I VENETI DIVENTERANNO COME I CIMBRI

di ENZO TRENTIN – I Cimbri erano una tribù germanica o celtica che assieme ai Teutoni ed agli Ambroni invasero il territorio della repubblica romana alla fine del II secolo a.C. Anticamente, il popolo cimbro si estendeva su un’area assai estesa, dall’Altopiano d’Asiago a est fino alla Folgaria e a Terragnolo a ovest, occupando tutte le testate delle valli dei fiumi vicentini Astico, Leogra, Agno, Chiampo.

I Veneti, a volte indicati anche come Venetici, antichi Veneti o Paleoveneti da cui discedono gli odierni abitanti del Veneto e non solo, furono una popolazione indoeuropea che si stanziò nell’Italia nord-orientale dopo la metà del II millennio a.C. e sviluppò una propria originale civiltà nel corso del millennio successivo.luserna

Al giorno d’oggi, il cimbro è parlato a Luserna, in provincia di Trento, dalla maggioranza della popolazione e cioè da circa 220 persone su 276 abitanti; a Giazza, nell’alta Val d’Illasi in provincia di Verona, da alcune decine di abitanti; a Mezzaselva di Roana, sull’Altopiano d’Asiago, in provincia di Vicenza, da una manciata di persone. A costoro, però, bisogna aggiungere i molti emigrati, che usano ancora questa lingua nella propria famiglia: a Trento, per esempio, i Lusernati ivi residenti che parlano in cimbro sono più numerosi che non nel paese d’origine. Sono molti i Cimbri veronesi che risiedono oggi a Verona e in altri centri del Veronese, a Latina (dove emigrarono al tempo della bonifica delle Paludi Pontine, e cioè tra il 1930 e il 1932), a Varese.

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Nella Regione Veneto, malgrado l’italianizzazione forzata, la lingua veneta è tuttora l’idioma famigliare più usato. Il talian (o veneto brasiliano) è una varietà della lingua veneta parlata da circa 500.000 persone come prima lingua e complessivamente da quattro milioni di persone negli Stati brasiliani di Rio Grande do Sul e Santa Catarina, oltre che nei comuni di Santa Teresa e Venda Nova do Imigrante nell’Espírito Santo.

Tralasciando le figure storiche del Veneto, poiché l’elenco sarebbe troppo lungo e si rischierebbe di scordarne alcune, rileviamo che i cimbri hanno avuto il loro personaggio d’eccellenza nella persona di  Eduard Reut-Nicolussi. Cresciuto a Luserna, villaggio dell’altopiano dell’Alta Valsugana al tempo sotto dominio asburgico, studiò presso l’Imperial Regio Ginnasio di Trento e poi ad Innsbruck dove diventò giurista. Durante la Grande Guerra si arruolò nei Kaiserjäger (“Cacciatori imperiali trentini”), di cui divenne presto ufficiale, e durante un combattimento venne ferito. Ricevette una medaglia d’oro al Valore, distinguendosi per la sua assoluta dedizione alla causa militare e per la resistenza tenace opposta sul Col di Lana (BL). Dopo la fine della prima guerra mondiale (1918) il territorio del Tirolo Meridionale fu annesso al Regno d’Italia e la situazione divenne difficile per gli abitanti di madrelingua tedesca. Nicolussi divenne uno dei leader politici più popolari della provincia, portando avanti le istanze di unità delle popolazioni germanofone.

A Luserna, da tempo, hanno allestito il «Sentiero Cimbro dell’Immaginario». Tra pascoli e i boschi di abeti, si possono godere vedute panoramiche su Luserna, e i personaggi dell’immaginario cimbro. Il Bellissimo ed emozionante percorso tematico, tra i più belli del Trentino, è un piacevole viaggio alla scoperta dei racconti e delle leggende cimbre. Sculture nel legno e pannelli illustrativi dislocati lungo il percorso raccontano i personaggi che popolano la tradizione locale tra angoli di natura, boschi, pascoli e panorami sulla Val d’Astico. Ne proponiamo qui alcune immagini per documentare le analogie con il vissuto di molte genti venete.luserna3

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Storie parallele quelle dei cimbri e dei veneti. Con l’unità d’Italia è arrivata solo la miseria, la guerra, la fame, la necessità di emigrare. E nell’odierno 2017 occorre andarsene anche per dare alloggio agli immigrati che lo lo Stato italiano va, per “solidarietà”, a raccattare sulle coste della Libia. Un esempio? Nel Comune di Veniano (Como) sfrattano una famiglia autoctona di poveri per dare la casa ai profughi. [http://www.lindipendenzanuova.com/veniano-como-sfrattano-famiglia-per-dare-la-casa-ai-profughi-il-sindaco-si-ribella-a-ordine-prefetto/] Il sindaco si ribella all’ordine del prefetto. Staremo a vedere come andrà a finire!

 

Ci sono, però, alcune sostanziali differenze: i cimbri sono sempre stati poche decine di migliaia, i veneti circa 5 milioni, e alcuni calcolano in 15 milioni quelli sparsi per il mondo. In democrazia i veneti dovrebbero accampare qualche sostanziale vantaggio, ma questo non è ottenibile a causa dello statalismo imperante e per la mancanza di personaggi politici di levatura. I veneti che attualmente si occupano di politica assomigliano più a dei cacciatori di rendite politiche o consumatori di tasse che non ai “rappresentanti” degli interessi del loro popolo.

 

A conferma della loro leggera confusione mentale ce n’è uno che poco tempo fa ci ha ricordato un memorabile convegno intitolato “Veneto: un popolo sovrano verso l’Europa”, tenutosi  a Padova il 5 febbraio 1999.  L’organizzazione fu ad opera di un “partito falena” allora in Consiglio Regionale del Veneto; in realtà era formato da tutti fuoriusciti dalla Lega Nord. Lo definiamo “partito falena” per semplicità di linguaggio in quanto non ha un’organizzazione strutturata come i partiti politici tradizionali; non si conosce né il numero degli iscritti, né la sua precisa diffusione geografica, tanto meno l’effettiva influenza politica; non si conosce nemmeno la sua capacità di elaborazione di soluzioni istituzionali, o di filosofica-politica. Si conosce solo il nome del personaggio politico (che vive tuttora di rendite politiche) che è “proprietario” del brand («marchio»; nel linguaggio della pubblicità e del marketing aziendale) che gli consente in caso di elezioni di presentarsi con gli apparentamenti più convenienti, anche perché da solo, e in verità, ultimamente anche in compagnia, ha sempre raccolto percentuali di voto da prefisso telefonico.

 

Ebbene il sedicente autonomista, federalista ed oggi indipendentista, sopra accennato, con un esercizio prettamente narcisistico ci ha ricordato vanagloriosamente d’essere stato, come relatore, a fianco di Gianfranco Miglio che tra l’altro in occasione di quel convegno disse: «Ho visto che voi avete rievocato in un pamphlet, che mi è stato mandato, il referendum del 1866. I referendum che hanno confermato lo Stato italiano sono tutti referendum fasulli, referendum che non hanno sondato le opinioni vere del popolo italiano, e che quindi non valgono niente. Invocare il referendum del 1866 per dire: “I Veneti si sono vincolati allo Stato italiano”, è una balla; dobbiamo respingere questa idea. Quello che conta è puntare su quello che unisce, sulle poche cose da collocare in una Costituzione speciale per il Veneto.»

 

Nella sua smemoratezza (o dissociazione?), questo politico continua a battere il contado per tenere conferenza sul referendum truffa del 1866. Ma dove maggiore è l’evidenza della sua (e dei suoi sodali) inadeguatezza a far propria la lezione di Gianfranco Miglio, è in questo ulteriore passaggio del professore comasco al convegno padovano del 5 febbraio 1999: «[…] Veneti, vi esorto a darvi una costituzione, a presentarla in Parlamento per l’applicazione della procedura dell’articolo 138, poi vedremo se avranno il coraggio di respingere la vostra proposta. In questo caso avremo il diritto a mezzi più persuasivi, cioè più coerenti con la sovranità “pre-costituzionale” dei veneti, che a questo punto sono anch’io pronto ad accogliere e difendere. […] Prima una costituzione da cui scavare l’avvenire di noi Veneti, scusate se io ragiono da lombardo-veneto […] lombardi e dei veneti, che sono buoni soltanto a fare soldi, ma a non creare le istituzioni giuridiche.» [http://www.lindipendenzanuova.com/la-preghiera-di-miglio-veneti-fate-in-fretta/#sthash.kfnkrwQ7.dpuf ].

 

Orbene, a distanza di decenni questo dichiarato autonomista, federalista ed indipendentista, unitamente ai suoi colleghi che ancor oggi siedono sparuti nel parlamentino regionale veneto, non hanno prodotto nulla di credibile, tantomeno hanno pensato di far propri i suggerimenti del professore comasco per l’elaborazione di una bozza costituzionale.

 

Gli pseudo indipendentisti veneti che siedono nell’istituzione regionale – il presidente Luca Zaia compreso – danno ad intendere che il referendum consultivo per l’autonomia, che è stato indetto per il 22 ottobre 2017, è un passo verso l’indipendenza. Ignorano volutamente (?) che 5 anni fa il lettore Luigi Cifra in calce ad un articolo [https://www.miglioverde.eu/esiste-giustizia-al-di-fuori-del-potere/] aveva proposto il seguente – e più efficace – quesito referendario:

 

«volete che la vostra regione chieda allo stato italiano

una modifica della costituzione per poter proporre

un referendum sull’indipendenza della regione

che voi attestate con il sì di volere»

 

In questo modo, formalmente, gli elettori indicherebbero alla Regione Veneto di chiedere allo Stato una modifica di legge. E la vittoria avrebbe comunque valore di “censire” quanti chiedono l’indipendenza avente valore anche per la comunità internazionale.

 

Ma i lombardo-veneti hanno sempre avuto una rappresentanza politica autonomista, federalista e indipendentista inadeguata, e se continueranno così sono destinati ad essere ridotti come i cimbri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Quando si straparla del POPOLO VENETO, si supera ogni fantasia lecita ed illecita.
    TALIBANI: fate schifo..!

    Un momento e scusate: fate bene a far cosi’.
    Il POPOLO VENETO DORME E VOI NE APPROFITTATE..!
    Cosi’ il girotondo continua…

  2. caterina says:

    continuo a meravigliarmi che cotanto Autore sia informatissimo su tutte gli autori le leggende e le particolarità venete e sui vari personaggi che fanno parlare di sé, e ignori quanto tuttavia a pagamento il 20 dicembre 2015 è stato pubblicato su tutte le testate venete a proposito dei Veneti che, oltre il 64 per cento, si sono espressi circa la propria indipendenza, con diffida per tutti coloro che fino ad allora denigravano tale referendum al massimo definito sondaggio, e dando notizia, con spazi ovviamente pagati perché messaggio non gradito, della doppia certificazione del referendum tenutosi nella primavera del 2014, che ha dato luogo da subito alla dichiarazione di indipendenza, pronunciata pubblicamente a Treviso, e stampata poi poi nel giornale edito da Plebiscito.eu L’Indipendente, e comunque che si può leggere con tranquillità come tutto il prosieguo dell’attività nel sito http://www.plebiscito.eu….
    Purtroppo siamo in Italia, logora stantia venduta e comprata da chi può permettersi di usare a piacimento dei media per portare avanti i propri interessi di poltrona e di bottega, continuando a ignorare, anzi, a gabbare tutti gli italiani, profittando del fatto che il popolo non ha, e forse non ha mai avuto strumenti per agire e recuperare dignità di cittadini e libertà…
    La Svizzera è vicina… rimane comunque un modello per tutti, da imitare….

  3. Paolo says:

    Non hanno avuto nemmeno il buon senso di copiare la costituzione tedesca, austriaca o svizzera. hanno fatto un sistema centralizzato molto forte, le assunzioni pubbliche tutte a base di concorsi, così si spostano decine di migliaia di persone alla volta da un capo all’ altro del paese, in altri paesi le assunzioni vengono fatte tutte tramite l’ ufficio collocamento. Si stanno perdendo al nord tutte le identità che avevano affinità con i paesi oltre alpe. E l’ attuale immigrazione interna da altri continenti farà il resto!

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