Il baratto Rai tra Renzi e Berlusca, solido alleato a destra e a sinistra

di GIOVANNI POLLIrenzi berlusconi

“È fuori dal mondo chi pensa che la politica debba intervenire su argomenti come i tralicci Rai. La politica deve fare le regole, regolamentare il mercato, ma lasciare ai privati la produzione”. Con questi toni, pochissimi giorni fa, in merito alla privatizzazione di Ray Way, la società che gestisce torri ed impianti di trasmissione della Tv pubblica, si esprimeva Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, piddino già fedelissimo di Enrico Letta. RaiWay era stata da poco oggetto di una Opas – offera pubblica di acquisto e scambio  – da parte di EI Towers, l’analoga società di proprietà Mediaset. Che – nei desiderata della società del Biscione – avrebbe interessato addirittura il 66,67 per cento di Rai Way.

Il gestore unico

Il tentativo, al netto della norma che dovrebbe al contrario imporre alla parte pubblica il mantenimento del 51 per cento delle azioni sulla società, era più che chiaro: configurare una sorta di “gestore unico”, in mano privata e soprattutto di Berlusconi, di tutto l’hardware presente e futuro necessario alle comunicazioni in Italia. Anche futuro, perché gestire torri e postazioni strategiche in tutto il territorio, le dorsali della comunicazione, significa avere in mano anche gli strumenti indispensabili per operare nel mercato della telefonia cellulare delle nuove generazioni. E quindi il futuro stesso del Paese.

 

L’Antitrust chiede lumi

Dopo l’inevitabile bailamme politico seguito alla notizia, con un dibattito condotto quasi esclusivamente sul piano ideologico vero o finto che fosse cui è seguito qualche giorno di silenzio, ecco ora l’annuncio dell’Antitrust che vorrebbe vederci chiaro. Una nota della stessa Antitrust spiega infatti che che l’Authority “ha indirizzato alla società EI Towers una richiesta di informazioni, ritenendo che quelle fornite in sede di comunicazione preventiva della concentrazione, consistente nell’acquisto del controllo della società Rai Way, fossero “gravemente incomplete” e non idonee a consentire una compiuta valutazione dell’operazione. Le parti – ha concluso l’Antitrust – hanno un termine di cinque giorni per fornire le informazioni richieste”.

Verso un monopolio

In effetti sarebbe apparso immediatamente quantomeno “lesiva del principio della libera concorrenza”, per utilizzare una locuzione propria di chi si professa davvero liberale, la creazione di un monopolio di fatto nell’ambito delle infrastrutture delle comunicazioni, anche pubbliche, nelle mani di un gestore unico, ovvero il Cav.

Il patto commerciale del Nazareno

Ma in questo teatro dell’assurdo dell’Italia del Nazareno è pure capitato che il sottosegretario Boccia, nella stessa intervista peraltro rilasciata al Giornale della famiglia Berlusconi, spiegasse che “la tv pubblica deve fare questo: proporre il modello culturale di un Paese. Quello che fa la Bbc. Ma tutto il resto deve essere privato. Per questo ci sta che un’azienda privata si compri i tralicci Rai. Bravi i manager di Mediaset a fare l’offerta”. Una ineccepibile – qualcuno l’ha definita – riedizione del patto del Nazareno per via commerciale, con i gioielli tecnologici della Tv pubblica svenduti in prospettiva all’unico concorrente privato. E questo all’indomani dell’ennesimo annuncio-bomba di Renzi della volontà di riformare anche la stessa Rai, se necessario con decretazione d’urgenza, ipotizzando pure un vasto ridimensionamento delle produzioni.

Il baratto

Roba da fare impallidire anche Michele De Lucia, l’autore del celebre “Baratto”, il testo che svelò nero su bianco “le intese e gli scambi tra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli Anni 80”. Quello scambio tra del gennaio 1985 che diede il via libera al decreto-Berlusconi del governo Craxi, in cambio di Raitre al Pci. Passati trent’anni esatti, in venti dei quali è andata peraltro in scena quella che sempre più si conferma essere nientìaltro che  la messinscena della finta guerra tra Berlusconi e “i comunisti”, sembra che nulla sia cambiato.

Gli stessi poteri da 20 anni

Ma quello che sconcerta è che in un periodo in cui le parole “libera concorrenza”, “libero mercato”, “liberalizzazioni” sono un mantra ripetuto all’infinito ed in nome del quale si arriva a commettere anche nefandezze sociali mai viste prima, passa quasi sotto silenzio il tentativo di Berlusconi di diventare l’esatto opposto, cioè il monopolista degli impianti di comunicazione. Mangiandosi in un boccone quella preda per difendere la quale le cosiddette “sinistre” ora al potere hanno per ventì’anni minacciato barricate infuocate e lotte partigiane in montagna. Questo è, almeno, quel che appare. Per ciò che si muove sotto traccia delle veline e controveline inutile indagare oltre: questa è l’italia, il Paese in cui anche l’impossibile diventa legge se a volerlo sono i poteri “giusti”.

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One Comment

  1. Paolo says:

    Abbiamo 3 canali RAI che in linea di massima fanno le stesse cose. Il 3° canale dovrebbe dare esclusivamente notizie regionali al 90%. il 1° (ad esempio) solo notizie di carattere nazionale al 90% e il 2° solo quelle internazionali al 90%. Purtroppo nei palazzi é difficile capire queste nozioni così elementari.

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