I vescovi non tifavano Mattarella. Nel nome del padre, del figlio e…

di BRUNO DETASSISmattarella

Leggiamo sul sito di notizie controcorrente di Pietro La Porta, “Oltrelanotizia”, un passaggio non di poco conto alla vigilia dell’elezione del capo dello Stato. Eccolo. “Nell’imminenza dell’ultima votazione è stata invece sorprendente la dichiarazione del segretario generale della CEI, amico personale di Bergoglio, monsignor Nunzio Galantino: «Il fatto di aver appartenuto ad associazioni cattoliche non è una garanzia di per sé, spero che i criteri della scelta siano altri», un palese invito ai franchi tiratori che per fortuna non hanno sentito”.

Caspita, bel colpo. Abile lettore delle geometrie della geopolitica italiana, La Porta conclude così il suo servizio non prima però di aver fatto fare ai lettori un ampio ripasso sulle provenienze di Mattarella e sul ruolo del Pci in Sicilia. Interessante, e anche parecchio. (http://www.pierolaporta.it/sergio-mattarella-attento-alle-triangolazioni/)

“Sergio Mattarella – è convinto La Porta – è il presidente migliore possibile in questo momento”. Come mai?

Da Camilleri alla Gran Bretagna

“Andrea Camilleri accusò di mafiosità il padre di Mattarella, Bernardo. Accuse arbitrarie ed esagerate, specialmente nel caso di una famiglia che, nel bene e nel male, appartiene alla storia migliore della Sicilia. Bernardo era eminente nel notabilato borghese siciliano, esplicitamente e fortemente impegnato contro il separatismo, al quale invece aderì la vecchia mafia e la nobiltà siciliana. Quest’ultima nel separatismo vide l’occasione per saldare due conti: con la Repubblica e col PCI, mettendosi sotto l’ala di chi reputavano vincitore della guerra mondiale, la Gran Bretagna, alle cui mene nel Risorgimento dovevano il loro potere”.

Separatisti e azionisti

Aggiunge La Porta: “Separatisti e azionisti concordarono un piano comune per l’occupazione degli uffici di Palermo, immediatamente prima dell’ingresso in città degli Alleati. Agenti azionisti, inquadrati nell’OSS e controllati dagli inglesi, furono inviati dal settentrione in Sicilia per favorire il disegno. Prima da solo, poi col favore degli Stati Uniti, che non vedevano di buon occhio l’influenza inglese crescente, Enrico La Loggia [nonno dell’omonimo senatore Pdl] si schierò contro i separatisti di Finocchiaro Aprile e nel 1943 lanciò una “dichiarazione antiseparatista”, sottoscritta tra i primi anche da Bernardo Mattarella e con lui da altri illustri siciliani. A latere di questa iniziativa vi fu il lavorio per rompere il fronte mafioso. In quella temperie, la contiguità fra Bernardo Mattarella e Salvatore Orlando Cascio forse lasciò qualche ombra. D’altro canto i due furono sullo stesso fronte per il governo “milazzista”, insieme ad altri illustri; tanto per ricordarne alcuni: Emanuele Macaluso, dirigente del PCI e vicinissimo a Giorgio Napolitano, i cugini Ignazio e Antonino Salvo, Paolino Bontate (padre di Stefano, boss di Villagrazia, poi ucciso dai Corleonesi), Giuseppe La Loggia (padre del senatore del Pdl, Enrico) e Francesco Pignatone, il cui figlio, Giuseppe, diventerà capo della Procura di Roma. Come sempre, ma soprattutto in Sicilia, è arduo separare grano e gramigna; il nome Mattarella è inappropriato collocarlo solo per questo nella gramigna”.

 

I nemici di Mattarella chiamano in causa Dalla Chiesa

Secondo La Porta, l’intervista di Giorgio Bocca al  generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu fuorviante e non aderente agli effettivi retroscena della guerra di mafia in Sicilia. Sul figlio di Bernardo Mattarella, Piersanti,  ucciso dalla mafia, Dalla Chiesa diceva che… “il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia”. Poi però aggiunge: “Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico”. Ma La Porta sostiene che sia Dalla Chiesa che Bocca fossero contraddetti dalla storia, per la provata estraneità di Bernardo alle trame mafiose “certificata da almeno due sentenze”. “Secondo, perché né Dalla Chiesa né Bocca e tanto meno il povero Piersanti Mattarella, e con lui l’eroico Pio La Torre, potevano immaginare quale terribile tritacarne si preparava nella triangolazione CIA–Corleonesi, USA-PCI, Corleonesi-PCI siciliano”.

Insomma, la famiglia Mattarella sarebbe finita tra vasi di coccio. Quanto poi alla vicenda della guerra contro la Serbia e il ruolo di Mattarella allora, è difficile smentire i fatti e l’interventismo. Ma, secondo La Porta, peggio forse ha fatto Berlusconi rispetto al “tradimento maramaldo  a danno dell’«amico Gheddafi», senza neppure la capacità politica elementare di comprendere che quel tradimento disgustoso segnò la fine politica del tradito ma, prima ancora, quella del maramaldo traditore. Questa elezione di Mattarella d’altronde lo dimostra. Berlusconi è finito e, per di più, è finito nel ridicolo”.

Su questo non c’è dubbio. Ciò che vorremmo ora capire è perché il Vaticano, per bocca della Cei, avrebbe voluto un presidente anche non cattolico, fuori dalla tradizione di quella triangolazione in cui finì vittima il fratello del presidente. Ci sfugge qualcosa.

 

 

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