiarezza di espressione e , soprattutto, di intendimento. Non parliamo poi del massacro della lingua fatto con l’uso improprio ed inutile di vocaboli stranieri e di un inglese pronunciato in ogni  modo possibile, ma lontano dalla comprensibilità. Altrove l’anglo-napoletano ha fatto una triste scuola!

2- La mancanza nel cercare di capire le argomentazioni altrui

In un dibattito, scritto o orale, emerge sempre di più il vizio di ascoltare o leggere l’argomento chiave per sommi capi, infischiandosene dei dettagli nonché degli interventi altrui e fiondandosi all’interno del dibattito con quattro frasi sgangherate, spesso prive di ogni logica. Tanto per consolarsi con un “ho detto la mia e quindi esisto!”. Il filo conduttore di base è quello di non dare mai ragione agli altri. Probabilmente secondo i dettami del più puro marxismo.

3- La carenza di logica

Questa è una lacuna e forse anche la più grave. La logica è una scienza che non può essere inventata e strutturata secondo le necessità del momento. Le premesse, quindi, non possono che essere certe e reali e se ipotetiche bisogna che siano chiaramente espresse come tali e trarne le conclusioni solo possibili e non come se fossero reali. Non è corretto (anche se ormai è malcostume quotidiano) dare per assodato che gli uomini abbiano quattro piedi ed impostare un discorso volto a delineare  lo sviluppo della produzione calzaturiera.

4- La maleducazione

Con una consuetudine ormai dilagante la parola c…o infiorisce tutti i discorsi. Non sono un puritano, per cui riconosco che l’esclamazione forte quando ci vuole ci vuole, ma oggi questa parola ha preso spesso, quasi totalmente,  il posto del vocabolario. E poi gli insulti. Se non si è del parere di chi si vuol controbattere gli si spara addosso una serie di insulti che vanno dal dubbio della paternità alla facilità dei costumi materni.

5 -La  “prosecuzione in peggio”

A completamento del quadro di cui sopra ci sono i tentativi di rendere ancora più attraente il sito mediante immagini o raccapriccianti o porno. Questo per educare i giovani a comportamenti non dico bestiali, perché offenderei le bestie. Riportiamo dal Corriere del Ticino, del 25 ottobre scorso, a firma Carlo Silini: “In ogni caso sarebbe ridicolo innalzare Facebook a roccaforte del giornalismo di denuncia per chi non ha voce. Non solo perché il sito di Zuckerberg, a differenza di Twitter, non è il canale preferito per questo genere di comunicazioni, ma perché Facebook è tutta un’altra cosa: un’immensa stanza dove saluto, dico come sto, cosa penso, e soprattutto cosa «mi piace». È un sito che per sua natura crea consenso, non dissenso, rivoluzione, denuncia. Per questo le regole del gioco sono, o erano, particolarmente educate. Persino un po’ moraliste e pruriginose, se vogliamo, ma funzionali ad un geniale programma di intrattenimento collettivo pacifico. Le recenti aperture alle visioni dell’orrore con la scusa del dovere di denunciare i mali del mondo sono un’ipocrita scappatoia per non perdere utenti”.

Che cosa hanno portato quindi (almeno sinora) i social network? Solo lo scatenarsi dei più bassi istinti, con la quasi garanzia dell’anonimato! Voi mi domanderete: ma allora non vi sono rimedi? Sì! Cominciamo ad eliminare, attraverso una opportuna censura, villanie e cafonaggini.

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9 Comments

  1. Sandi Stark says:

    Come si possono fare questi discorsi e scrivere: “nelle classifiche per nazione…”?

    Ancora si confonde Stato o Paese con Nazione?

    La Nazione è un insieme di:

    – persone accomunate dalla stessa lingua madre

    – persone accomunate dalla stessa storia, usi, costumi e tradizioni, talvolta dalla stessa religione

    – persone consapevoli dei vincoli precedenti.

    Le nazioni non hanno limiti territoriali e non hanno confini. Nello Stato italiano coesistono decine di Nazioni.

    Basta che un cittadino non corrisponda ad uno dei tre requisiti di “nazionalità” e nella fattispecie l’ulitmo relativo alla “consapevolezza” per non fare parte della Nazione in questione.

  2. Albert Nextein says:

    Al 95% questi siti sono letteralmente insulsi.
    Superficiali, vani, insignificanti, oziosi, diseducativi, ipocriti, conformisti.

    • CONFORMISTI
      è la parola magica per faccialibro,
      là più che esprimere il dissenso degli individui si aggrega il consenso dei pecoroni, del gregge informe.
      Tanti “mi piace” fanno gruppo protettivo, come succede sotto “mamma stato italiano”.

  3. el noddego says:

    La squola è il risultato della politica di sinistra. In particolare dell’estrema sinistra. Le migliaia di fannulloni scansafatiche ed ignoranti che dopo il ’68 presero il treno della speranza messo a disposizione dal PCI si ritrovarono “sitemati” in uno qualsiasi degli enti pubblici che erano già, o lo sarebbero stati di lì a poco, in mano ai rossi. La politica di Togliatti (grande stratega dal quale abbiamo da imparare alcune cose) andava prendendo corpo. Quei kompagni, tali più per convenienza che per convinzione (si ripeteva il fenomeno delle adesioni al partito come nell’immediato dopoguerra) affollarono massicciamente Comuni, Province, Scuola, Università ed In seguito anche le Regioni. Con quegli enti in suo potere la sinistra poteva di fatto governare senza avere la maggioranza in parlamento. Scopo di quell’invasione programmata e realizzata era di distruggere tutto quanto era stato creato prima. Furono istituiti gli esami di gruppo persino in alcune università e fu adottato in diversi istituti il “6” politico. Per la scuola iniziò il declino che perdura. A ciò si aggiungano le migliaia di insegnanti provenienti dal Sud, notoriamente meno fortunato, con livelli di preparazione da sottosviluppo ma in possesso di lettere di raccomandazione che nessun organizzatore di concorsi avrebbe osato ignorare. Ciò accadde senza che qualcuno facesse la voce grossa. Tanti mugugni, tante lamentele, nessuna rivolta, neanche di tipo pacifico. in più di quarant’anni non c’è stato nessuno che abbia tentato seriamente di porre rimedio allo sfacelo. E con ipocrisia ci chiediamo oggi come ciò possa essere accaduto.

  4. fabrizioc says:

    Mah, io la uso per diffondere l’indipendenza…come tutte le cose, è l’uso,non l’oggetto

    • lombardi-cerri says:

      Infatti non ho mai sostenuto che l’oggetto sia dannoso, bensì l’uso che ne fanno certe persone.
      Modalità che si stanno estendendo dappertutto.

    • è proprio l’oggetto invece che è dannoso soprattutto per gli utenti che stanno andando in braccio al grande fratello che a parole disdegnano ma coi fatti gli rendono la vita molto più semplice.
      pecore di faccialibro

  5. FRANCO says:

    Una potenzialmente utile innovazione trasformata in discarica modello itagliota

  6. faccialibro, la cloaca degli ignoranti ed intolleranti prospera dove le pecore si sentono più a loro agio, il GREGGE.

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