I tributi del Sud? Solo il 15% delle entrate. Come al Nord! Fonte: Svimez

italia veracedi BENEDETTA BAIOCCHI – Lo Svimez  si è reso protagonista di un interessante seminario sul Sud, che è la sua missione istituzionale, e il titolo V della Costituzione. Roba che scotta…..

Ci ha particolarmente colpiti un passaggio del seminario, dove si parla della capacità di versare le tasse. Nord e Sud, scopriamo, sono uguali. Davvero non l’avremmo mai detto.

Nella premessa sul proprio sito, prima di riportare gli interventi dei relatori, si legge:

“Il disegno di legge del Governo sulla riforma del Titolo V è una buona occasione per rafforzare i poteri di riequilibrio dello Stato nelle aree più arretrate senza abolire il federalismo. In questo senso, in una prospettiva meridionalista, occorre agire su due fronti: nel settore del welfare, determinando i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) validi su tutto il territorio nazionale, e nelle politiche perequative, riconoscendo priorità al Mezzogiorno nell’utilizzo del Fondo omonimo”. È quanto ha sostenuto il Consigliere SVIMEZ Manin Carabba, Direttore della Rivista Giuridica del Mezzogiorno, nel Seminario “Il Mezzogiorno in un quadro federale. Per una riforma del Titolo V” che si è svolto lunedì 7 aprile in sede a Roma.

Ecco. Allora, alla luce dei tagli del governo alla sanità piuttosto che agli enti locali, siamo andati a rileggere gli interventi più significativi.

Come ad esempio quello sulla AUTONOMIA FINANZIARIA DELLE REGIONI MERIDIONALI, a cura di Enrico Buglione.

Cosa vi si trova?

“Obiettivo principale della relazione è di tentare una valutazione, per così dire contabile, della misura in cui il principio costituzionale dell’autonomia finanziaria degli enti territoriali viene rispettato nei confronti delle regioni a statuto ordinario e, in particolare, di quelle del sud. A questo scopo si esaminano alcune caratteristiche dell’attuale sistema di finanziamento rispetto a tre contenuti dell’autonomia finanziaria che l’art. 119 della Costituzione e la riforma del modello di federalismo fiscale di cui alla l. 42/2009 tendono esplicitamente a valorizzare, al fine di promuovere l’accountability:

a) l’autosufficienza finanziaria, che rappresenta la capacità della regione di finanziare le proprie spese correnti con entrate prodotte nel territorio amministrato;

b) l’autonomia di entrata, che rappresenta i margini entro i quali la regione può modificare l’ammontare delle entrate proprie in modo che risulti adeguato a sostenere il livello qualitativo e quantitativo di intervento pubblico preferito dalla collettività amministrata;

c) l’autonomia di spesa, che indica i margini entro i quali la regione può decidere l’allocazione delle risorse finanziarie iscritte in bilancio tra le materie di sua competenza, in modo che risponda il più possibile alle preferenze della collettività amministrata.

Un risultato per certi aspetti interessante è che l’autonomia finanziaria è un fatto opinabile, molto dipendendo dal modo in cui, nell’analizzarla, si classificano le principali componenti delle entrate delle regioni. Emerge anche, tuttavia, che, adottando un approccio oggettivo e mantenendo una visione pragmatica della questione, almeno l’autosufficienza finanziaria è abbastanza tutelata: anche al sud, infatti, circa il 70% delle spese correnti risulta finanziato con entrate geografiche. Risulta inoltre confermato – e anche questo è un aspetto positivo – che le regioni del meridione, per effetto della perequazione, dispongono di un ammontare di entrate correnti per abitante praticamente identico a quello della media delle regioni ordinarie.

Sono invece modeste sia l’autonomia tributaria che l’autonomia di spesa: per la prima, il gettito dei tributi propri sul totale delle entrate correnti al sud è pari solo al 15%, rispetto ad una media, comunque bassa, del 28%; per la seconda, l’incidenza delle entrate libere sul totale delle entrate si colloca al 15%, sia nel meridione che nel complesso delle regioni ordinarie. La legge 42/2009 – la cui attuazione è ancora in itinere – introduce diverse innovazioni nel modello attuale di finanziamento ma esse, come si mette in evidenza nella seconda parte della relazione, non sembrano in grado di risolvere i problemi aperti”.

Con estrema chiarezza, il prof. Buglione si chiede: “Al Sud c’è un problema di maggiore evasione? Il fatto che nelle regioni meridionali l’autonomia tributaria sia costantemente inferiore alla media delle regioni ordinarie, a prescindere dal metodo di calcolo adottato, è indubbiamente da attribuire alla loro minore capacità fiscale. Tuttavia potrebbe esserci anche un problema di maggiore evasione. Indicazioni in proposito possono essere tratte dall’analisi della pressione tributaria, soprattutto se calcolata sia includendo tra i tributi propri l’Irap pubblica, sia escludendola”.

 

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2 Comments

  1. lucano says:

    Mi scusi la curiosità. … ma perché dai turchi? cosa c’entrano ora i turchi?

  2. renato says:

    Illudersi che la gente del sud, fatte le dovute eccezioni, sia disposta, nel profondo dell’animo, a prendere in considerazione l’autocritica è l’errore che viene commesso più frequentemente. Non c’è nulla da fare: dai normanni e dai longobardi non hanno imparato nulla. Molto invece dai turchi. Non ci deve essere una questione meridionale, perché i meridionali non la concepiscono o la rifiutano. Quindi smettiamola di porci e porre domande oziose.

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