Il 20% di imprese produce 80% del Pil. Il governo produce l’80% delle leggi per chi non fa Pil

Pil in caduta

di STEFANIA PIAZZO – Occorre fare un ripasso sul significato del progetto “Resto al Sud”. Agevolazioni a fondo perduto per under 46 che desiderano aprire una qualsiasi attività, cui si somma, si cumula il dritto al reddito di cittadinanza. Non si era mai vista una cuccagna così importante dai tempi della prima repubblica. Il problema è che l’Italia è in recessione e che la recessione non è tecnica. E’ sostanziale.

Paolo Bricco, membro del Cami (Center on Automotive and Mobility Innovation) dell’università Ca’ Foscari di Venezia, l’altro giorno sul Sole24Ore faceva due conti e ricordava che per gli imprenditori”il vento soffia freddo da tempo, nelle loro narici. In fondo, è andata così. La globalizzazione non va bene. La globalizzazione è piena di difetti. Vero. Ma la globalizzazione, impostasi a partire dai primi anni Novanta è il set economico e sociale in cui le aziende italiane – nella componente minoritaria del 20% a cui si deve l’80% dell’export italiano e l’80% del valore aggiunto industriale – hanno potuto negli ultimi venticinque anni prosperare. Prosperare e, alla fine, non affrontare nemmeno i loro limiti strutturali. Diciamocelo. Le piccole sono rimaste piccole. Poche sono cresciute. Le medie sono rimaste medie. Poche sono diventate grandi. Le grandi hanno in non pochi casi cambiato azionisti, con gli imprenditori italiani che hanno lestamente ceduto il controllo e hanno prontamente monetizzato”.

Cosa ne sarebbe stato del Nord del Paese se questo 20% delle imprese avesse avuto uno Stato efficiente, una tassazione proporzionata ai servizi, attorono a sè un Paese che non prospera sull’evasione fiscale, una burocrazia non invadente, e una politica con una buona reputazione in Europa?

Sarebbe decollate di più e con loro il Paese. Invece sono rimaste invischiate nel sistema che non cambia. Non c’è governo che sappia cambiare il passo.

La politica invece ha solo saputo dire No Euro e No Europa. L’esatto contrario di quanto doveva fare. “Quella moneta unica che ha permesso a imprese e a famiglie di indebitarsi, negli ultimi dieci anni, con tassi bassissimi. Non vi preoccupate: grazie alla specifica abilità di adoperare la leva del debito pubblico, grazie alla scelta di tutti gli ultimi governi di fare correre la spesa corrente e di quello attuale in particolare di spostare il denaro pubblico dalle imprese alle persone, tutto questo presto finirà: i tassi saliranno presto. E, mentre la domanda internazionale si contrae ogni giorno e la globalizzazione ogni giorno arretra, qualcuno inizierà a non trovare più con molta facilità, al Bazaar dell’economia internazionale, i nostri prodotti. La recessione tecnica non esiste. La recessione è recessione e basta”, chiude Bricco. E come dargli torto? La recessione è qui e vive dentro noi.

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2 Comments

  1. giancarlo says:

    Se è vero come è vero quello che scrive Stefania Piazzo, allora non si capisce come pensano coloro che siedono nelle istituzioni e nella burocrazia italiana che il paese possa ancora resistere a lungo.
    infatti siamo in recessione e lo saremo sempre se non cambierà modo di gestire questo paese.
    L’autonomia delle tre regioni del Nord è il primo ed unico passo utile per tentare….ripeto tentare di uscire da una crisi ormai diventata strutturale.
    E’ l’unica soluzione praticabile per rendere le tre regioni libere di autogestirsi al meglio come sanno fare e magari i risparmi sui costi della gestione pubblica usarli per abbattere le tasse .
    Sono le tasse che rendono questo paese ormai sulla via del DEFUALT finanziario.
    Ritengo che lo sappiano quelli citati sopra, ma forse il loro unico intento è quello di tirare più in là possibile anche se questo modo di fare politica e gestire lo stato ci porterà al DEFAULT definitivo.
    Allora non ci sarà più alcuna italia unita, né possibilità per alcuno di poterla tenere ancora unita.
    Adesso sappiamo tutti qual è la soluzione e qual è la fine che ci aspetta se non la pratichiamo.
    Per L’Europa è la stessa cosa, solo con il federalismo si risolvono i problemi creati dagli stati nazionali centralisti. WSM

  2. Riccardo Pozzi says:

    Aggiungiamo che Lombardia Veneto ed Emilia con il 27% della popolazione producono il 50% del PIL e il 100% dei residui fiscali attivi. Ma nessuno sembra farci caso tranne il governatore De Luca.

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