IL BIPOLARISMO PER BLOCCARE L’INDIPENDENZA DEL NORD

IMG-20180810-WA0030di ROBERTO PISANI –  Italia: un paese di democristiani. Sembra passato un secolo dalla caduta della Prima Repubblica, vista la velocità con cui cambia la politica. Prima di tangentopoli l’Italia era governata da un pentapartito composto da DC, PSI, PSDI, PRI E PLI. Sigle pressochè sconosciute ai giovani rampolli politici, ma conosciutissime a chi ha qualche anno di battaglie in più sulle spalle e qualche capello in meno. Eppure questi partiti hanno fatto il bello e il cattivo tempo, politicamente ed amministrativamente parlando, con l’intento di fermare l’avanzata di quello che era, allora, il partito del popolo, dei lavoratori, ossia il PCI, che rappresentava il rischio di interferenze sovietiche nello stato che ospita il Vaticano. Non si poteva fare.

Poi scoppia lo scandalo tangentopoli dove rimangono invischiati praticamente tutti i partiti, Lega compresa.

E allora bisogna correre ai ripari, salvaguardare gli interessi, rifarsi una verginità, cercare degli agnelli da sacrificare. Si deve dare una parvenza di cambiamento. Si cambia qualche faccia, qualche nome.

E ci si inventa il bipolarismo. Ma come? In una nazione dai mille partitini? E i democristiani che costituivano, stando ai voti, la maggioranza degli elettori? Che fine sono destinati a fare, in uno stato dove, nei paesi, i parroci contano più dei sindaci?

Il bipolarismo? Destra contro sinistra? Suona come una bestemmia in chiesa in uno stato centrista e cattolico come l’Italia. E allora si fa una variante tutta italiana: il centrodestra contro il centrosinistra. E allora i democristiani? Semplice: un po’ di qua e un po’ di la, così chiunque vinca loro ci sono sempre. Ed è molto più facile il salto della quaglia tra uno schieramento e l’altro.

E cosa comporta questa nuova condizione politica? Che i piccoli partiti o si schierano da una o dall’altra oppure sono destinati a sparire, aiutati in questo da una legge elettorale maggioritaria o falsa proporzionale con l’aggiunta della spada di Damocle della soglia di sbarramento. Tutto questo per dare governabilità, ci dicono. Peccato che la storia ha dimostrato l’esatto contrario: i governi della cosiddetta seconda repubblica sono durati meno di quelli della prima.

E sotto questa mannaia rimangono partiti storici che hanno fatto battaglie sociali importantissime quali i Verdi e i Radicali, per esempio, esclusi dal Parlamento o cannibalizzati dal loro schieramento. E la Lega? Sceglie il centrodestra, venendo meno al proprio credo che era: né di destra né di sinistra, ma sindacato del Nord. Ci prova in qualche modo Bossi a rimanere neutrale ma in un paese di democristiani non è poi così facile.
A conclusione di questa mia analisi, che è fatta da un osservatore della politica e non certo da un sociologo, si può dire che tutto questo ha portato non solo a centralizzare ancor di più il potere come è sempre stato nel credo democristiano, ma ha bloccato il percorso indipendentista del nord che cominciava a muovere i primi passi partendo proprio, guarda caso, da quel nord-est culla democristiana, i cui abitanti si sono per primi sentiti traditi dal loro partito e, per contrappeso, si sono ribellati a quel centralismo che il nuovo corso politico post tangentopoli ha accentuato in modo esponenziale.
In questa mia conclusione ho volutamente commesso un errore: ho scritto “ha bloccato”.
Beh non l’ha bloccato ma solo rallentato.

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5 Comments

  1. RAFFAELE says:

    Quanto scritto non puo’ essere altro che condiviso! Per chi ha combattuto quella battaglia storica del 1996 per chi ha conosciuto Bossi per chi ha creduto nella liberta’ Padana la frustrazione della svolta berlusconiana del 2000 e soprattutto il tradimento inqualificabile di Salvini e’ assoluta! Se a roma esiste un ufficio deputato a infinocchiare i Padani, di sicuro Salvini e’ al soldo di quell’ufficio che paga con una moneta politica chiamata potere. Non ci sono alternative occorre DA SUBITO un nuovo e forte sindacato del nord pronto a combattere politicamente e culturalmente per difendere gli interessi Padani che non dimentichiamolo mai sono contrapposti a quelli italiani.

  2. Marco Green says:

    Per poco Bossi nel ’96 ci andò vicino a sconfiggere il bipolarismo.
    Se in quelle elezioni politiche la Lega fosse riuscita a rivoltare contro a roma il tentativo di imporre il bipolarismo, aggiungendo a quell’enorme successo elettorale (frutto anche del sistema elettorale per 3/4 maggioritario) il fatto di essere l’ago della bilancia, mentre successivamente in Padania si lanciava l’indipendentismo, la storia sarebbe forse andata diversamente.
    Certo, la realtà del ’96 per la Lega fu di una vittoria notevole ma non decisiva, mentre la proposta di secessione apparì incredibilmente improvvisata e presto abbandonata.
    L’unico risultato concreto, a distanza di anni, dell’operazione Padania, fu la rinascita del nazionalismo italiano che, forte dello stato e dei media di regime, si è imposto facilmente su una realtà padano-alpina lasciata colpevolmente (da Bossi) senza il sostegno culturale necessario a tentare, almeno, di mantenere più vivo nei padani il loro sentimento nazionale.
    Così, per reazione al padanismo anche anche gli eredi dei comunisti sono diventati nazionalisti, con bandiera tricolore e mano sul petto quando si canta l’inno…e l’unica “consolazione” per i leghisti lepenisti del giorno d’oggi, ormai irrimediabilmenteservi di roma, è prendere in mano loro quel tricolore per tentare di sbatterlo sotto il naso all’Europa.

  3. giancarlo says:

    Concordo con l’articolo ed aggiungo che se questo governo…….bi-polare ( Nord-Sud) è stato messo in grado di nascere solo per salvare i soliti noti, allora dico che questa volta, l’ennesima volta, che la fenice rinasce dalle sue macerie non riuscirà nell’intento.
    Ricordo che a roma esiste un dipartimento apposito per studiare come infinocchiare gli italiani.
    Un gruppo di persone che studia solo come non far cadere questo stato e come improntare campagne informative e “non” atte a sovvertire chiunque non sia allineato al regime attualmente in corso…come sempre d’altronde.
    Non illudetevi M5S-LEGA e tutti gli altri partiti, questa volta è l’ultima volta che avete la chance per salvare il paese, caso contrario si aprirà il vaso di pandora e con il disfacimento economico finanziario dell’italia arriveranno inevitabilmente le possibilità concrete per le indipendenze.
    WSM

  4. caterina says:

    …sì, rallentato, perché credo che sia sempre più evidente che l’unica via per salvarsi sia riprenderci i nostri territori, ciascuno lavorare per la propria regione che poi sono le tante patrie distrutte dalla insipienza umana di chi pensava di appropriarsene e le ha incanalate invece verso il degrado attuale nonostante la modernità dei mezzi a disposizione che non risolve i problemi se viene meno la responsabilità e il senso di appartenenza e l’amore per la propria terra… dobbiamo disfarci dell’impalcatura che ci hanno costruito addosso a furia di guerre, di leggi, di elezioni, di commissioni, di commissari, di tribunali…e riprenderci in mano i nostri territori per gestirceli con responsabilità e senza deleghe perché ci appartengono…

  5. mumble says:

    Aggiungo che dallo statalismo quasi-sovietico della prima repubblica si è passati al super liberismo delle privatizzazioni a debito, roba da far svenire anche il più ardito fan dei Chicago boys, per tornare al sovranismo da operetta in cui i paesi super indebitati vorrebbere far stampare ad altri le monete per fare altro debito, …. Insomma tutto ciò ricorda l’ammuina borbonica, che Tomasi di Lampedusa fotografò col famoso Tutto cambi affinché nulla cambi….
    E allora si scopre che il motore immobile aristotelico che da sempre è il cuore pulsante dello stato italiano è uno solo: lo sfruttamento della Padania da parte degli altri popoli dello stivale.
    Il resto è solo cortina fumogena e distrazione di massa.

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