Il Caffè del Ticino: Con Salvini al Governo salta intesa dei frontalieri

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CLEMENTE MAZZETTA – La “Flat tax”, – la tassa  unica al 15% promessa dalla Lega di Matteo Salvini in Italia – se non rischia di rendere inutile il nuovo accordo fiscale italo-svizzero, certamente ne attutisce l’effetto. Ecco perchè.
Oggi un frontaliere, con moglie e due figli a carico, con un reddito di 66 mila franchi, circa 5 mila al mese, è tassato con un’imposta alla fonte di 792 franchi l’anno. Se fosse invece tassato in Italia, con le aliquote attualmente in vigore, pagherebbe  l’equivalente di circa 8 mila franchi l’anno.
Con la “Flat tax” – ovviamente qualora la Lega di Salvini riuscisse a concretizzarla –  in Italia pagherebbe un’imposta equivalente a 3’500 franchi circa. Molto meno quindi degli 8 mila previsti con la tassazione attuale in Italia.
Grazie al vecchio trattato fiscale, della metà degli anni Settanta, i frontalieri sono attualmente esenti dalla dichiarazione fiscale in Italia sui redditi percepiti in Svizzera. Cioè non pagano alcuna imposta. Con il nuovo accordo siglato fra Italia e Svizzera nel 2015 ma non ancora entrato in vigore, si parificherà il frontaliere al contribuente italiano. La sua retribuzione sarà sottoposta quindi alle aliquote del 23%, 27%, 38%, 41% e 43%.
Attualmente infatti su un reddito imponibile di 15 mila euro un contribuente italiano paga un’imposta di 3’450 euro. Su 28 mila euro, l’imposta sale a 6’960 euro. A 55 mila euro arriva a 17’220. A 75 mila sale a 25’420 euro. Oltre, l’imposta è del 43%.  Quindi una tassazione particolarmente elevata, tanto che l’accordo italo-svizzero si prevede venga attuato a tappe, nell’arco di un periodo medio-lungo. Si pensa a 10 anni. In questo modo si ammorbidirà  l’impatto sulle tasche dei frontalieri.
La Flat tax, una volta introdotta evidentemente attenuerebbe ulteriormente quest’effetto, ma non del tutto. Sarebbero agevolati soprattutto i redditi più elevati. Ecco un esempio.
Oggi in Ticino ad essere tassato con un’aliquota del 15 per cento (come quella appunto prevista dalla Flat tax), è un frontaliere con moglie e due figli a carico, con un reddito di 195 mila franchi annui. Oppure un single con uno stipendio di 100 mila franchi. In Italia questi redditi verrebbe tassati con il massimo delle aliquote, cioè oltre il 40 per cento.
Con la Flat tax – visto che   con il nuovo accordo la percentuale di imposte pagata in Svizzera verrebbe dedotta dalla tassazione italiana – i lavoratori con redditi alti sarebbero ovviamente quelli più avvantaggiati.
Per quanto concerne invece i redditi medio-bassi, al di sotto dei 30 mila franchi annnui (ovvero i salari dei settori non coperti da contratti collettivi), la Flat tax, così come la tassazione attuale in Italia, non avrà effetto, visto che con le varie deduzioni si ricade nella fascia esentasse.
A che servirebbe dunque questa Flat tax per i frontalieri? Ad avvicinare la tassazione a quella del Ticino, generosa per i redditi del ceto medio e medio basso. Ma non solo. La Flat tax una volta introdotta ridurrebbe l’effetto deterrente che il Ticino spera di ottenere con il nuovo accordo. Detto altrimenti: la minore attrattività del Ticino per i frontalieri.  In aggiunta, indipendentemente dalla Flat tax, difficilmente il Cantone incasserà i 15 milioni di imposte in più rispetto ad oggi, visto che l’accordo prevede di ripristinare il moltiplicatore comunale medio per i frontalieri (oggi al 100%, percentuale che dà un gettito di 20 milioni, di cui 7 riversati ai comuni di frontiera).
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